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I sentieri di Cimbricus / La storia merita sempre d'essere narrata

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Mercoledì 17 Novembre 2021


1958_northernireland_italy


Il calcio italiano ha incrociato la strada di Belfast – uno di quei luoghi che fanno rima con Caporetto e il primo che viene in mente è Middlesbrough – senza i catastrofici esiti del 1958. La storia merita sempre di esser narrata o rinarrata. Per qualcuno può esser una novità.

 

Giorgio Cimbrico

1957, quattro partite per guadagnare la Svezia: allora le formalità erano più rapide. Il Portogallo non è un ostacolo che possa far paura all’Italia di Ottorino Barassi, alla squadra di Alfredo Foni, al singolare direttorio tecnico formato da Pasquale (che portava sempre calzini bianchi), Marmo, Tentorio e Angiolino Schiavio. L’altra avversaria è l’Irlanda del Nord. Gli azzurri la battono: 1-0, punizione di Cervato, difensore viola. L’entusiasmo non è alle stelle, ma si è vinto.

A quel punto, una vittoria a Lisbona ed è fatta. Solo che, nell’unica partita in azzurro giocata da “Petisso” Pesaola, finisce 2-0 per chi ospita. E’ l’Italia degli oriundi, e all’estero il costume non è visto di buon occhio. Nel giro, Ghiggia e Schiaffino, che poco più di sette anni prima avevano combinato il Maracanazo, e Montuori che proprio l’aspetto di italiano non ha. E qualcun altro che salirà in scena.

La data per il faccia a faccia con i nordirlandesi è il 4 dicembre. Giorni di nebbia spessa. Gli azzurri bene o male a Belfast riescono ad arrivare, l’arbitro, l’ungherese Zsolt, si arena a Londra e da lì non si muove più: chiude anche il traghetto Liverpool-Belfast. Uno di quei giorni in cui i vecchi inglesi sentenziavano: “Nebbia sulla Manica, continente isolato”.

Windsor Park, tettoie basse, stillanti umidità. Tutto esaurito e pubblico ululante all’annuncio che si giocherà ma sarà un’amichevole. “Gli italiani non hanno accettato di essere arbitrati dal nostro Mitchell”, annunciano al microfono. Non è vero, è il commissario FIFA che ha deciso, ma il pubblico si è infiammato. La partita va via piacevole (2-2) ma è nella coda che abita il veleno: invasione di campo, fuga. Rino Ferrario, detto Roccia, difensore della Juventus, si attarda. Botte prese e date. “Stanno picchiando i nostri azzurri”, grida Carosio al microfono.

Il “ciak si gioca” è fissato per il 15 gennaio. Nel frattempo l’Italia fa a fettine il Portogallo (3-0, due gol di Gratton e uno di Pivatelli) ma come giochi non lo sa nessuno: a San Siro la nebbia è così fitta che la cronaca di quel che è avvenuto è affidato alle interviste. A questo punto, con un pari è fatta. Foni ha la bella pensata di varare una linea di avanti per quattro quinti oriunda, affiancando Da Costa a Montuori alla coppia Ghiggia-Schiaffino.

La nebbia torna a metterci del suo, bloccando in Inghilterra il portiere titolare dei nordirlndesii, Gregg. Il sostituto, Uprichard, è conosciuto come un assiduo cliente dei pub di Belfast, una delle poche attrattive offerte dalla città.

I nordirlandesi, maglia verde con croce celtica, ispidi come istrici, segnano con Cush, raddoppiano con McIlroy. Gli azzurri accorciano con un grottesco gol di Da Costa, un tiro da 35 metri su cui Uprichard, che già sogna festeggiamenti birrosi, non interviene. Ci sarebbe ancora il tempo, ma Zsolt caccia Ghiggia per un tentativo di reazione su McMichael che dall’inizio lo massacra. E’ finita, fuori dalla fase finale della Coppa del Mondo, “traguardo” uguagliato dall’Italia di Giampiero Ventura

Giulio Onesti, presidente del CONI, nomina Bruno Zauli commissario straordinario. Si chiudono le porte sull’era di Barassi e vengono aperte quelle che portano al vertice il giovane Umberto Agnelli. Suona quasi consolatorio il comportamento dell’Irlanda del Nord in Svezia, nell’unica fase finale dei Mondiali che vede la partecipazione delle quattro britanniche: vittoria con la Cecoslovacchia, sconfitta con l’Argentina, pari con la Germania Ovest campione in carica, vittoria nello spareggio con i ceki. Ai quarti, travolta 4-0 dalla Francia di Fontaine, Wisniewski, Kopa, Piantoni, destinata a un terzo posto conquistato a suon di gol.

 

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