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Piste&Pedane / Per ora contentiamoci di Nadia e delle U23

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Lunedì 13 Dicembre 2021


battocletti-italia 


Primo esame sul campo del (semi)nuovo corso tecnico: ci sarà molto da lavorare. Gli affamati – come li ha chiamati il D.T. La Torre –, paiono già sazi. Meglio allora rimetterli a dieta.

Daniele Perboni

L’immagine simbolo degli Eurocross di Dublino? Sicuramente, almeno per chi scrive, vedere Nadia Battocletti, mano sul cuore, cantare l’inno nazionale mentre il tricolore si alza sul pennone. Retorica? Può anche darsi, ma ogni tanto fa bene al cuore commuoversi per momenti che offrono il conforto di attimi vincenti. E se quell’attimo è frutto di una passione travolgente meglio ancora.

Dunque si diceva di Nadia, trentina di gran classe, uscita ancora una volta, la terza, vittoriosa dal confronto con le coetanee di tutto il Vecchio Continente. Passata la sbornia estiva, subito dopo i Giochi, si è “ritirata” per concentrarsi su quello che da alcuni anni a questa parte è il suo obiettivo principale dell’inverno: i Campionati continentali nei prati, dimostrando che il successo non ti capita fra capo e collo, per grazia divina, ma che occorre andarselo a prendere con determinazione, concentrazione, tenacia e caparbietà.

Su un terreno non facile, segnalata come la gran favorita («Mi faceva strano essere additata appena mi muovevo»), dunque osservata speciale, ha saputo districarsi fra fango, salite, e avversarie pronte a “impallinarla” al primo errore. Non è successo e la ragazza, con quell’oro sulle spalle, ha trascinato le altre cinque compagne (Anna Arnaudo, Giovanna Selva, Sara Nestola, Ludovica Cavalli, Michela Moretton) al successo a squadre. Bene, brave. Si attende il bis per l’anno prossimo in casa, a Venaria Reale, a un tiro di schioppo da Torino, nella residenza di caccia di Casa Savoia. Lei, la “regina”, però non sarà della partita. Almeno per quanto riguarda la squadra giovane. Nel 2022, per limiti di età, dovrebbe essere schiera fra le “grandi”. Altro spessore tecnico, altra sfida da affrontare.

A questo punto si potrebbe calare il sipario su una spedizione, forte di ben 39 unità. In pratica il gran capo Antonio La Torre ha “coperto” tutto il programma: senior, under 23, under 20 e staffetta mista. Già, perché con quel doppio oro le ragazze hanno forse celato una delusione cocente per tutta la spedizione, specialmente a livello individuale, dove Yeman Crippa era atteso ad una prova che lo avrebbe dovuto portare almeno sul podio. Non è accaduto, causa un dolore al fianco identico a quello accusato a febbraio mentre affrontava una mezza maratona. In entrambi i casi si è dovuto ritirare.

Annus horribilis per l’allievo di Pegoretti. Dopo le delusioni giapponesi, il mancato (o fallito) passaggio dalle Fiamme Oro alle Fiamme Azzurre (e qui si potrebbe aprire un capitolo a parte…) un’altra sconfitta cocente. Meglio ricominciare dall’inizio e, forse, rivedere un po’ i piani di lavoro. Non siamo tecnici, non abbiamo sottomano i programmi di allenamento, ma questi passi falsi e piccoli malesseri devono essere analizzati a fondo. Il resto della truppa azzurra? Si è vista “dopo la banda”, come amava ripetere l’indimenticato Carletto Monti, ex velocista, bronzo nella 4x100 a Londra ‘48.

Gran lavoro per il nuovo responsabile del mezzofondo Chicco Leporati, presente in Irlanda come “invitato”, visto che l’incarico partirà dal primo gennaio. Settore da rifondare? Non del tutto, anche se pare ci sia poco da salvare. Almeno questo il responso, inappellabile, del campo. Prendere spunto dagli inglesi (5 ori, 1 argento, 2 bronzi) forse non sarebbe male. E comunque, grazie all’impresa delle under 23 troviamo l’Italia al terzo posto del medagliere, preceduta anche dalla Norvegia con 2 ori, 2 argenti e 1 bronzo.

Dublino passa e chiude. Gli affamati, come li ha chiamati il Direttore Tecnico, paiono già sazi. Meglio allora metterli nuovamente a dieta.

 

 

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