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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

  Direttore: Gianfranco Colasante   

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
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Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
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(le oltre 400 testate dimenticate)





I sentieri di Cimbricus / "Blowin' in the wind, ..."

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Martedì 12 Aprile 2022

 

bermuda 


“ … una risposta soffia nel vento. E’ così da quasi sessant’anni. Dal tempo in cui il premio Nobel Bob Dylan la compose, con intenti pacifisti, la canzone è diventata manifesto: gli USA avevano appena iniziato un’operazione nel Sudest asiatico.”

Giorgio Cimbrico

Il vento ha soffiato forte, in un senso e nell’altro, anche nell’atletica trasformandosi in un confine: al di qua si va a libro, al di là, no. L’’ultimo episodio coinvolge il piccolo meeting di Bermuda: palme piegate dalla forte brezza, pioggia fine dall’oceano dove è tracciato il noto Triangolo del mistero. Sul rettilineo d’arrivo – homestraight per i nativi – le correnti uscite dalla leggendaria grotta di Eolo spiravano a sfavore, con intensità che ha toccato anche i 6 metri al secondo.

Un muro, E così, vittoria nei 100 in 10”38, nei 200 in 20”79 (Steven Gardiner, 104 centesimi più del suo record personale) e via con questo repertorio, a parte Jasmina Camacho Qunn, 12”67 con tre metri contro (nella foto). Atleti e atlete erano stupiti, forse anche un po’ divertiti. Il formato e lo scenario del meeting li riportava all’adolescenza.

Il vento frena, il vento illude appiccicando ali posticce. Marcell Jacobs è nato in un luogo, El Paso, che all’atletica ha fornito una nutrita serie di risultati siglati con A (altitudine: la città di confine è a 1140 metri sul livello del mare) e dalla W (vento a favore), il più clamoroso è il 9”69 di Obadele Thompson, eccellente velocista di Barbados (e futuro marito di Marion Jones) che riuscì nell’exploit nel ’96 grazie a un vento di coda misurato in 5 metri. Dieci anni dopo, sempre nella città texana, in gara per le ormai scomparse Antille Olandesi, Churandy Martina, con +6,1, transitò tra le cellule in 9”76. Pur essendo un isolano Thompson si trovava bene in altura: il record personale, 9”87, è stato centrato a Johannesburg, 1753 s.l.m. con una bava contraria, - 0,2.

Anche Jacobs, nella sua precedente vita, ha avuto a che fare con il vento: l’8.48 del 2016 a Bressanone, con 2,8 a favore, è il più lungo salto di un salatore italiano, un centimetro più di Andrew Howe, vicecampione mondiale a Osaka 2007 e tra gli ispiratori del doppio campione olimpico. La lista all-time è guidata da Mike Powell con 8.99 (+4.4, Sestriere 1992) e Jacobs è 17° alla pari con il russo Kiril Sosunov (+2,2, Oristano 1995), l ‘australiano Peter Burge (+3,6, Runaway Bay 2000) e gli americani Miguel Pate (+5,6, Fort Worth 2001) e Brian Johnson (+2,1, Forte de France 2008).

Alle spalle di Powell, l’8.96 di Ivan Pedroso (Sestriere ’95) con vento stimato ben superiore agli 1,2 “ufficiali”. Quel giorno, la “schermatura” dell’anemometro da parte di una “figura umana” impedì il ritocco del mondiale di Powell, che ha superato i trent’anni di durata. La minaccia più rilevante è venuta tre anni fa, a L’Avana, da Juan Miguel Echevarri, 8.92 con +3,3.

+2.1 è la beffarda formula costata a Heike Drechsler il record mondiale quando al Sestriere, edizione 1992, atterrò a 7.63, undici centimetri oltre il 7.52 di Galina Chistyakova che continua a tener duro dopo 36 anni. Poca fortuna anche per Jonathan Edwards, 18.43 con +2,4 a Villeneuve d’Ascq. Sei settimane dopo, a Göteborg, con una corrente costante a +1,3, rimbalzò prima a 18.16, poi a 18.29, sessanta piedi precisi.

Uno degli obiettivi di Andre de Grasse, sei volte sul podio olimpico, è impadronirsi del record canadese dei 100 in mano, con 9”84, alla coppia Donovan Bailey/Bruny Surin, capaci di giungere al massimo nell’occasione importante: Donovan vincendo ai Giochi di Atlanta 1996 con il record del mondo, Bruny finendo secondo, alle spalle di un Maurice Greene da 9”80, ai Mondiali di Siviglia 1999. Il 9”79 di Ben Johnson figura in testa alle prestazioni “bandite”. L’inseguimento, da parte del peso leggero di Markham, Ontario, era parso andare a segno sul rettilineo di Stoccolma, nel 2016: 9”70, subito corretto in 9”69. Andre ebbe la foto di rito accanto al tabellone che lo accreditava della formidabile prestazione, cancellata dal +4,4.

De Grasse non era nuovo a imprese ventose: nel 2015 vinse i campionati NCAA a Eugene con 9”75 e +2,7. La “città sacra” dell’atletica americana compare con una certa frequenza nella lista di sempre dei tempi ventosi: in Oregon, Gay ha raccolto 9”68 e 9”75, Justin Gatlin 9”76, Trayvon Brommell 9”76, Andre Cason 9”79, Walter Dix e Michael Rodgers 9”80. Per luglio attesi nuovi fuochi d’artificio.

Per finire, e per non farci mancare nulla, i dieci tempi più veloci sui 100, legali e no:

9”58/+0,9 Usain Bolt (Jam), Berlino 2009
9”63/+1,5 Bolt, Londra 2012
9”68/+4,1 Tyson Gay (Usa), Eugene 2008
9”69/0,0 Bolt, Pechino 2008
9”69/+2,0 Gay, Shanghai 2009
9”69/-0,1 Yohan Blake (Jam), Losanna 2012
9”69/+5,0 Obadele Thompson (Bar), El Paso ‘96
9”69/+4,8 Andre de Grasse (Can), Stoccolma 2017
9”71/+0,9 Gay, Berlino 2009
9”72/+0,2 Bolt, New York 2008
9”72/+1,7 Asafa Powell (Jam), Losanna 2008  


Foto Track & Field News.

 

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