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Fatti&Misfatti / Sbornia brasiliana, una grande lezione

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Lunedì 20 Settembre 2021


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Il trionfo della pallavolo, coi ragazzi in fondo al sentiero aperto dalle ragazze, stessa stazione e stesso trofeo, riporta al tempo della purificazione imposta da Velasco, al mondiale vinto in casa dei brasiliani e a spese di Cuba.

Oscar Eleni

Dal girone dei traditori per non aver resistito fino alla fine della supercoppa del basket esagerato fra le vecchie glorie bolognesi. Una necessità rompere il patto. Emozionati davvero da uno come Ganna, educati al meglio, ancora una volta, dal Dino Zoff che ha spiegato il suo ballo da Tony Manero, ma si balla solo dopo aver vinto cose importanti e non per vendersi dopo un golletto, eccitati il giusto dal 200 metri di Tortu. Giustificazioni per arrivare a spiegare questo “piezzo e core” dopo aver visto vincere l’europeo anche dalla nazionale di pallavolo maschile che, dopo la femminile, ha espiato alla grande i peccati olimpici.

Siamo felici di aver smaltito una bella sbornia con Fefe De Giorgi quando Julio Velasco impose la purificazione alla caipirinha per festeggiare, ma anche per dimenticare subito la gioia del mondiale vinto in casa dei brasiliani e su Cuba, pensando che il domani esigeva altri sacrifici e tormenti, magari non prevedendo che la maledizione olimpica riguardasse anche lui.

Con De Giorgi una bella notte vedendo doppio davanti al mare, sui divani di un albergo che portava alla spiaggia. Nella finale mondiale era stato anima narrante più che giocatore sul campo, ma le sue riflessioni, quell’allegria, il suo modo di vedere e sentire lo sport ci convinsero che lo avremmo ritrovato ancora vincitore dopo aver lasciato il campo per una panchina, una radio, una cena in libertà. Così è stato, anche se vederlo adesso e paragonarlo a quello delle foto ci dice che fuori dalle linee qualche peccato di gola lo ha commesso.

Quel mondiale brasiliano vinto dall’Italia fu una grande lezione, non soltanto perché ogni giorno andavamo a ripetizioni gratuite da Velasco e dal suo assistente Frigoni, ma anche per la scoperta di un mondo che sapeva di aver perso la verginità con l’ingresso in competizione dei grandi ricchi che in un mese fecero lievitare ogni stipendio, una pallavolo che, però, non dimenticava la sua origine. Il tempo ci ha detto che i messaggi più interessati arrivavano proprio da quel mondo, dai suoi campioni cominciando da Zorzi per cui, in Brasile, lottammo comicamente chiedendone l’inserimento in squadra già previsto da Velasco che, però voleva arrivarci per gradi, sfruttando anche l’ingenuo che si fece scoprire subito come giornalista con il male della polemica, del sospetto, contaminato da troppe cose dopo la mala educazione scolastica dove lo sport era considerato veleno e volevano l’abiura davanti a chi diceva mens sana in corpore sano, più o meno come oggi.

Quel viaggio cercando di pentirsi in qualche modo visto stavamo dimenticando cosa avevamo imparato nell’atletica, in Gazzetta, con Berra, il direttore Zanetti. La mitica stanza delle” varie” con Anghileri Nettuno, Cassani obbligato a cercare l’atletica giocata nel basket, Palasciano nume tutelare dello sport lontano dai grandi riflettori.

Nella pallavolo, anche oggi, troviamo una passione ed una genuinità che ci fanno persino sopportare certe esagerazioni dell’anno benedetto nella maledizione. Tutti questi viaggi nelle imprese storiche, tutti questi superlativi, gli aggettivi un tanto al chilo, insomma una bella confusione, aspettando che il “dramma” della Juventus, presa in giro anche da chi vorrebbe rimandargli un Pogba finto pentito dopo averglielo sottratto con la storiella del mal di pancia, riduca alle brevi tutte le altre discipline sportive, ci chiediamo se la filiera Jacobs con le aziende tech che lo hanno portato all’oro aiuterà anche il campione a capire oltre quell’inserto del Corriere, così come ci auguriamo che Tortu, dopo aver spezzato le catene nell’ultima frazione di staffetta a Tokyo, creda davvero nei 200 come sua gara per Parigi.

Lui e suo padre, allenatore saggio, sanno valutare meglio di chi ha straparlato dopo il terzo posto sui 200 in altura a Nairobi. Loro sanno che il Mennea del 1979 è ancora a quasi 5 metri e anche quello del record europeo resta ancora un po’ lontano. Il bello della ricerca, dell’allenamento, della fatica, è proprio quello di riuscire a scoprire che le correzioni aiutano anche se Goethe era convinto che l’incoraggiamento valesse di più.

Grazie pallavolo, grazie Ganna, per averci riaperto una finestra e quel De Giorgi che alla fine abbraccia Giannelli, il suo violinista sul tetto dell’Europa, ci ha ricordato lo stesso abbraccio al momento del congedo nello splendore brasiliano, un attimo , ma anche un bel ricordo come quello di chi onora gli umani e i gatti, gli animali in genere, alla stessa maniera.

 

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