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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Piste&Pedane / Livio e Pietro e quelli che hanno aperto la strada

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Martedì 14 Settembre 2021

 

berruti-russo 


Ed eccoci alla seconda tappa di questo viaggio archeologico. Dopo i 100, la distanza doppia che da noi ha indubbiamente una nobiltĂ  piĂą datata, olimpica e mondiale, legata (per ora) ai nomi di Berruti e di Mennea. E non solo.


Gianfranco Colasante

Cronologia dei 200 metri italiani 

Come dire il Nord e il Sud del paese, anni Sessanta e Ottanta del Secolo scorso. Con quel tanto che la notazione potrebbe suggerire a sociologhi ed economisti. Ma guardiamocene bene dallo sconfinare in terreni non nostri e restiamo sul pratico. L’ho già detto l’altra volta, niente “storia”, scenario da maneggiare con prudenza per il timore di scottarsi. Stiamo invece alle piccole storie e ai fatti personali, che di certo alla fine risultano più intriganti ma soprattutto più veri e comprensibili. (Nella foto, Berruti e l'allenatore Giuseppe Russo).

Certo, questa ricostruzione (“studio”, mi è stato fatto notare, è termine un po’ impegnativo), non è quel romanzo sull’atletica che mai è stato scritto ma che in tanti avrebbero voluto scrivere: ha solo la presunzione di fornire elementi per poterlo fare. Confesso che se fossi più giovane, la tentazione ce l’avrei anch’io, ma poi – quesito inevitabile – mi chiedo: quanti sarebbero i lettori? E rimetto i piedi per terra. Nel nostro frenetico e febbricitante vissuto quotidiano, che si alimenta di selfie e di social, sono sempre meno coloro che si azzardano a gettare uno sguardo alle spalle. I confronti con i fantasmi del passato possono risultare imbarazzanti. Meglio evitare.

Anche per i 200 si parte del 1908 – l’anno della nascita del CONI (che, chissà perché i maggiorenti hanno posdatato al 1914 …, c’è chi sospetta per poter fare una festa in diretta tv, …) e delle prime Olimpiadi di Londra, per quanto attiene all’atletica quelle di Dorando Pietri e di Emilio Lunghi –, con il 24”1/5 di Emilio Brambilla, in seguito allenatore di coraggiose suffragette ed estensore del primo corposo trattato di tecnica atletica. Per finire col 19”72 di Pietro Mennea corso nell’altura del Messico. E qui mi permetto una riflessione.

Ho letto che quel record è nel mirino di alcuni velocisti del momento. In particolare sarebbe nelle intenzioni di Eseosa Desalù, straordinario terzo frazionista dell’altrettanto straordinaria 4x100 di Tokyo, ma per ora ancorato ampiamente sopra i 20”. Mi auguro che questo obiettivo – un po’ impegnativo, conveniamone – venga raggiunto al più presto, anche perché quel crono, che figura ancora primato europeo, si appresta ad entrare nel quarantatreesimo anno di vita. Da parte mia, sarei più che felice se a cadere fosse intanto il limite di Pietro sotto i 1000 metri, come dire il 19”96 ottenuto l’anno seguente al record mondiale. Vedremo.

Come invece credo di aver già detto, oltre la ricostruzione “a mattoncini” (come ha suggerito Giorgio Lo Giudice), delle gare-record ho cercato di dotarle anche della foto “del momento”, quella dell’attimo, documento sicuramente più esplicativo di tante parole. Ce n’è in particolare una che non m’è riuscita di trovare: la foto dell’arrivo del primo record mondiale di Berruti nella Semifinale di Roma. Surclassata e cancellata dalla vittoria in Finale. Forse si potrebbe ricavare – ma non ne sono certo – dal film “La Grande Olimpiade”: nel frattempo, se qualcuno volesse indirizzarmi e suggerire dove trovarla, farebbe cosa buona e giusta.

Troverete il tutto nel PDF di apertura: basterà un clic. Buona lettura e buon divertimento, ma con un’avvertenza: questa cronologia, continuiamo a chiamarla così, va letta a piccole dosi, sfiorando il testo con gli occhi, saltando da un periodo all’altro, leggendo qua e là, a più riprese: il diavolo, si dice, si nasconde nei dettagli. Nel nostro caso, i dettagli aiutano a capire (ed a gustare).





 

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