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Giovedì 21 Luglio 2021


gebreslase 2 


Alla terza Maratona della vita in meno di un anno, Gotytom Gebreslase ha portato a casa il titolo mondiale. Una vittoria fortemente voluta, sintesi di personalità e visione positiva dell’esistenza. Ma anche di dedizione e duro lavoro.

Daniele Perboni

Calde lacrime di gioia solitamente bagnano il viso dei vincitori. Erano per la vittoria ma anche perché a causa della situazione politica non vede i genitori da più di un anno. E quelle lacrime sulle guance di Gotytom Gebreslase sembravano il segno di una letizia incontenibile, per la 27.enne etiope, al primo titolo iridato della sua lunga carriera, ma con “solo” tre maratone nelle gambe, corroborate da due vittorie. Il primo impegno è targato Berlino 26 settembre 2021 (2h20’09”), il secondo è più recente: Tokyo, 6 marzo 2022 (terza piazza in 2h18’18”, alle spalle della keniana Brigid Kosgei (2h16’02”) e della connazionale Ashete Bekere (2h17’58).

Il terzo, … beh, il terzo è sotto gli occhi di tutti e ottenuto con caparbietà e intelligenza tattica a suon di record dei Campionati (2h18’11”), spodestando la “mitica” britannica Paula Radcliffe che nel 2005 fermò i cronometri a 2h20’57”. Ma quelle lacrime non erano per il successo, almeno non solo per quello. 

«Sapevo che per vincere dovevo attendere gli ultimi due chilometri – racconta l’oro mondiale giovanile dei 3000, 8’56”36 a Lille il 6 Giugno del 2011 – e lanciare una lunga volata. Così ho fatto, così ho vinto. Sono una persona dal carattere forte, cerco di essere sempre positiva: ogni sfida nella vita è una lezione che va oltre i miei problemi. Posso affermarlo tranquillamente: ero pienamente preparata ad affrontare questo Campionato e a vincerlo».

Il tecnico della maratona etiope, Hadji Adelo, ha dichiarato: «Questa vittoria è il risultato della dedizione e del duro lavoro sia degli allenatori che degli atleti. È anche un segno di redenzione per i recenti fallimenti degli atleti etiopi nei grandi tornei internazionali come Mondiali e Olimpiadi».

Le tre ragazze salite sul podio, Gebreslase, Jeptun Korir e Lonah Salpeter sono tutte alla prima medaglia in un mondiale. Prima di Gotytom l’Etiopia aveva già vinto un titolo iridato femminile sui 42 chilometri con Marie Dibaba a Pechino 2015. 

QUALCHE CIFRA – A circa metà del guado, dopo cinque giornate di gare, la situazione nel medagliere e nella speciale classifica a punti (8 al primo, 7 al secondo e così a scalare sino ad 1 punto per l’ottavo classificato) ha già preso una direzione ben precisa: in entrambe le classifiche gli Stati Uniti comandano ampiamente una folta pattuglia di inseguitori. Ma questa volta sembra proprio che alla fine delle dieci giornate (24 luglio) la volpe riuscirà a raggiungere indenne il rifugio.

Nel medagliere, con trenta Paesi già saliti sul podio, i padroni di casa sono andati “a tana” ben 18 volte: 6 Ori, 5 Argenti, 7 Bronzi. Seguono, ma ben distanziati, Etiopia (3/3/0), Kenya (1/3/2), Giamaica (1/2/1), Polonia (1/2/0), con l’Italia ferma al 27.simo posto grazie al solo bronzo della Vallortigara. 

In chiave continentale, in vista dei Campionati di Monaco di metà agosto, la squadra azzurra è preceduta da Polonia, Belgio, Gran Bretagna, Slovenia, Olanda, Lituania, Norvegia, Ucraina, Grecia, Spagna e Israele. 

La classifica a punti sostanzialmente ricalca l’andamento del medagliere. Le nazioni a punteggio sono 49, con gli USA in testa a 175, l’Etiopia a 69, il Kenya a 63. Qui l’Italia può sorridere, ma senza eccessivi entusiasmi: è quattordicesima. 

Letteralmente sparite, in entrambe le classifiche, due ormai ex-potenze continentali: Germania e Francia. Per teutonici e galletti l’età dell’oro sembra definitivamente tramontata. Ma è ancora presto per cantar vittoria o suonare marce funebri. Si narra che qualcuno è risorto dopo tre giorni. Vuoi vedere che cotanto miracolo non riesca ancora una volta? Noi, però, ci accontenteremmo di una trasformazione dell’acqua in vino. Di quello buono, eh. Non facciamo scherzi. Il metanolo è velenoso.

 

 

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