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I sentieri di Cimbricus / Nel nome di quell'urna tra storia e cultura

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Venerdì 17 Dicembre 2021

cricket 

Per una settantina di volte si è giocato in nome del suo spirito e di ciò che in essa è contenuto: un piccolo pugno di ceneri, una grande massa di storia e un formato di sport che appartiene a un mondo perduto e conservato.


Giorgio Cimbrico

Da oggi, e per il mese che verrà, il posto d’onore nelle pagine cartacee e in rete dei quotidiani in lingua inglese sarà occupato da un solo argomento: The Ashes, le Ceneri. Chi ha tempo e voglia, ha a disposizione un repertorio infinito: cronaca minuziosa, storie, illustri defunti, eroi per un giorno, leggende, angeli vendicatori, vertiginose statistiche, pagine scelte, rovesciamenti clamorosi, personaggi illustri che non hanno mancato all’appuntamento, come capita al Derby, ad Ascot, e alla Melbourne Cup.

E così, grazie al galoppo, è consentito far rapida rotta sulle contendenti: l’Inghilterra e l’Australia. Il terreno di sfida è uno sport che non è uno sport, ma un costume, una colonna sonora, una lunga parentesi piena di tazze da tè e tramezzini con il cetriolo, un’abitudine che si perde, per gli inglesi, nella notte dei secoli e nel profondo della campagna e delle contee, e per i vecchi “colonials” risale sin ai primi approdi dall’altra parte del mondo: il Cricket.

Sul gioco un vecchio amico – Luciano Barra – disse “dopo mezz’ora me davo i pizzichi pe’ sta’ svejo”... Un paio di miliardi persone nel mondo non la pensa così: è sufficiente fare la somma degli abitanti di Inghilterra, Sudafrica, Zimbabwe, india, Pakistan, Bangla Desh, Sri Lanka, Australia, Nuova Zelanda e Indie Occidentali, vale a dire la collana di isole che vanno dalle Bahamas a Trinidad per arrivare in Giamaica. Usain Bolt è stato strappato al cricket o forse è lui che si è strappato da solo. Ma sul fatto che fosse un buon lanciatore – bowler – esistono testimonianze. Così come per Keshorn Walcott, oro nel giavellotto a Londra. L’azione della spalla è molto simile.

Tutti i test e i tour sono religiosamente seguiti dalla stampa e dal pubblico (che prima della pandemia dava vita a esodi biblici), ma le Ashes, le Ceneri, con quell’etichetta all’apparenza quaresimale, hanno un posto speciale. Perché?

La prima risposta è che con Australia-Inghilterra del 1877 iniziano i confronti tra nazionali di continenti diversi (nel 1871 e nel 1872 rugby e calcio avevano dato il via a faccia a faccia ma limitatamente a Inghilterra e Scozia) ma le Ceneri ancora non c’entrano. La vera storia parte nel 1882, 45° anno di regno di Victoria, all’Oval di Londra, quando gli australiani, alla prima visita e accolti con una certa sufficienza, hanno la meglio sugli inglesi, inventori e depositari, e Reginald Brooks detto Bloobs, pubblica sullo Sporting Times uno dei più beffardi necrologi nella storia delle commemorazioni: “Nel ricordo amorevole del cricket inglese scomparso il 29 agosto 1882. Il corpo verrà cremato e le ceneri portate in Australia”.

Gli australiani presero la cosa dannatamente e sportivamente sul serio e quando sei mesi dopo furono gli inglesi a render visita in fondo al solito viaggio interminabile, al capitano (e conte) Ivo Bligh eleganti dame della buona società dello Stato di Victoria (tra cui Florence Morphy che più tardi sposerà proprio l’aristocratico giocatore inglese), consegnarono una piccola urna – stile lacrimatoio dell’antica Grecia – che conteneva le ceneri di una palla e di un wicket, il bastoncino che sormonta la “porta” che sta alle spalle del battitore. Dopo una vittoria che aveva il sapore della vendetta, gli inglesi avevano diritto a riportare in patria le spoglie.

L’urna rimane in casa di Bligh, diventato nel frattempo Lord Darnley, e alla sua morte viene trasferita al museo del cricket di Lord’s che del cricket è anche il tempio, come Twickenham è quello del rugby: a Londra e dintorni ci sono più templi che nell’antica Ellade e in Magna Grecia. Non viene messa mai in palio, ma per una settantina di volte si è giocato in nome del suo spirito e di ciò che in essa è contenuto: un piccolo pugno di ceneri, una grande massa di storia e un formato di sport che appartiene a un mondo perduto e conservato.

Perché le Ceneri riescono a tener duro con la loro smisurata lunghezza, un mese e mezzo: tre Giochi Olimpici e una Coppa del Mondo e mezza di calcio. All’apparenza ingombranti, ma anche preda ambita: chi se le assicura non ha difficoltà nello stendere il palinsesto: cricket, dal mattino alla sera, con i suoi strani, lenti ritmi, le sue accensioni improvvise.

In Australia, la frase di Fred Spofforth (“Si può fare”), pronunciata in quel giorno lontano, è diventata simbolo del brusco realismo degli “aussies”. Gene Wilder, in Frankenstein junior, l’ha incolpevolmente riproposta.

 

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