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I sentieri di Cimbricus / Alla gente bisogna dare cio' che vuole

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Lunedì 25 Ottobre 2021


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Malgrado interventi di illustri chirurghi plastici, lo sport è diventato una miniera generosa per i rotocalchi on line e persino per quelli che si affidano all’obsolescenza del cartaceo.

  

Giorgio Cimbrico

Le cronache del cuore godono di spazi spessi quanto miocardio e pericardio e mobilitano sia coloro che influenzano che quelli che si fanno influenzare, misera traduzione italiana di influencer e di follower, intesi entrambi in numeroso e affollato plurale: Ambra e Max, cronaca di un amore giunto al tramonto; Wanda e Maurito, turbolenze di una coppia spericolata, passata dal palcoscenico di Milano e a quello del Tout Paris.

Questi sono i piatti forti: il piccolo contorno è un antico flirt tra un altro Max, Rosolino, e un’adolescenziale Federica. E siccome l’happy end è sempre una conclusione amata dal pubblico, in fondo in fondo animato da buoni sentimenti e dal rispetto per la legalità, c’è anche la richiesta pubblica di matrimonio, con foto esplicativa, di Marcell Jacobs in ginocchio da lei.

Con reali sempre più vecchi, fuori moda, poco interessanti a meno che non tirino le cuoia; con straricchi che non hanno il fascino feroce e un po’ perverso di un Onassis, con politici sempre più grigiastri, volgarotti e così poco autorevoli, con divi che non riescono più a far breccia (le cose migliori e appassionanti sono state offerte da produttori sporcaccioni), con protagonisti dello showbizz avviati all’appassimento, malgrado interventi di illustri chirurghi plastici, lo sport è diventato una miniera generosa per i rotocalchi on line e persino per quelli che si affidano all’obsolescenza del cartaceo.

Non è una novità: gli amori di Coppi e Anquetil ebbero i loro giorni ruggenti, così come le bellone di George Best, il sesso in limousine di Mike Tyson in compagnia di una nota modella, e una serie di altre varie ed eventuali di grande successo popolare. Ed è proprio questo aggettivo – popolare – che traccia il confine tra quel che è stato e quel che è.

Un esempio può soccorrere: le ragazze con le tettone che il Mirror pubblicava nella sua singolare e amatissima terza pagina. Prima del Sun, geniale intuizione di Rupert Murdoch, il Mirror era il giornale del popolo, della working class. Comprato – in milioni di copie –, scorso rapidamente, lasciato in metropolitana o ridotto in pezzi adatti a fasciare il fish and chips, “probabilmente la più grande invenzione della storia d’Inghilterra”, secondo l’insegna di una nota friggitoria di King’s Road.

Le tettone dal sorriso ammiccante avevano un loro vasto e appassionato pubblico, che non era quello dei lettori dei giornali autorevoli, fossero essi conservatori, liberali o laburisti. Due generi distinti.

L’avvento della comunicazione globale, continua, ossessiva, li ha mischiati, li ha resi indistinti, ha provocato crisi di coscienza, cambiamenti, dimissioni sincere o forzate. “Alla gente bisogna dare quello che vuole”, è stato il comandamento – o l’ukaze – che ha vibrato il primo colpo mortale. Il secondo è venuto con la diffusione pandemica di un nuovo tipo di comunicazione: i social. “Non possiamo non avere quello di cui parla la gente”, è stato il secondo dei comandamenti espresso da chi regge il timone e detta la rotta. O pensa di reggere il timone e dettare la rotta.

Il risultato più appariscente e drammatico può esser letto nel numero di copie vendute dai quotidiani europei. L’adattamento all’ambiente ha salvato molte specie animali e sta invece spazzando via una magnifica invenzione dopo meno di tre secoli di storia e gloria. “Temo sia proprio così”, avrebbero commentato i gentiluomini seduti nelle poltrone del Traveller’s alzando un attimo gli occhi dal giornale che stavano sfogliando.

 

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