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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Giochi Invernali / (2) Tutto quello che volevate sapere, ma ...

Lunedì 22 Novembre 2021

 

           bibbia  Nino Bibbia.

 
In questa puntata brevi storie di Sliding – Bob e Skeleton –, due specialità che ci hanno visto protagonisti in anni lontani, in una sorta di orgogliosa primogenitura: dal Rosso volante Monti al maestro Nino Bibbia.

Gianluca Barca

Il Rosso volante – Eugenio Monti, uno dei più grandi campioni di bob di tutti i tempi, dovette attendere fino a quarant’anni prima di conquistare le due medaglie d’oro olimpiche con le quali a Grenoble, nel 1968, chiuse una carriera leggendaria. Già campione italiano di slalom e slalom gigante, davanti a Zeno Colò, nel 1951 dovette dare l’addio alla discesa per un grave incidente patito al Sestrière in allenamento. Si dedicò allora al bob dove ottenne 11 titoli mondiali e sei medaglie olimpiche.

Alle Olimpiadi di Cortina nel 1956, vinse due medaglie d’argento, mentre a Squaw Valley, nel 1960, le gare di bob non vennero disputate perché gli americani si rifiutarono di costruire la pista di gara per una disciplina alla quale si erano iscritte solo nove nazioni. A Innsbruck nel 1964, Monti conquistò due medaglie di bronzo. In quella occasione compì un gesto di sportività passato alla storia. All’equipaggio britannico di Tony Nash e Robin Dixon si era rotto un bullone e Monti prestò loro il suo. I britannici vinsero la medaglia d’oro. A chi lo criticava per quel gesto di eccessiva generosità Monti disse “Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce di tutti”.

Il successo finale arrivò Grenoble, ma non fu facile: indietro di un decimo dopo tre manche, Monti, nell’ultima discesa stabilì il record della pista, il che gli valse il primo posto, pari merito, con l’equipaggio tedesco. Successivamente, venne deciso di assegnare la medaglia d’oro al solo equipaggio italiano in virtù del regolamento del bob che in caso di parità prevede la vittoria per chi ha registrato la manche più veloce. A Grenoble, Monti vinse anche il Bob a quattro, gara ridotta a sole due manche per un improvviso rialzo della temperatura.

Malato del morbo di Parkinson il campione si suicidò il 1° dicembre del 2003.

 

Dalla Cresta allo Skleleton – È allo skeleton (slittino in posizione prona) che si deve la prima medaglia d’oro italiana nella storia dei Giochi Olimpici invernali: la conquistò nel 1948 Nino Bibbia, il quale, originario di Sondrio, si era trasferito a Saint Moritz dove lavorava come fruttivendolo. Prima di essere reintrodotta ufficialmente nel programma olimpico, a Salt Lake City nel 2002, questa specialità era stata ospitata solo nelle due edizioni dei Giochi disputate a Saint Moritz (nel 1924 e nel 1948). Di fatto lo skeleton deve tutta la sua storia proprio a Saint Moritz, dove fin dalla fine dell’Ottocento i turisti britannici si cimentavano nella spericolata prova denominata “Cresta Run” dal nome della vicina Valle Cresta lungo la quale era stata ricavata la pista di gara.

Ancora oggi, il percorso di Saint Moritz è aperto a chiunque voglia cimentarsi in questa avventura, basta presentarsi al Cresta Club e pagare una tassa di iscrizione. La velocità media del percorso (1.200 metri di lunghezza) è di circa 80 kmh. Nell’ultima parte si raggiungono anche i 140 kmh. A Saint Moritz la “Cresta Run” apre prima di Natale e chiude verso la fine di marzo.

Dal 1929 al 2018 il St. Moritz Toboganning Club che gestisce la pista ha impedito alle donne l’accesso alla prova: oltre al pericolo, si diceva che la posizione prona potesse causare il cancro al seno. I maligni viceversa sostengono il divieto venne introdotto su istanza di un socio (maschio) del club quando la moglie ottenne un tempo migliore del suo.

Dal 2018 viceversa, sia pure con alcune limitazioni, la Cresta Run è stata riaperta anche al pubblico femminile per un periodo di prova di due anni, poi esteso a tre. Non tutti sono d’accordo però: “non odio le donne – ha detto di recente uno dei membri del club – ma noi uomini vogliamo per natura essere eroi. Aprire la pista alle donne vuol dire togliere a questo cimento una bella fetta di fascino”.

Degli oltre 1.200 membri del St. Moritz Toboganning Club più della metà sono inglesi. Pare che in passato anche John Fitzgerald Kennedy e Errol Flynn si siano misurati con questa prova.

 

 

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