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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Piste&Pedane / 400, in attesa del primo finalista

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Giovedì 2 Dicembre 2021

 

fiasco-pallicca


Dopo 100 e 200, inevitabile addentrarsi nelle vicende del “giro”, nella sua cronologia e soprattutto nei suoi personaggi. Con un obiettivo fissato a Parigi 2024 e una domanda: chi sarà il primo finalista olimpico dei 400?

Gianfranco Colasante

Cronologia italiana dei 400 metri

Con la vittoria di Marcell Jacobs sui 100 ai Giochi di Tokyo, è rimasta solo la corsa dei 400 a non avere mai avuto un italiano finalista olimpico. E questo malgrado la distanza abbia avuto da noi interpreti illustri sin dagli albori. Muovendo da tale considerazione, con questo articolo provo a ripercorrere le tappe che hanno portato – attraverso le diverse vicende federali – dal disordinato e geniale pioniere Emilio Lunghi fino al quadrato Davide Re, primo a scendere sotto la soglia d’eccellenza dei 45”.

L’avevo già scritto nelle occasioni precedenti, e lo sottolineo ancora: niente paroloni come “storia”, abusato termine sovente utilizzato a sproposito, scenari da maneggiare con prudenza per il pericolo di scottarsi. Tanto più che a voler adattare il termine – con quel che comporta – allo sport prima ancora che all’atletica, si rischia parecchio in un’epoca che prospera solo in un presente che in attimo diventa già raffermo. Anche perché il passato porrebbe termini di paragone, quanto di più fastidioso per l’epoca dell’immagine e dell’apparire. In realtà, diciamolo a bassa voce, sull’argomento, binomio sport e storia, siamo lontanissimi dalla “cultura” anglosassone che non fa più scuola perché mancano gli alunni. E perché anche i maestri cominciano ad essere piuttosto stanchi.

Quindi, rassegniamoci: i tentativi di voler introdurre da noi un interesse, se non proprio l’amore, per la storia dello sport – concetto troppo vasto per comprimerlo tutto in una parola di sole cinque lettere – sono inevitabilmente destinati a restare velleitari. Tanto più che i cosiddetti “storici dello sport” (ma ce ne sono ancora in giro?), alla fine ritengono di avere la missione di doverla riscrivere, la storia, adattandola ai loro giorni e alle loro ideologie. Secondo il pensiero dominante che non ammette controindicazioni. I confronti con i fantasmi del passato alla fine risultano sempre imbarazzanti. Meglio evitare.

Allora stiamo alle piccole vicende e ai fatti personali, di certo più intriganti ma soprattutto più veri e comprensibili. L’ho già scritto e mi ripeto: certo, questa ricostruzione (“studio”, mi è stato fatto notare, è termine un po’ impegnativo), qualunque sia il soggetto, non è quel romanzo sull’atletica che mai è stato scritto ma che in tanti avrebbero voluto scrivere, ha solo la presunzione di fornire elementi per poterlo fare. Confesso che se fossi più giovane, la tentazione ce l’avrei anch’io, ma poi – quesito inevitabile – mi chiedo: quanti sarebbero i lettori?

Dopo questo pistolotto, veniamo alla cronologia dei 400. Che muove da un nome importante, quello di Lunghi – un “frutto fuori dal tempo” ha scritto Quercetani – per passare dal giovane e sfortunato Gargiullo al veterano Tavernari, prima dell’esplosione di Mario Lanzi e della sua epopea. Tanto importante ai suoi tempi, il rude novarese, che ci volle un quarto di secolo perché un altro italiano ce la facesse a scendere sotto il suo record. Poi la rincorsa ai vertici mondiali riprese slancio con l’arrivo in Italia di March Fiasconaro e proseguì con l’architetto Mauro Zuliani. Fino ai giorni più recenti e a Davide Re, il primo – e per ora unico – ad essere sceso sotto i 45”.

Per questa distanza – il “quarto” come lo chiamano gli inglesi – una incidenza non secondaria la fornisce lo sviluppo delle piste: motivo che mi ha suggerito di indicare sempre lo sviluppo metrico delle stesse, reso possibile da una ricerca (ancora in corso) sugli impianti di atletica attraverso gli anni. Un campo di indagine utile a fornire elementi per valutazioni tecniche oltre che aprire uno spaccato sull’evoluzione e sul costume: non può esserci alcuna rappresentazione senza un teatro adatto.      

Come credo di aver già detto, l’idea di fondo di questa cronologia resta – oltre al reperimento dei dettagli sulle varie gare/primato – di documentarle con l’istantanea “del momento”, quella dell’attimo fatale, documento sicuramente più esplicativo di tante parole. Per i 400 la faccenda si è rivelata un po’ più difficile rispetto a 100 e 200. La ricerca continua, confidando anche nell’aiuto di qualche volontario.

Ciò detto, troverete tutto nel PDF di apertura: basterà un clic. Buona lettura e buon divertimento, ma con la solita avvertenza: questa cronologia – continuiamo pure a chiamarla così –, va guardata e letta a piccole dosi, sfiorando il testo con gli occhi, saltando da un periodo all’altro, leggendo qua e là, a più riprese: il diavolo, si dice, si nasconde nei dettagli. Nel nostro caso, i dettagli aiutano a capire (e a gustare). Chiudo con un piccolo (e presuntuoso) consiglio tecnico: se potete, portate lo zoom del vostro computer a 200 o almeno a 150. Ne guadagneranno gli occhi e, perché no, lo spettacolo.

 

 

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