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I sentieri di Cimbricus / I padroni? Ancora quelli del Caribe

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Sabato 28 Agosto 2021

 

gardiner-tokyo


Sempre loro. Caribe e dintorni, insulare e costiero. Ma non erano in crisi nera, specie con il paese guida, la Giamaica? A Tokyo, 8-6-7 che per via dell’oro, che pesa di più, è meglio che il 7-12-7 degli USA.

Giorgio Cimbrico

Al bilancio, al quale hanno collaborato otto paesi grandi e piccoli (Giamaica, Bahamas, Portorico, Venezuela, Colombia, Dominicana, Cuba e Grenada), aggiungere la vittoria nel salto triplo del “portoghese” Pedro Pablo Pichardo che per il momento, in fatto di misure, ha fatto meglio per il suo vero paese, Cuba, che per quello adottivo. Per provenienza dei genitori (padre di Barbados, mamma di Trinidad), non per formazione sportiva, al raccolto potrebbe essere associato anche il canadese Andre de Grasse, assiduo frequentatore di podi olimpici e mondiali e finalmente campione.

Per chi poi ama cercare e pescare il pelo nell’uovo, è giusto precisare che la possente portoricana Jasmine Camacho Quinn è nata e cresciuta in South Carolina, ha studiato nel Kentucky e ha pure un fratello, Robert, che gioca nei Miami Dolphins, ma, preso nota del numero delle ostacoliste americane e del sistema dei Trials, non ha avuto dubbi nell’afferrare la chance di gareggiare – e vincere – per il paese di mamma. Un caso Duplantis in salsa caribica che potrebbe far riflettere i depositari delle leggi delle selezioni olimpiche USA. Oltre che le modalità anche le date potrebbero essere oggetto di revisione. In ogni caso, affari loro.

Rimane il fatto che in (quasi) tutte le specialità feudo perduto degli americani, i caribici hanno banchettato e i 400 sono il miglior esempio: primo l’elegantissimo bahamense Gardiner, secondo il colombiano Zambrano, terzo il grenadino James che dopo nove anni (43”94 e oro a Londra) tiene magnificamente la scena. Più o meno lo stesso scenario in campo femminile: prima l’elegantissima bahamense Shaunae Miller (tutti elegantissimi ‘sti bahamensi), seconda la dominicana Marileidy Paulino, caporale dell’aviazione in odore di avanzamento di grado.

Rispetto ad atleti di altri paesi, i caribici ricevono onori riservati a sovrani, a capi di stato, a benefattori, a premi Nobel. Se a St George, capitale di Grenada, esiste il Kirani James Boulevard, se il primo Jumbo delle linee aeree di Trinidad venne battezzato Hasely Crawford, se un’isola con annesso faro venne donata a Keshorn Walcott,, attorno al National Stadium di Kingston le statue celebrative – Arthur Wint, Donald Quarrie, Merlene Ottey, Usain Bolt – hanno formato una specie di Eretteo.

E’ certo che il gruppo si arricchirà quando daranno l’addio anche le due donne più veloci del mondo che, prima di chiudere, meriterebbero il possesso dei record del mondo. Equa divisione: a Shelly Ann Fraser quello dei 100, a Elaine Thompson i 200. Delle due, oltre al raccolto in tema di medaglie, è necessario soprattutto sottolineare la durata: il Razzo Tascabile o Mamma Razzo, corre forte dal 2008 (10”78) e la rivale, quasi sei anni più giovane, ha cominciato a lasciare profonde tracce di sé (10”84) nel 2015. Tutto meno che meteore. Il riferimento a chi ha congelato quei primati non è casuale.

Negli ultimi giorni Elaine – un volto da maga che Hugo Pratt vrebbe perfettamente tratteggiato – ha corso in 10”54 vincendo a Eugene e in 10”64 a Losanna cedendo (mai capitato con un tempo così …) a Shelly Ann che, non lontana dai 35 anni, è diventata in 10”60 la terza di sempre.

Per chi giovane non è più e continua ad avere dimestichezza – la stessa che attempati britannici hanno con ghinee, scellini e penny – con i tempi manuali, un 10”3 spaccato, un 10”3 concesso con una qualche generosità e un 10”4. Tutto sommato, normale per chi viene dallo stesso paese di chi correva, con gentile arrotondamento, i 100 in 9”3 e i 200 in 18”9.

 

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