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Piste&Pedane / A colloquio con Filippo, tra presente e futuro

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Giovedì 4 Novembre 2021

 

tortu-tokyo-realy 

“C’è stato un tempo per i 100 e ora ci sarà il tempo dei 200. Abbiamo fatto un progetto a lungo termine per quanto riguarda i 200 metri: serviva un tempo tecnico per arrivarci e ora è finalmente giunto.”

Daniele Perboni

È martedì 21 settembre quando chiediamo all’egregio direttore se interessa ancora un’intervista a Filippo Tortu. Naturalmente risponde in positivo. Così nel primo pomeriggio contattiamo, via wathsapp, la sua addetta stampa. Già, perché per raggiungere il ragazzo, punta di diamante della staffetta 4x100 oro ecc… ecc…, occorre passare da quel filtro. Almeno così ci è stato comunicato dalla responsabile della comunicazione nel maggio del 2019. Regola che non condividiamo ma che rispettiamo. Alle 16,32 la risposta, dove si chiedono domande scritte, come avevamo suggerito in precedenza. Quesiti inviati alle 17.27. 

Venerdì 24 tutto tace. Alle 18,36 scriviamo “Volevo info sulla richiesta… possiamo sperare o dobbiamo rinunciare?”. Una manciata di minuti ed ecco che ci si chiede di rimandare il tutto al 20/25 ottobre, al rientro di Filippo dalle vacanze. Accettiamo. Non abbiamo scelta.

Lunedì 25 ottobre, ore 12,51, ripartiamo all’attacco. Venerdì 29 nessuna notizia. Riscriviamo. Finalmente l’addetta stampa risponde. Fra un impegno e l’altro eccoci a mercoledì 3 novembre, quando troviamo le risposte nella posta, con tanto di mea culpa dell’addetta stampa che si accolla la responsabilità del ritardo.

A seguire l’intervista in alcuni casi piuttosto “datata”, mentre in altri traspaiono risposte un poco piccate. Buona lettura. 

– 9”99 nel 2018 a Madrid, primo italiano sotto il “muro” dei 100; 20”11 a Nairobi, secondo azzurro dopo Mennea. Come giudica quelle due prestazioni viste “da fuori”?

«Mi viene difficile giudicarle da fuori avendole fatte io, però credo siano state, in sintesi, un ottimo obiettivo raggiunto che non deve essere un punto di arrivo». 

– Sinceramente, non le sembra che i vari organi di informazione abbiano dato sin troppo risalto a quelle performance se le inquadriamo nel contesto internazionale?

«Sinceramente penso che questa non sia una domanda che debba essere posta a me». 

– Leggendo i giornali, dopo l’oro olimpico nella 4x100 sembrava il salvatore della Patria. Vero che nella maggior parte dei casi è l’ultimo frazionista a destare la maggior impressione e raccogliere gli applausi ma non si è sentito un poco in difetto nei confronti degli altri tre?

«Se si fosse documentato prima di farmi l’intervista avrebbe letto che in ogni occasione ho fortemente sottolineato quanto il lavoro di squadra abbia svolto un ruolo fondamentale nel raggiungimento di questo risultato, cosa nella quale credo fermamente». 

– Nelle categorie giovanili sembrava destinato ad una brillante carriera nei 200, poi tutto si è ridotto ai 100. Che cosa l’ha spinta a scegliere la distanza più corta? Ora, alla luce di quanto fatto a Nairobi, non crede di aver “perso” alcuni anni nell’inseguire successi e allori in una distanza nella quale il suo 9”99 appare un crono, sempre a livello mondiale naturalmente, non eccelso?

«Non rimpiango nulla del mio percorso. C’è stato un tempo per i 100 e ora ci sarà il tempo dei 200. In ogni caso questo è un giudizio tecnico che preferisco dia il mio allenatore».
 
– È sempre stato paragonato a “miti” come Berruti e Mennea. Il barlettano però vanta una continuità su tempi e risultati, anche a livello internazionale, ben difficilmente ripetibili oggi con tutti i distinguo del caso naturalmente. Per eccellere, infatti, servono cronometraggi ben inferiori ai 20 secondi. Pensa di riuscire, su questa distanza, a ripetere almeno in parte una carriera come quella dell’oro di Mosca 80?

«Berruti e Mennea non sono paragonabili a nessuno anche e soprattutto per la valenza storica e sociale che hanno avuto nel nostro paese. A livello di risultati ovviamente proverò con tutto me stesso ad avvicinarmi il più possibile ad entrambi ma solo il tempo potrà dire se ce la farò».

– Chi ha spinto di più per un ritorno ai 200, lei o il suo tecnico? E chi, fra i due, era il meno convinto di riuscire meglio sulla distanza più lunga?

«Nessuno ha spinto e nessuno era meno convinto dell’altro. Abbiamo fatto un progetto a lungo termine per quanto riguarda i 200 metri. Serviva un tempo tecnico per arrivarci e ora è finalmente giunto. Da ora potrò finalmente dedicarmi ad entrambe le specialità».
 
– Il gossip dice che Jacobs spinga per correre l’ultima frazione della staffetta, quella che offre più visibilità e destinata, normalmente, al più forte della squadra. Accetterebbe di buon grado una simile decisione?

«Il gossip sbaglia come chi gli dà credito». 

– Il minimo per i Mondiali 2022 l’ha già in tasca. Ora potrà dedicarsi tranquillamente alla preparazione dei 200. Il prossimo anno si dedicherà solo a quelli?

«No no, l’anno prossimo punterò a 200, 100 e 4x100».

– Una delle critiche che maggiormente le hanno rivolto (anche il sottoscritto) è di gareggiare poco rispetto ai suoi avversari. Non le pesa questa situazione? Si tratta di una precisa scelta tecnica oppure ci sono altri ostacoli dal punto di vista fisico? I 200, d’altronde necessitano di maggior frequentazione, quindi sarà “costretto” a correrli più volte nell’arco della stagione. Come verrà impostata tutta la preparazione? La vedremo anche nella stagione al coperto?

«Sulla stagione al coperto non abbiamo ancora deciso. Per quanto riguarda il gareggiare poco o tanto le rispondo: per me un tecnico o un atleta che decidono a prescindere di gareggiare poco o tanto sbagliano in partenza. Si gareggia quando serve, per ottenere in stagione il miglior risultato sportivo, il resto conta poco».

 

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