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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

  Direttore: Gianfranco Colasante   

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
“Il più colto uomo di sport”




Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)





I sentieri di Cimbricus / L'incerto confine dei transgender

Giovedì 23 Giugno 2022

 

semenya 2


Tema delicato che da fuoco alle polveri dei progressisti a ogni costo: ma che da un punto di vista più etico che meramente sportivo, ha bisogno di riscontri certi e univoci. Per non mortificare il buon senso e, soprattutto, le “altre”.

Giorgio Cimbrico 

“Tra l’equità e l’inclusione sceglierò sempre l’equità”: una di quelle brevi frase che possono far passare alla storia. L’ha pronunciata, a costo di andare a cozzare contro la tolleranza a tutti i costi così popolare e diffusa, Sebastian Coe, lord protettore dell’atletica mondiale, aprendo un nuovo capitolo nella lunga querelle delle transgender e delle ragazze con diverso sviluppo sessuale. 

La dichiarata intenzione, entro la fine dell’anno, è varare nuovi protocolli simili a quelli adottati pochi giorni fa dalla FINA. Esclusione dalle competizioni se il cambiamento di sesso è avvenuto dopo la maturazione puberale e revisione delle regole per le DSD. “C’è un’evidenza scientifica: il tasso di testosterone è la chiave per la prestazione”. Non bisogna essere genetisti o ricercatori per capirlo. 

L’evidenza può esser letta nei fatti. Di recente si è rivista in azione Amina Seyni, la nigerina che tre anni fa era salita improvvisamente alla ribalta con un formidabile 49”19. Ora corre i 200 e può lasciare alle spalle, con azione devastante negli ultimi cinquanta metri, Allyson Felix che, d’accordo, sarà pure una pre-pensionanda ma è pur sempre la più ricca collezionista di decorazioni olimpiche e mondiali. 

Alle prese con l’affare Semenya (al quale vanno acclusi i nomi di Francine Nyonsaba, Margaret Wambui, Christine Mboma, Beatrice Masilingi e, appunto, Seyni), World Athletics aveva varato un protocollo in forza del quale le distanze tra i 400 e il Miglio diventavano terreno proibito per le atlete che presentano altissimi tassi di testosterone dovuti alla presenza di gonadi. 

C’è chi è scomparsa dalla scena (Semenya, coinvolgendo anche associazioni per i diritti umani, e Wambui), c’è chi ha allungato la distanza (Nyonsaba), c’è chi ha accorciato – le due namibiane e la nigerina – fornendo risultati di grande o eccelso valore. Il 21”78 e il secondo posto nella finale olimpica di Mboma sono le punte di un iceberg piuttosto bollente. 

Gli studi effettuati per conto della FINA hanno evidenziato con certezza scientifica che le transgender traggono vantaggio anche riducendo il livello del testosterone a quei 5 nanomoli per litro di sangue che devono essere mantenuti per dodici mesi. Ed è partendo da queste conclusioni che Coe ha esposto un pensiero che entro sei mesi si trasformerà in regola. Le premesse sono per decisioni radicali. Del problema si sta occupando la FIFA e uno dei “codici” del rugby, quello della League, il gioco a XIII.  

La FINA ha espresso l’opinione che in futuro potrebbero essere organizzate competizioni per chi appartiene a questa dimensione. E’ molto probabile che presto pioveranno accuse di ghettizzazione, di esclusione: un contro è essere diversamente abili, un altro è appartenere a una diversa sfera sessuale, per propria scelta o per fortuiti interventi della natura. 

Ma è anche fuori discussione che un’originaria struttura ossea e muscolare e una naturale propensione alla produzione endogena di testosterone lontani dalla norma femminile non possano che portare a uno squilibrio nelle competizioni. 

“La mia responsabilità, è proteggere l’integrità dello sport femminile”, ha precisato Coe che, bambino, avrà forse sentito parlare di una strana ragazza ucraina che ebbe la meglio su una sua connazionale, Mary Rand che, nel pentathlon di Tokyo 1964, ebbe la meglio in tre gare, ne perse una di misura (gli ostacoli), ma incassò sei metri (!) di distacco nel peso. L’ucraina si chiamava Irina Press. Sparì, con la sorella Tamara, quando comparvero i primi controlli del sesso. Con una certa rozzezza si diceva fossero uomini o ermafroditi (figura classica, immortalata in seducenti statue) o fossero il prodotto di un doping esasperato. Guardando vecchie immagini di Irina l’impressione è che appartenesse a un genere incerto. 

 

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