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Piste&Pedane / Guardare la vita con gli occhi della semplicita'

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Mercoledì 15 Dicembre 2021

 

          panetta-tortu 


Un pomeriggio in Brianza con Francesco Panetta e Filippo Tortu e i ragazzi di Special Olympics. Una nuova esperienza e un cocktail perfetto di solidarietà, inclusione e partecipazione. L’atletica può essere anche questo.

Daniele Perboni


Metti un pomeriggio di tiepido sole in Brianza, comune di Villasanta per la precisione. Metti un impianto sportivo con annessa pista d’atletica. Metti una associazione, la “Corona Ferrea” che si occupa di ragazzi con disabilità intellettiva, funzionale, relazionale e che opera da circa tre anni nel nuoto, piscina e acque libere, e nelle bocce «con un centinaio di aderenti», afferma Letizia Santi la presidente. Metti il campione del mondo Francesco Panetta (Roma 1987) totalmente coinvolto nel progetto. Metti i ragazzi che, entusiasti, frequentano il centro. Alla fine aggiungi l’ultimo frazionista della staffetta, oro olimpica, della 4x100 Filippo Tortu. Agitate (non mescolate). Otterrete così un cocktail perfetto di solidarietà, inclusione e partecipazione.


Il tutto ha inizio in piena pandemia. Francesco Panetta viene contattato da Lucia Zulberti, vecchia conoscenza e responsabile della sezione nuoto della “Corona Ferrea”. «I ragazzi non potevano più allenarsi in acqua, così Lucia mi ha chiesto se potevo aiutarla a portare gli associati sul campo di atletica». A Frank si è aperto un mondo dal quale ora non riesce più a staccarsi. «I giovani di Special Olympics mi hanno insegnato tanto, soprattutto a vedere la vita con gli occhi della semplicità», commenta il vecchio pirata. Ora lo trovi sul campo tre giorni a settimana, imperterrito e senza esitazioni, con forza e determinazione come quando macinava chilometri per superare avversità e avversari.

Sin da quando vestiva i panni della gloriosa Pro Patria Panetta conosce Mario Ruggiu, ex fisioterapista del Milan, della nazionale di Donadoni e della Russia di Fabio Capello, con qualche puntata anche in Montenegro. Nel suo studio incontra Filippo Tortu. È lì che scatta l’idea. «Per la verità avevo pensato a questo appuntamento già prima dei Giochi ad invitare Pippo. Ci ha messo un attimo a dire sì. Poi causa impegni vari di entrambi il tutto è slittato ad oggi. Meglio così. Avere in pista un oro olimpico non è per niente male».

All’arrivo al campo la trentina di ragazzi presenti si lascia andare in un applauso sincero. Tortu (che in questi giorni si sta allenando a Milano, all’Arena «a mezzogiorno per sfruttare le ore più calde…») sembra quasi spaesato, ha sempre lo sguardo basso. Ma è solo timidezza, confessa chi lo conosce a fondo. Fatte le debite presentazioni si parte con l’attività. Un paio di giri tranquilli come riscaldamento e via con gli allunghi di 60 metri. Ognuno guidato da Tortu che deve districarsi fra false partenze e richieste varie, ma sempre disponibile e con un sorriso e un incitamento per tutti. Il ritorno, di Filippo, è di una lentezza quasi esasperante, finché Panetta sfodera una simpatica battuta: «Si vede proprio che è un velocista…». Proviamo a cronometrare il recupero: un minuto e 15 secondi. Non male. Dai Pippo, puoi fare di meglio. Ma da quell’orecchio non ci sente…

Il sole scende. Lentamente si fa buio. È ora di sciogliere le righe. I ragazzi si lanciano così a caccia del campione. Richieste di autografi (sì, qualcuno ancora “insiste” con quelle vecchie pratiche) e selfie. Altri, vincendo la timidezza, lo abbracciano con trasporto. Panetta è soddisfatto. «Proprio una bella giornata per questi ragazzi».

 

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