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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Fatti&Misfatti / Nel regno delle magie mediatiche

Lunedì 13 Settembre 2021


tokyo-ferrari

 

In questo tentativo di farsi spazio il basket ancora non sa se Petrucci, che pure viene dalle stesse scuole di Draghi, troverĂ  con Gandini interlocutori per riempire almeno al 50 per cento palazzi costosi che portano in rosso bilanci di societĂ  giĂ  indebitate.

Oscar Eleni

Alla ricerca di denti e memoria per spiegare al colibrì con la gola blu, incontrato sul grande lago salato boliviano di Uyuni, perché il 12 settembre era giorno per un brindisi rievocativo. Nel 1979 Pietro Mennea, correndo nella quarta corsia dell’Azteca di Città del Messico, universiadi, aveva battuto il record mondiale di Tommie Smith sulla stessa pista. L’americano era in terza, come ci ha raccontato Colasante nella sua splendida ricostruzione della storia italiana sui 200. Noi in tribuna, alterati abbastanza per capire gli urli di Minà a cui non passavano il Telegiornale per poter urlare all’Italia del primato.

Una giornata nebioliana, la pioggia salvifica per lucidare tutto, Pietro che parlava di sé in terza persona, una bella storia, strane divagazioni che coinvolgevano un po’ tutti, addirittura la moglie del presidente Leone. Il 12 settembre di quel canto libero, anche se per tornare in albergo, insieme a Piero Mei, geniale collega del Messaggero, ci abbiamo messo una vita. Di maledizioni per il traffico, di minacce per taxisti che allungavano i percorsi, di pensieri cattivi per l’altura che anni dopo ci fece scoprire la vulnerabilità di un poeta guastatore come Gianni Brera.

Per i due viandanti, con aria davvero rarefatta, la liberazione dall’ansia era tutta in una frase mantra: esto Mexico me loca. Vietato correre, ma tanta felicità. Quella che ci era tornata il primo agosto alzando i calici per i due leoni di Tokyo. Tamberi e Jacobs. Poi ancora, per la marcia e Jacobs con Patti, Desalu e un Tortu finalmente liberato dalle catene delle corse nella pubblicità, tutti sospettati dai battuti proprio come Mennea al Messico –, sempre citando Colasante –, quando gli americani ricostruirono tutto e stabilirono che i vantaggi dell’altura avevano mascherato un tempo sopra i 20” così lontano dal 19”72.

Nell’atletica succede da sempre, vi direbbero Kutz e forse anche Zatopek, figurarsi oggi dove gli ulani della WADA antidoping ti cercano anche ai funerali. Certo che si vive nel sospetto. Per troppe cose. Guai trovarsi nel guado da anziani, mentre si litiga su tutto e anche sul vaccino. La carta che dovrebbe permettere libertà d’accesso sarà falsificata in cento modi. Se manca il personale a scuola, negli ospedali, figurarsi se troveranno controllori capaci di scovare, oltre alle nutrie nel freezer del ristoratore evasore dalla dignità umana, quelli che non hanno voluto vaccinarsi, anche se consigliato da tanti, campioni, molti nessuno, dal presidente della Repubblica e ordinato dal presidente del consiglio.

In questo caos mondiale, il custode dello zoo no vax che contagia i gorilla di Atlanta dove già bevono Coca senza zucchero, fra sparatorie ed accoltellamenti, mentre manca acqua anche sul Monviso, scopriamo orticaria per troppo calcio offerto in dosi massicce, anche sull’asse del bagno. Non avevamo dubbi. Certo pallavolo, ciclismo, dove Cassani, uno vero, cittì giubilato e in chiusura, portava, con Colbrelli e la mista, oro secondo tradizione italiana in questo campo dei licenziamenti motivatori, ci hanno distratto, come la finale delle giovani prodigio all’open statunitense, ma niente a paragone con l’atletica post olimpica. Una goduria, anche fra troppe esagerazioni per chi propone lo spettacolo, anche se Zurigo è davvero banca per nobili invenzioni come sarebbe piaciuto al Nebiolo.

Peccato che nel regno dove le magie mediatiche, ma soprattutto i salti di Tamberi, ci stavano esaltando, felici di averlo visto sul tappeto rosso di Venezia e su quello del Letzigrund, sia accaduto qualcosa che deve creare allarme. Le ultime di Jacobs, felice con la bandiera a scacchi a Monza, dove Hamilton e Verstappen hanno cercato di farsi male davvero, queste uscite dell’oro olimpico sui 100 ci hanno messo in allarme. Speriamo che la sua allenatrice della mente, quella che –, lo ha confessato lui al Gramellini nato al Giorno con Grigoletti, ora principe per sogni belli brutti sul Curierun –, lo ha convinto a correre una finale che a cui lui voleva rinunciare perché aveva gambe di piombo (successe a Mennea dopo i 100 a Mosca e prima dell’oro), gli ridefinisca i territori nel nuovo impero costruito dalle sue gambe.

Insomma lo preferiamo quando va a vomitare dopo un duro allenamento con Camossi piuttosto che in certe divagazioni, anche se nel mondo degli uomini con i muscoli di seta queste guerre sono note. Molto prima che Berruti e Ottolina incrociassero i chiodi. Sapevamo che ci sarebbe stato un contatto scintilla con Tortu. Ora se questo serve a migliorare prestazioni, assegni di partecipazione, visibilità, nessun problema. Ma preferiamo l’atletica come la propone Tamberi, come quella degli astisti. Debolezze, forse ricordi dolorosi ai tempi in cui nella Gazzetta di Zanetti e Berra abbiamo scoperto le grandi guerre ideologiche e di Rinnovamento fra le meraviglie di una tribù di grandi artisti in pista e uomini che sapevano cosa dire e cosa fare fuori dagli stadi.

Cara atletica che puoi curare ogni orticaria aiuta anche il basket che nella prossima settimana assegnerà la supercoppa, il primo trofeo dell’anno che in Spagna il Real Madrid ha già portato via al Barcellona risalendo da meno 19. Per arrivare alle finali ad otto di Bologna la medicina di qualificazioni che al momento sembrano allarmare soltanto la Fortitudo Bologna dove Repesa, per amore, nel ricordo di grandi stagioni, sta trovando le stesse trappole che l’anno scorso hanno fatto cadere Romeo Sacchetti, poi purificatosi con le Olimpiadi, dopo essere sfuggito alle lapidazioni federali. Una rivelazione su tutte la neopromossa Tortona che nei quarti affronterà i campioni della Virtus reduci dal bagno rinvigorente di Monaco, 2 sconfitte che dovrebbero aiutare a capire meglio. Così come la sfida Brindisi-Sassari chiarirà come stanno le cose dietro le grandi favorite, curiosi di capire se Treviso, con un bel vestito nuovo potrà disturbare l’Armani reduce dagli aperitivi parigini, uno dolce, uno semi amaro.

Il lunedì del barbiere scrittori ci impedisce di valutare Venezia. In questo tentativo di farsi spazio il basket ancora non sa se Petrucci, che pure viene dalle stesse scuole di Draghi, troverà, con Gandini interlocutori per riempire almeno al 50 per cento palazzi costosi che già portano in rosso bilancia di società indebitate, incapaci di ammettere che in questa situazione sarebbe meglio limitare tutto, dalle spese, ai viaggi, agli ingaggi esagerati. Al momento si spera nei re magi politici, poi si vedrà come distanziare la gente, senza distanziarsi troppo da questi tifosi.

Felici che il turismo abbia scoperto il Molise che per molti capibastone quasi non esiste, un po’ come la Basilicata meravigliosa di Papaleo, ci congediamo con le solite pagelle usa e getta, sapendo che i giocatori sono permalosi quasi come gli allenatori e i dirigenti, come dimostrato nel turbolento e meraviglioso dopo Tokyo delle nostre pallavoliste campioni d’Europa a cui chiediamo, come a tutti i livorosi: cosa avreste scritto dopo il congedo dalle Olimpiadi?

• 10 A Walter FUOCHI e a chi ha collaborato con lui, cominciando da Valentina Desalvo che lasciammo addolorati per i suoi dolori olimpici con l’amata pallavolo e ritrovato al timone dove Repubblica ancora stupisce, per il volumetto “Virtus. La Storia infinita”. Peccato lo abbiano distribuito soltanto a Bologna.

• 9 A Mara CORSOLINI che ancora si batte nello sport, anche nella disabilità, nel ricordo di Gianni, di una vita vera dedicata agli altri.

• 8 A SPAGNOLO, Cremona, e BORTOLANI, Treviso, se ci promettono di andare avanti come hanno iniziato questa stagione. Due giovani di talento che non hanno bisogno di farsi confondere dagli imbonitori.

• 7 A SCARIOLO e MESSINA per aver promesso alla Virtus, all’Armani e al nostro basket di costruire qualcosa che resti nel tempo. Due allenatori famosi, importanti, pieni di medaglie. Bello vederli in battaglia.

• 6 A TORTONA, che comunque meriterebbe un nove, per come si è affacciata nel basket della massima serie. Da neopromossa ha già sbalordito, ma siamo sicuri che ci stupirà ancora sul campo e nel lavoro della società che sa guardare lontano anche se per giocare deve stare fuori sede.

• 5 Ad Ale GENTILE e MEKOWULU, due bei protagonisti di un bel Varese-Sassari, se non faranno subito la pace dopo essersi affrontati a gomiti sguainati sul campo.

• 4 A Jasmin REPESA che sembra finito nella stessa tela di ragno dove Sacchetti perse il cavallo e il posto. Pure lui   ha scelto la Fortitudo dove era stato congedato con lo striscione “Re Pesa”, per amore, ma adesso sembra nei guai. Fortunatamente ha spalle larghe e dal silenzio, forse, farĂ  uscire una squadra quasi vera senza finti eroi.

• 2 A Nicolò MELLI co capitano dell’Armani insieme a Rodriguez se dovesse pensare al passato e ai motivi che lo fecero andar via da Milano. Perdonare è da grandi.

• 1 A Toni KUKOC entrato giustamente nella casa della gloria NBA perché ci viene il magone ogni volta che torna in scena facendoci rimpiangere gli anni in cui l’Italia aveva nel campionato questi campioni. Il suo omaggio a Treviso ci ricorda che qui, spesso, si sono dimenticati della Ghirada e del Palaverde.

• 0 Ad Alberto PIETRINI, pivottone di 2 metri e dieci, visto a Livorno ai tempi del Bucci, avvelenato dal “canestro l’era bono”, quello che se assegnato avrebbe tolto lo scudetto alla Milano di Casalini e Cappellari. Lui, come FROSINI, ha preferito che la figlia facesse pallavolo. Due campionesse. La prima giocherà al Palaverde con Conegliano, spiando la Egonu, la seconda è stata protagonista dell’europeo vinto e ora sogna Scandici anti Conegliano. Il basket non lo assolverà mai perché quella figliola di quasi 1.90 sarebbe state preziosa per un basket che fra uomini e donne non ha più veri pivot.

 

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