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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

  Direttore: Gianfranco Colasante   

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
“Il più colto uomo di sport”




Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
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(le oltre 400 testate dimenticate)





Osservatorio / Ferragosto, nemico mio non ti conosco

Lunedì 15 Agosto 2022

 

barelli-roma22 


Si nota una grossa stonatura in questi giorni di mezzo agosto: mentre tutta l’Italia si compiace per gli esaltanti risultati dei nuotatori azzurri agli Europei, colpisce in senso negativo la totale assenza dei vertici del CONI. Una scelta opportuna?

Luciano Barra

Sto seguendo anche da Monaco di Baviera l’imbarazzante dominio del nuoto italiano ai Campionati Europei di Roma. E’ imbarazzante grazie alla nostra superiorità e grazie anche, va detto, alla mancanza di concorrenza. Ma si sa gli assenti hanno sempre torto. Su SportOlimpico.it abbiamo più volte avuto modo di esaltare il modello tecnico e organizzativo della Federazione Nuoto. Il terzetto BBB – Barelli, Bonifazi, Butini – sta dando lezioni a tutti. È un modello che parte dalla base e sfrutta le sue sinergie promozionali e tecniche per lanciare al vertice grandi campioni.

Ma questo non basta a spiegare i successi attuali che fanno seguito a quelli dei Mondiali. Essere stati in grado di decidere nello stesso momento la squadra per i Mondiali, quella per i Giochi del Mediterraneo e per i Campionati Europei è stata è una lezione di programmazione e di preveggenza per tutti. Non basta avere gli attuali campioni (troppo lungo citarli tutti), ma far sì che le seconde schiere trovino le motivazioni e l’esempio per emergere anche loro è una lezione per gli altri sport da apprendere ed imitare.

Quello che mi tocca è sapere che in questa lezione di programmazione è totalmente assente il CONI. La battuta alle piscine del Foro Italico è: “Qui del CONI non c’è nessuno”. E dire che il responsabile della Preparazione Olimpica – Carlo Mornati – vive a Roma e nessuno più di lui dovrebbe essere là. Lui ha solo una giustificazione: non è presente mai ad alcuna gara mondiale od europeo degli sport olimpici. Malagò è presente solo in certe occasioni, come quando fece un veloce “raid” al penultimo mondiale di nuoto di Budapest per premiare l’oro di Federica Pellegrini, un famoso sgarbo protocollare, auspice Julio Maglione allora presidente della FINA, ed anche lui acerrimo nemico di Barelli che gli voleva succedere.

Ma tutto ciò non è importante solo dal punto di vista sportivo. C’è ben altro. Nel male o nel bene, dipende dai punti di vista, qualcosa sta cambiando nella politica italiana e, come ormai si ripete da venti anni, il boccone “sport” è uno dei più appetibili. Sarebbe opportuno per chi è ai vertici dello sport italiano di essere attento, equidistante e dimenticare le rivalità personali a salvaguarda del futuro dello Sport Italiano. E questo, a quanto si dice, potrebbe passare anche per Barelli, piaccia o non piaccia.

Dopo cinquanta anni in cui lo Sport Italiano è vissuto di un modello ad unica punta – il CONI – grazie a Giulio Onesti e al self-financing, appena il meccanismo del Totocalcio è stato “volutamente” ferito ed abbattuto il CONI è stato oggetto di assalti da parte della politica. Ha iniziato il famoso WM – Visco, Veltroni, Melandri – il cui complotto fu smascherato da Gianni Bondini e stigmatizzato da uno che non era solo il direttore della Gazzetta, Candido Cannavò, ma un fiero custode dell’indipendenza dello Sport Italiano.

Il golpe fallì anche se a pagarlo fu l’allora presidente Mario Pescante, con una scusa tipica della sinistra di allora. Chi andò allo sportello ad incassare fu il mondo del calcio, grazie ad un campionato formato spezzatino e a contratti televisivi moltiplicati. Nell’immediato ci furono anche risultati sportivi favorevoli (vedi mondiali di calcio del 2006), ma alla distanza rimasero non solo i 5 miliardi e passa di deficit del nostro sport nazionale, ma una mancanza di identità societaria e la scomparsa in campo internazionale.

Poi c’è stato l’attacco del Movimento 5 Stelle diretto al CONI ed al suo presidente. Qui ha prevalso il famoso motto di Onesti: “chi tocca il CONI muore”. Cosa ci aspetta ora non si sa. Una cosa è certa: i tempi sono cambiati. La posizione del CONI non può essere più quella di 25 anni fa. Allora c’era un self finanziamento ed era logico il modello ad una sola punta. Ora non è più possibile e la tendenza è quella esistente in tutti gli altri paesi europei. Due punte: quella pubblica e quella sportiva, con la necessità di una intelligente cooperazione e rispetto dei ruoli e con la garanzia che la politica non voglia solo occupare poltrone, ma piuttosto occupare gli spazi “sociali” che le competono.

Per questo motivo – e non solo – non capisco l’assenza di Malagò agli Europei di Nuoto (che tra l’altro si svolgono a due passi dalla sua scrivania). Lui ha il dovere di guardare oltre le personali relazioni, visto che ha la responsabilità del futuro dello Sport Italiano.

Speriamo che anche qui l’individualismo, come quello che c’è nella politica, non condizioni le scelte del futuro. I risultati conseguiti sul campo dagli atleti italiani dovrebbero essere un esempio virtuoso. Altrimenti sarebbe auspicabile che fossero gli atleti a gestire questo cambiamento, visto la pochezza dirigenziale attuale.

 

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