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Mercoledì 22 Dicembre 2021


collari-21 


Qualche riflessione sulla cerimonia per la consegna dei Collari d’Oro e la grancassa di sottofondo. Il protagonismo senza confini del presidente del CONI, uomo sempre più solo al comando, con una domandina finale. A bassa voce.

Luciano Barra

Si poteva perdere la festa azzurra del 2021? No di certo, e non ho avuto dubbi nell’accettare l’invito di Giovanni Malagò ed essere presente alla cerimonia dei Collari d’oro. Si tratta di un anno che rimarrà nella storia dello sport italiano e rivivere le emozioni di questa estate dal vivo è stato un grande piacere. Anche se devo dire che quando dalla mia campagna vado a Roma trovo una città dove soffre di solitudine.

Due cose mi sono particolarmente piaciute: il fatto che per la prima volta il CONI abbia deciso di includere i tecnici federali e quelli personali degli atleti nel novero dei premiati e, per stare al mio sport di riferimento, l’aver sentito il presidente del CONI ripetere ancora una volta in questa occasione ufficiale, quando ha premiato le 5 medaglie dell’atletica, una frase mai da dimenticare: “il percorso parte da lontano, bisogna riconoscerlo”.

Invece una cosa che non mi è che non si sia trovata una occasione, in due ore, per citare la Federazione del Nuoto, assente perché priva di medaglie d’oro olimpiche, ma che ai Giochi ha ottenuto 6 medaglie, il massimo storico. I nuotatori, tra l’altro, erano ad Abu Dhabi per i Mondiali in vasca corta dove hanno fatto un bottino di 16 medaglie, classificandosi terzi nel medagliere. Tra l’altro non capisco come mai un atleta come Alessandro Miressi, due ori in gare olimpiche di grande prestigio, sia sempre ignorato dai media e dalle varie premiazioni. Lui ha un “palmares”, conseguito in questi quattro anni, ben superiore a quello di Filippo Tortu, tanto per fare un nome, eppure mediaticamente è ignorato. E va anche ricordato che il nuoto non è solo la leggendaria Federica Pellegrini di casa Aniene.

Va detto che il grande trionfatore di questo anno è proprio il presidente del CONI. Nella mattinata, all’Auditorium Parco della Musica, si è superato. Bastava vedere come trattava ogni atleta premiato. Gli dava del tu, non nel senso grammaticale, ma nel senso umano e con la complicità con cui ha accolto ogni atleta. Lui resta il vero capo della Preparazione Olimpica e se continua così a Pechino prossimamente, e a Parigi nel 2024, dovremo vederne ancora delle belle.

Sul palco, anche per gli occhiali che ora porta, mi ha ricordato Clark Kent e, senza doversi di volta in volta cambiare di abito, mi sembrava proprio Superman. Ha fatto di tutto: il presidente, il cerimoniere/capo del cerimoniale, l’intervistatore, il premiatore, il valletto che portava i premi, il suggeritore ai presentatori RAI e molto altro. Tutto ciò mi ha stupito positivamente, per l’umiltà che dimostra e per la poliedricità che lo contraddistingue. Niente Segretario Generale o qualcuno altro a fargli ombra. Chissà: se qualcuno fosse entrato all’Auditorio dopo la cerimonia, forse lo avrebbe trovato a organizzare il riassetto della Sala Sinopoli.

Tutto questo, come spesso avviene, crea esagerazioni di vario tipo. Un’esagerazione è quanto ha scritto Il Foglio il giorno della cerimonia, in un lungo articolo dove lo dipingeva come “il simbolo del riscatto italiano”. Altrettanta esagerazione quanto ha chiosato, a commento del citato articolo, Il Fatto Quotidiano con un velenosissimo “Lecca Lecca. Malagò un ritratto senza pudore”.

A chiusura, ho fatto una riflessione che mi preoccupa: ma dopo di lui il diluvio? “Apres de moi, le deluge”, lo ricordava anche Karl Marx nel Capitale come parola d’ordine di ogni capitalista. Non dimentichiamo mai che, purtroppo, dopo il 2024 non potrà essere eletto. Non vedo chi oggi potrà sostituire Malagò nel molto bene ed anche nel meno bene che lo caratterizza. Senza parlare dei problemi politici che lo sport comunque ha. E continuerà ad avere a lungo.

 

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