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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

  Direttore: Gianfranco Colasante   

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
“Il più colto uomo di sport”




Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)





Duribanchi / Siamo certi d'essere dalla parte giusta?

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Martedì 12 Aprile 2022

ucraini-war

“L’Occidente faccia un esame di coscienza. Sulle sue disuguaglianze, sui propri egoismi. Su un cinismo diventato endemico. Sugli ultimi della terra, sfruttati. Su quei paesi a lungo colonizzati e mai veramente stabilizzati.”

Andrea Bosco

Affondate la “Slava Moskva”. Se volete che guerra in Ucraina termini, colate a picco l’incrociatore simbolo della marina russa che sta navigando verso Odessa. E’ la nave che intimò ai 13 guardacoste ucraini difensori di un irrilevante isolotto di “arrendersi”. Ricevendo in risposta l’armai celebre: “nave da guerra russa: vai a farti fottere”. E’ una nave vecchia, entrata in servizio nel 1983. Per i missili antinave che Boris Johnson ha garantito all’Ucraina non dovrebbe essere impossibile centrarla. Solo spedendo in fondo al mare quelle 10.000 tonnellate di ferro, Putin comprenderà di essere vulnerabile. Di non essere detentore di alcuna impunità.

La pace: la invocano tutti. Ma si può fare la pace con chi uccide, distrugge le città, massacra i civili, tortura, stupra le donne, persino le donne incinte, fa passare i carri armati sopra le tombe dei nemici? Si può fare la pace con una belva feroce? Ora ci sta provando l’Austria a mediare. Mediare cosa? Cosa significa mediare? Significa cedere a Putin la Crimea e il Donbass? Significa accettare che un paese possa invadere e possa fare carne di porco di un confinante? Significa accettare che l’Ucraina venga divisa in due? Come lo erano le due Germanie? Come ancora sono le due Coree? Se mediare significa questo sarebbe una ben “lurida” mediazione.

Bisogna “mediare” perché Putin è pazzo? Ma se Putin è pazzo mediare non servirà. Se Putin è pazzo va eliminato. La morte di Putin farebbe precipitare ulteriormente una situazione già drammatica? Quindi attendere? Come attesero Francia e Inghilterra con Hitler? Come attesero gli Stati Uniti con la Germania, il Giappone e l’Italia? Possibile che la Storia non riesca ad insegnare mai niente? Putin è un maledetto omicida. Chi lo sostiene nel mondo è suo complice. Chi lo sostiene in Italia è pericoloso per gli italiani. Italia: dove lo sport principale è la “rimozione”.

RIMOZIONE – Di quello che si è detto, di quello che si è fatto. Rimozione dei disastri provocati. Silvio Berlusconi ha condannato l’invasione dell’Ucraina e si è detto “addolorato e deluso” per il comportamento di quello che lui chiamava “amico”. A differenza di Conte e Salvini almeno si è esposto. Ma non basta. E non perché spetti al sottoscritto dare lezioni al prossimo. Ma perché Putin è uno spregevole criminale. Ma se il Papa non riesce a condannare quel verme dell’arcivescovo ortodosso Kirill, si può comprendere che Berlusconi eviti di sputare addosso a Putin. Quello che il mondo e la politica italiana in particolare, proprio non riescono a capire è che il tempo della mediazione è finito. E che d’ora in avanti persino una nuova Guerra Fredda sembrerà auspicabile rispetto a quello che potrebbe attendere il mondo.

Non si può stare nella NATO e vellicare contemporaneamente l’ombelico di Mosca e Pechino. Lo hanno capito Finlandia e Svezia che presto, della NATO, potrebbero entrare a far parte. Non lo capiscono i pacifisti di casa nostra. Non dico gli Orsini, patetico personaggio inventato dai talk show. Parlo di quelli che stanno in Parlamento e che considerano l’Occidente e gli Stati Uniti come il male assoluto. La Cina è stata chiara: non vuole sporcarsi le mani. Ma il suo intento è quello di cambiare l’ordine mondiale finora assicurato dagli USA. Decidere è semplice: meglio la corruzione e la decadenza occidentale o meglio l’ordine di una tirannia che in economia si comporta come il più spietato dei capitalisti e che in fatto di diritti umani, di libertà individuali, di garanzie sulle persone è ferma al Medioevo?

L’Occidente ha la sue colpe. La principale si chiama globalizzazione. L’avidità dei governi e dei singoli nel trovare sempre nuovi mercati. Nel consentire spostamenti di capitali, merci, uomini indiscriminatamente. Nel segno del profitto. Senza garanzie. Spregiando la qualità. Consentendo l’invasione di prodotti di infima qualità. A volte persino dannosi. Per l’ambiente e per la salute. L’Occidente si è quasi suicidato. Si è consegnato a dittatori e populisti. Ha rinnegato la sua vocazione illuministica, sposando un multi-lateralismo a senso unico. A metà del mondo il modello occidentale ripugna. Metà del mondo vuole le donne schiave. Metà del mondo celebra religioni settarie. Metà del mondo convive non tanto con le classi sociali (inevitabili anche in Occidente) ma con le caste. In India milioni di persone sono considerate “impure”. Per il solo fatto di vivere in una marginale condizione sociale. L’Occidente orbo si sollazza con i film di Bollywood ma deliberatamente ignora quegli “impuri”. Persino i cristiani militanti, li ignorano. In fondo “ignorare” è un talento dell’Occidente. Altrimenti il caritatevole Occidente avrebbe trovato un percorso, una soluzione, al problema dell’immigrazione. Diventato, nella colpevole impotenza di chi l’aveva sottovalutato, un rebus irrisolvibile.

PERICOLI – Putin sta con la metà del mondo che schifa l’Occidente. Coltiva sogni di grandeur imperialistica. Certi E sogni sono un pericolo per l’umanità. L’Occidente faccia un vero esame di coscienza. Sulle sue disuguaglianze, sui propri egoismi. Su un cinismo diventato endemico. Sugli ultimi della terra, sfruttati. Su quei paesi a lungo colonizzati e mai veramente stabilizzati nel nome della democrazia. Ammesso che questa parola conservi ancora un significato rispetto a quello che dovrebbe avere. Con i Putin non si media. Con i Putin si combatte. Essendo ormai nell’autunno della vita mi costa poco dirlo: meglio morire che perdere la libertà. Meglio morire che vivere sotto il tallone di un despota sanguinario.

Sarà il caso di non scordarlo: i populisti e i sovranisti (anche quelli nostrani) hanno simpatia per Putin. Hanno fatto affari con Putin. Hanno svenduto pezzi di paese a Putin. E – dovrà essere accertato – magari anche qualche segreto: militare e sanitario.

La guerra continua. E tra mille crudeltà e cose negative, forse porterà a qualche cosa di ragionevole: un comune esercito europeo. Se poi l’Europa dei burocrati procederà senza deviare sulla misura delle cozze e su simili amenità anche verso una comune banca centrale, una comune fiscalità, una comune interpretazione della giustizia e hai visto mai, una comune nazionale di calcio, così da limare i crescenti appetiti del signor Infantino, non sarà mai tardi.

Detto ciò (a me stesso più che al prossimo) confesso di avere vergogna per vivere in un paese dove una maestra di scuola viene condannata ad un anno di reclusione per aver rimproverato (non insultato, non picchiato) studenti di quinta elementare che avevano smerdato le pareti dei bagni della loro scuola. Il giudice ha accolto la denuncia dei genitori dei vandali. Evidentemente quel giudice e quei genitori, a casa loro, invece di pulirsi il culo con la carta igienica, lo sterco lo sbattano a mani nude sui muri. Magari ne fanno altro uso. Esiste un termine derivato dal greco che illustra ampiamente questo genere di comportamento.

Ha spiegato Laura Boldrini ad Aldo Cazzullo (felicitazioni alla senatrice per aver sconfitto una grave malattia) di aver redarguito il chirurgo che le ha salvata per entrare nelle camere dei pazienti salutando con un “buongiorno a tutti”. Non sia mai: la signora Boldrini ha preteso dicesse: “Buongiorno a tutti e a tutte”. Posso sbagliare, magari ho ricordi scolastici offuscati, ma mi pare di rammentare che “tutti” fosse un aggettivo da poter declinare anche con modalità ambigenere. Comprensivo sia del femminile che del maschile. Io capisco che la sensibilità di una femminista sia altissima, ma non le sembra, gentile signora (anche magari avendo ragione) di aver esagerato? Cordialmente.

LO SPORT – Ho crescente difficoltà a seguire il calcio. Il calcio italiano dove si bivacca davanti al monitor rovistando nella lana caprina di una VAR (innocente) stuprata dai varisti. Arbitri che non aiutano il collega che sta in campo. Arbitri cacciatori di inezie che giustifichino la loro presenza al monitor. Spesso talmente asserviti alle proprie preconcette idee da non vedere la realtà. Da non vedere le immagini che hanno a disposizione. I varisti vivono in una sorta di iperuranio. Garantiti da un regolamento redatto da dementi sofisti. Guida ancora il Milan, ma l’Inter ha una partita in meno (quella contro il Bologna che l’astuto Marotta è riuscito a far recuperare a fine aprile), il Napoli si è suicidato ancora volta in casa. E senza neppure la necessità di avere a disposizione un “divano”. La Juventus nel frattempo non ha più dita da rosicchiare. Avesse fatto minimamente il suo dovere, ora sarebbe in corsa per il titolo.

Nel basket Milano (senza sette effettivi) crolla a Bologna (priva ancora di Belinelli). La verità è che la Virtus gioca meglio dell’Olimpia. E che Scariolo contro Messina la spunta quasi sempre. Se ho difficoltà a guardare il calcio, temo mi sarà impossibile guardare il basket femminile. Dove un Palazzo privo di vergogna ha consolidato la classifica evitando di recuperare le gare andare perdute causa Covid e marajuolerie di società che sul virus hanno speculato. Venezia arriva ai play off senza aver recuperato le sette gare non disputate causa pandemia. Con un assurdo nell’assurdo. Vale per la classifica la gara di andata giocata (e persa) contro Campobasso. Presidente Petrucci, lei conosce un solo motivo per il quale i tifosi (di tutte le squadre) non dovrebbero mandarla a quel paese? Faccia meno politica e si occupi di far funzionare il basket italiano. Che non funziona.

Infine la Ferrari. Che sta volando con Leclerc e che ha vinto due Gran Premi su tre. Finalmente una macchina competitiva. Bene, no? Ma figurati. C’è chi si chiede: perché John Elkan non esulta? Perché non twitta come un qualsiasi Beppe Sala? Non sarà – sospetto dei sospetti – perché queste vittorie stanno rompendo le uova nel paniere all’azionista di riferimento che già (nei futuri assetti: ma quali?) aveva deciso di far fuori Mattia Binotto? E’ l’Italia, bellezze. Dove ormai anche gli scritti di Machiavelli, rispetto a quelli di certi segugi (Nobel in dietrologia), sembrano quelli di uno studente delle elementari.

 

 

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