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Piste&Pedane / Ogni medaglia ha il suo rovescio. O almeno dovrebbe

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Sabato 20 Novembre 2021

 

latorre-tokyo


La definizione della nuova struttura tecnica apre la rincorsa a Parigi ’24 e alla sue tappe intermedie. Chi si aspettava una rivoluzione, sarà rimasto deluso. Poco o nulla di cambiato: stesso generale, stessi graduati, salvo …

Daniele Perboni

Nuova stagione, nuova struttura tecnica, nuovi traguardi, nuove (speriamo) grandi soddisfazioni, nuove stelle nel firmamento azzurro, incremento degli iscritti ai corsi giovanili in quasi tutte le società del territorio. Potenza delle medaglie olimpiche. Il rovescio della medaglia? Non è detto che il 2022 possa ricalcare l’anno olimpico, nuovi “sgarbi” al movimento, o meglio alla federazione. Ricordate la mancata nomina di almeno un azzurro fra i migliori dieci atleti al mondo? Grande polemica sui media nazionali, e poi? Due giorni e tutto come prima, come previsto.

Personalmente, dopo un sospiro, non abbiamo fatto una piega. Chi se ne frega se non li hanno “nominati”. Fra due, quattro, dieci anni chi si ricorderà più il nome del “miglior atleta dell’anno 2021” nominato da World Athletics? Gli ori di Jacobs, della staffetta, di Tamberi, Palmisano, Stano stanno lì, scolpiti nell’olimpo e nella mente. Per sempre. Poi, altro dispetto. Ancora una volta il massimo organo dell’atletica mondiale non ha considerato la FIDAL fra le sei migliori federazioni dell’anno. Altre retrocamere che si accendono. Altro sospiro e altra alzata di spalle (nostre).

Sul fronte settore tecnico tutto è rimasto invariato, con piccoli aggiustamenti che paiono più un contentino per tacitare il presidente. Fuori i “grandi vecchi” Luciano Gigliotti e Gaspare Polizzi e dentro lo spezzino, guarda caso, “Chicco” Leporati, a suo tempo il valente tecnico che seppe scoprire ed elevare ai massimi livelli internazionali l’attuale numero uno federale. Bravo, bravissimo allora. Sarà nuovamente abile e capace nel nuovo incarico? Non ne abbiamo il minimo dubbio. Poi, basta metterlo alla prova.

Per ora pare l’unico punto (in minima parte) attuato del programma presentato a suo tempo da Stefano Mei. Vero che l’organigramma è stato presentato e studiato autonomamente da Antonio La Torre, però permetteteci un piccolo appunto. Ma non si era detto, anzi lo aveva sbandierato ai quattro venti lo stesso vincitore dell’assemblea del 31 gennaio, che si sarebbero presi in esame i curricula dei vari candidati? E dove sta, di grazia, l’esperienza professionale del nuovo responsabile per il mezzofondo (oltre, naturalmente, al già citato Mei atleta)? Chiediamo, così per il solito amico che ci tempesta di telefonate …

Corsa, corsa, e ancora corsa (ma su strada) – Sgombriamo subito il campo affermando che grazie (o per colpa) a queste righe verremo “crocifissi”, speriamo solo virtualmente, da una gran massa di appassionati. Fatta questa doverosa premessa, ora possiamo intraprendere, a cuor non proprio leggero, ma con un sottile piacere, la personale via dolorosa che ci porterà nell’Ade degli entusiasti adoratori di corse più o meno lunghe, maratone, mezze, giri, attraversamenti, crocevia, e via correndo per ogni luogo e in ogni dove.

Finita ufficialmente la stagione su pista è partita, come sempre, quella dedicata ai faticatori dell’asfalto. Per il fango occorre attendere ancora una quarantina di giorni (Campaccio il 6 gennaio), fatta eccezione per le tre prove che servite a selezionare parte della squadra che a Dublino (12 dicembre) prenderà parte ai Campionati continentali di cross.

Strada si diceva. Gran sollazzo, piacere e goduria, specialmente sui social, degli appassionati. Tutti in sollùchero, pronti a elargire complimenti, lodi, salamelecchi verso chiunque si presenti, di volta in volta, come grande esperto di tutto un po’: giornalista, organizzatore, accompagnatore, interprete, addetto a non si sa bene cosa… Insomma, un mondo, quello delle corse su strada, che pare l’eden di chi non ha mai visto o seguito una benché minima manifestazione di atletica in pista. Anche in codesto caso il latore di queste righe non riesce ad eccitarsi più di tanto. Siamo vecchi, uomini del novecento, l’atletica ci piace in centimetri, metri, piedi e pollici, centesimi, secondi e ore. Stop. Tutto il resto è godevole, certo, anche sublime, offre ricchi premi e cotillon ma non accende la nostra anima rimasta ferocemente abbarbicata a piste e pedane.

Ah, l’inglesorum … – Si va dalla “Palermo International Half Marathon - Running Sicily” alla “Roma by Night Run Rome 21 - Half Marathon”, passando altresì dal “Milano Cross Challenge by Eset”. E sulla via fioriscono come crisantemi a novembre una miriade di Half, Run, Marathon in tutte le salse e per ogni palato. Poi approfondisci e scopri che, magari, trattasi di semplici corse a livello regionale se non proprio locale. Ma vuoi mettere la dicitura in una lingua usata in tutto il mondo? Molto più figo di semplici mezza, maratona, corsa, sfida, volgarmente espressi nella lingua di Dante. Malati, siamo malati o semplicemente pecchiamo del solito e secolare complesso di inferiorità?

 

 

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