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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

  Direttore: Gianfranco Colasante   

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
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MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
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dall’ Ottocento al Fascismo
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Italian Graffiti / Presidente Draghi: abbiamo un problema

Mercoledì 22 Giugno 2022

 

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Anche se i problemi pare siano più d’uno sul tribolato fronte olimpico che dovrebbe unire Milano a Cortina per quello che viene presentato come un “sogno”. Ma col rischio incombente che possa tradursi in un incubo. Non solo economico.

Gianfranco Colasante

A proposito dei futuribili Giochi ’26 pare che Giovanni Malagò avesse proprio ragione quando – intervenendo al workshop organizzato qualche giorno fa al ministero degli esteri – affermava con passione: “Il nostro obiettivo è semplice: organizzare i migliori Giochi di sempre”, aggiungendo a conforto “anche perché il nostro messaggio darà al CIO l’opportunità di aprire nuove strade”. Le quali strade, in qualunque direzione vadano o siano lastricate, sembra proprio che a pagarle sarà il già tartassato contribuente italiano. Alla faccia, si intenda senza malizia, degli sbandierati Giochi no-cost.

Ora, il buon Malagò – che intende/intendeva transitare dal terzo mandato del CONI alla gloriosa macchina da guerra olimpica da lui fortemente voluta (ricordate l’iniziale bisticcio Torino/Milano, quando ancora governatore della Lombardia era Maroni e di Cortina nessuno parlava?) – tra i tanti suoi “cappelli” (avrebbe detto Nebiolo) ha nell’armadio anche la feluca della Fondazione Mi-Co che presiede sin dalla costituzione, avvenuta a Venezia il 9 dicembre 2019.

Tre anni di passione ma che non sembrano aver prodotto molto sul fronte impianti, viabilità, reperimento fondi. Mi astengo poi da ricordare la promozione che avrebbe dovuto fare di un evento disperso sul territorio (come dire, una serie di campionati mondiali scollegati gli uni dagli altri), un evento di carattere nazionale. Un bilancio sconfortante, tanto che nel febbraio 2019 è stato giocoforza nominare un commissario straordinario, Luigi Valerio Sant’Andrea il quale, secondo quanto si legge, oggi appare tra i maggiori papabili per la direzione di Invitalia.

Il solo dato acclarato ad oggi è che la Fondazione presieduta da Malagò, allo scorso aprile, aveva chiuso i conti in rosso per una ventina di milioni (da sommare a quelli imprecisati degli anni precedenti). Da qui il solito refrain, vale a dire una lettera d’aiuto indirizzata al premier Draghi, ultima spiaggia parrebbe, come ha rivelato il Fatto Quotidiano che ne è venuto in possesso.

Scrive il giornale diretto da Marco Travaglio (mai troppo tenero col management sportivo e, in particolare, con Malagò, molto spesso preso di mira): “Sulle opere i problemi sono conclamati. […] Qui parliamo della Fondazione Milano-Cortina 2026 che si deve occupare dell’organizzazione della parte sportiva, ma fin qui si è fatta notare quasi solo per l’Inno scelto sul palco di Sanremo, la mascotte disegnata nelle scuole e una sfilza di ambassador arruolati alla causa con un compito non meglio precisato (si va dalla mitica Deborah Compagnoni a Francesco Totti, per arrivare persino a Maria De Filippi”. Conveniamone, non proprio scelte epocali.

“Il bubbone olimpico sta per scoppiare”, lapidario Il Fatto. La lettera a Draghi – firmata da tutte le istituzioni coinvolte, e sono tante – punta l’accento sulla revisione “dell’attuale assetto della governance che sta mostrando alcune criticità”. Termini felpati dietro i quali non è difficile individuare come obiettivo l’AD della Fondazione, Vincenzo Notari – voluto non si sa da chi, com'è noto la disgrazia è sempre orfana – che aveva più volte annunciato il reperimento di 550 milioni raggranellati tra aziende e sponsor. Come a dire “quasi un terzo del budget. Obiettivo tanto ambizioso quando, fin qui, lontano”. Tanto che nei mesi scorsi, s’erano diffuse le voci – rivelatesi poi infondate – delle sue dimissioni. E in una sorta di costoso gioco dell’oca, giravano già i nomi dei possibili sostituti.

Dimissioni formalizzate invece quelle di Diana Bianchedi, un ventennio al vertice del CONI, e braccio destro (e sinistro) di Malagò in tutte le fasi della candidatura Mi-Co e riferimento fisso per il periodo post-assegnazione. Il perché e il percome non è dato sapere (si ignora anche la data). Si sa solo che Malagò per rimpolpare la squadra – rimasta presidiata solo dall’avvocato Flavia Scarpellini, una bocconiana dai tanti titoli ma dagli scarsi o punto allori sportivi – ha pescato nei dipendenti del CONI, arruolando per la parte sportiva Anna Riccardi e per la comunicazione Fabrizio Marchetti (mossa, quest’ultima, non so se sia da leggere come una bocciatura del potente Danilo Di Tommaso, il creatore del primo marchio provvisorio, se vogliamo più efficace di quello definitivo?).

Vedremo gli sviluppi, e se Draghi troverà qualche spiraglio di tempo per occuparsi di queste vicende così poco commendevoli, dal momento che la presenza del Governo – come rivelò il ministro Giovannini in un colloquio col Corriere della Sera – si è fatta già largamente sentire nel settore della sicurezza per circa un miliardo. Che le cose sull’accelerato Milano-Cortina non andavano molto bene, era cosa più che risaputa. Da tempo erano venuti alla luce ritardi e complicazioni, ricorsi e carte bollate, inciampi e gambitti che poco ci azzeccano (direbbe Di Pietro) con lo spirito olimpico. Si pensi alla viabilità, i cui interventi si completeranno a Giochi già in archivio.

Se n’era accorta anche Evelina Christillin che quel mondo conosce molto bene, non fosse altro per aver gestito Torino 2006. Richiesta ad esempio di un parere sulla famosa pista di Bob di Cortina – testardamente voluta da Zaia e il cui costo sarebbe già lievitato a 130 milioni – ha detto: “Non ho convinto Luca Zaia a puntare su una pista temporanea e non sulla ristrutturazione di quella esistente. Se non si vuole fare tesoro delle esperienze negative del passato, allora alzo le mani”.

Esperienze negative del passato? E’ la prima volta che si sentono parole simili, un buon segnale contro gli sprechi. Ma non tutti hanno la fortuna di saper guardare da lontano. Il rischio di una brutta figura di livello planetaria esiste ed è forte. E rischia di coinvolgere proprio la componente sportiva. Tanto da alimentare il sospetto che alla fine, come buona tradizione nel nostro paese, dal micidiale disposto “poco tempo disponibile + mancanza di risorse”, sarà obbligatorio e salvifico ricorrere al beneplacito della politica. La quale, sui Giochi, la sua ombra lunga l’ha gettata da tempo. Per lo più a trazione Lega, oggi per non suo merito ritrovatasi prima forza parlamentare e che ha sempre Giancarlo Giorgetti sul ponte di comando. Non per nulla, nel marzo 2021, il viceministro leghista per le infrastrutture, Alessandro Morelli, al “tavolo di coordinamento” Mi-Co poteva annunciare investimenti sul territorio per 11 miliardi (avete letto bene: nel caso c’è sempre l’archivio dell’ANSA).

A seguire, una prima avvisaglia si è avuta in questi giorni la pubblicazione del bando di gara per il collegamento tra Venezia e l’aeroporto Marco Polo: 467 milioni erogati a patto che “i cantieri termineranno in tempo per l’avvio delle Olimpiadi Invernali 2026”. E in caso contrario? Investimenti che si possono anche tradurre come ricerca di consenso, anche perché in un paese come il nostro in perenne campagna elettorale, il consenso è obbligo pressante per tutti i partiti.

Nel frattempo, sull’infido terreno tra sport e politica, è già scivolato Giampiero Ghedina, uno dei “magnifici cinque” immortalati sul Canal Grande dopo la costituzione della Fondazione. Alle elezioni comunali della scorsa settimana – su 2908 votanti – è stato scelto appena da 690 cortinesi: come dire meno di uno su quattro. Altro che trainante effetto olimpico. E il nuovo sindaco di Cortina, Gianluca Lorenzi – un passato trentennale da albergatore ed ora fotografo naturalista e ambientalista convinto –, sulle Olimpiadi ha le idee ben chiare: “Noi le vogliamo, ma vorremmo pure che la cittadinanza venisse informata e coinvolta”. Non mancando di avanzare perplessità sul futuro e la gestione della tribolata pista Monti. Oltre che sul villaggio olimpico la cui collocazione e realizzazione pare voglia ridiscutere con la cittadinanza. Curioso, eppure non siamo in Svezia.

Comunque vada, in autunno, quando i denti della peggiore crisi del dopoguerra affonderanno sulla carne viva della nazione, non sarà facile sostenere il traino del “sogno” olimpico. O almeno non come lo si è immaginato e disegnato, tanto più che la maggioranza degli italiani non se sa nulla né si aspetta benefici. Come finirà? Non si deve essere necessariamente pessimisti: se è pur lecito sperare in un maggior senso della realtà da parte dei promotori, la chiusura del Fatto – “i Giochi italiani sembrano andare diritti verso il dirupo” – non pare proprio campata in aria. E in quel caso, chi dovrà pagare i danni?

 

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