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Duribanchi / "Favole e molte vane ciance"

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Martedì 28 Settembre 2021

 

venezia-antica


Fermiamoci ancora su Venezia, sulla sua origine, contestata a posteriori, tra nuove letture e inusuali interpretazioni. Con una certezza: c’è ancora tanto da cercare e scoprire.

Andrea Bosco

Da qualche tempo un nuovo sport sta prendendo piede: sparare contro Venezia. E se per la situazione che attiene alla cronaca, qualche ragione (dal Mose costoso e mai completato, alle grandi navi con il loro carico di turisti ma anche di pericoli per la Serenissima) esiste, per quanto attiene alle origini della città, la gara allo sputtanamento appare fegatosa. L’ultima l’ha prodotta un docente (emerito) dell’Università di Ca’ Foscari con un titolo che non lascia dubbi: “Venezia inventata. Verità e leggenda della Serenissima” di Gherardo Ortalli (Il Mulino).

Docente di Storia Medioevale, Ortalli spiega che Venezia non era “autonoma” rispetto a Bisanzio come ci ha raccontato Paolo Diacono. Venezia era “legata a filo doppio all’Impero di Oriente. Diacono, secondo Ortalli, ha la coda di paglia. Prova ne sia – accusa lo storico – che narrando le vicende che nell’810 portarono una flotta bizantina in soccorso di Venezia contro i Franchi, nella sua “Istoria Veneticorum” dimentica di citare l’episodio. Cortigiano Paolo Diacono, manipolatore, secoli dopo, Marin Sanudo.

Non si ferma qui, Ortalli: quelle trafugate ad Alessandria erano solo le “presunte” ossa di San Marco. Siamo nell’828, ma il “pacco” del ritrovamento (successivamente fu rinvenuta la testa e addirittura un secondo corpo a Reichenau) consente a Venezia di sancire la sua autonomia religiosa rispetto ad Aquileia: là dove Marco aveva operato. Essendo nel medioevo diffuso il “ritrovamento” di reliquie, pratica contro la quale, dopo un viaggio a Roma si sarebbe ferocemente scagliato Martin Lutero, niente di più probabile.

Detto questo, perché non iniziare la storia da Tito Livio? In fondo si chiamano, le sue “Historie”. In questo racconto il padovano Tito Livio, parla di corsari spartani respinti da una popolazione che abitava “lidi sottili e stagni”: lagune. Come quelle di Venezia. Ortalli potrebbe obiettare che magari si trattava di quelle di Grado o di Marano. In ogni caso di questi “veneti” (ben prima che in scena entrasse Bisanzio) scrissero Erodoto, Plinio e Strabone. Anche se a dire il vero Polibio, al proposito, aveva parlato di “favole e di molte vane ciance”. Benché abbia masticato la materia nei miei anni universitari a Padova, la mia fonte, in questo caso, è Alvise Zorzi che ho avuto la fortuna di conoscere. E che si era formato (anche lui a Padova) sui corsi di quella “bibbia” che per tutti (anche quelli venuti “dopo”) fu l’immenso Roberto Cessi.

Non mi piace la conclusione di Ortalli: “Resta pur sempre (a proposito di Venezia) un segno forte e un giudizio chiaro, per quanto inventato”. Con tutto il rispetto dovuto all’altrui lavoro, forse tra la Marciana, l’Archivio di Stato dei Frari e la Biblioteca di Verona c’è ancora da “cercare”.

Hanno finalmente intitolato un premio a Sergio Bonelli, scomparso nel 2011 principe del fumetto italiano, l’editore che infine riuscì a coronare il sogno di Hugo Pratt di far diventare i “balloni” quella “letteratura disegnata”, spregiata a lungo dalla politica e dalla scuola, fino a partorire negli anni di bigottismo (comunista e democristiano) interrogazioni parlamentari per proibirne la “diseducativa” diffusione tra i giovani. L’8 ottobre alla Fabbrica del Vapore di Milano aprirà la mostra “Bonelli Story, 80 anni a fumetti”. Storia che merita di essere collocata tra le eccellenze italiane.

Notizia: la corte d’appello di Nyon ha rimosso le sanzioni comminate a Barcellona, Juventus e Real Madrid per la vicenda Superlega. Che non è “chiusa” come pretenderebbero alcuni media. Ceferin, chi era costui?

A proposito, professor Ortalli: la Reyer maschile (prosecco e non prosek per le 500 panchine di Walter De Raffaele) ha esordito rifilando un ventello a Cremona. Quella femminile ha vinto la prima di Supercoppa contro Bologna. E il Venezia “erasmus” ha pareggiato contro il ben più quotato Torino. E questo non è un segno “inventato”. Viaggetto a Muràn? Il prof sa bene cosa, a Venexia, significhi.

 



 

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