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Tokyo 2020+1 / (13) A un passo dal record delle medaglie

Giovedì 5 Agosto 2021


rizza


Con i cinque podi di oggi, il bilancio italiano è salito a 35, a un soffio dal massimo registrato nel ’32 e nel ’60. Nelle tre giornate che restano c’è ancora la possibilità di fare ancora meglio. Con qualche rischio, neppure tanto remoto.

MEDAGLIE ITALIA - 35 (7 ORO - 10 ARG - 18 BRO)
CLASSIFICA A PUNTI (10-8-6-5-4-3-2-1) - 269 GARE SU 339 (79%)

1. Stati Uniti 1076,5
2. R.P. Cina 787,2
3. C.O. Russo 625,5
4. Gran Bretagna 589,5
5. Giappone 556,5
6. Australia 460
7. Italia 417,5
8. Germania 416
9. Francia 384,5
10. Olanda 339,5

RED.

I podi di Tokyo e i risultati degli italiani

Proviamo a sfatare una norma che non esiste (e che il CIO non vuole che esista): parliamo della regola per conteggiare le medaglie. Non sappiamo perché in Europa – meglio sarebbe dire, in Italia – il medagliere viene “ordinato” secondo il diverso conio delle medaglie: prima si conteggiano gli ori, a parità gli argenti e via contando. Per gli americani, molto pragmatici e ai quali nessuno può rimproverare la mancanza di senso pratico, prevale sempre il totale. Criterio che noi sposiamo in pieno. Facciamo un esempio: che senso ha che un paese che riporta un oro, venti argenti e trenta bronzi, venga dopo un altro che ha 2 ori e nessun’altra medaglia? E, nel caso, chi ha stabilito questo criterio?

Lungo pistolotto per ricordare che l’Italia – attualmente nona in classifica col criterio prevalente – secondo il totale delle sue 35 medaglie scalerebbe due posizioni per collocarsi alle spalle di Stati Uniti (91), Cina (74), C.O. Russo (58), Gran Bretagna (51), Giappone (46), Australia (41) ma avanti alla Germania (34). Sarebbe una fotografia più fedele del rendimento generale. Per di più ampiamente sostenuta dalla classifica a punti. E qui veniamo al punto: che sta succedendo a questa spedizione azzurra? Che si va scoprendo grande nei numeri non solo per i partecipanti o per la raggiunta (quasi) parità di genere. Che abbiano colto nel segno quei siti americani che accreditavano l'Italia di 41 medaglie? Credo che neppure le ambizioni di Malagò – che da questo versante non pare proprio uno che abbia bisogno di sostegni – si erano spinte fino a questo punto.

Se negli ultimi giorni solo saliti gli ori (siamo a solo uno in meno di quanto ottenuto a Londra e a Rio), la vera sorpresa resta il totale del raccolto, ormai a un soffio dalle 36 medaglie complessive del record toccato a Los Angeles 1932 e Roma 1960. Anche se con scenari ben diversi da quelli di oggi: nel ’32 le gare da medaglia erano un terzo di quelle di Tokyo, nel ’60 erano meno della metà. Ma comunque la si giri, stiamo assistendo a un comportamento che non ha precedenti. Dal 24 luglio in avanti, ogni giorno ha avuto le sue gioie, e - ancora più importante - senza saltarne mai uno.

Oggi, tredicesima giornata di gare, c’è stato addirittura un vero en-plein col bottino di cinque medaglie (erano state quattro in altre tre occasioni): il trionfo di Massimo Stano che porta a tre gli ori dell’Atletica, l’argento in fotofinish di Ranieri Rizza nella Canoa sprint [foto d'apertura], i bronzi del grande Gregorio Paltrinieri in acque libere (il solo ad aver conquistato due podi), del portabandiera Elia Viviani nel suo omnium, ancora sul podio malgrado la nuova formula, e di Viviana Bottaro nel Karate, specialità Kata, in tutti i sensi all'esordio in assoluto.

Se poi ci soffermiamo sulla distribuzione per Federazioni, vediano che in 14 tornano a casa con almeno una medaglia (Judo e Karate appartengono alla stessa parrocchia):

• Nuoto 7 (0/2/5)
• Scherma 5 (0/3/2)
• Atletica 3 (3/0/0)
• Canottaggio 3 (1/0/2)
• Ciclismo 3 (1/0/2)
• Pesistica 3 (0/1/2)
• Judo/Karate 3 (0/0/3)
• Tiro con l’arco 2 (0/1/1)
• Taekwondo 1 (1/0/0)
• Vela 1 (1/0/0)
• Canoa 1 (0/1/0)
• Ginnastica 1 (0/1/0)
• Tiro a volo 1 (0/1/0)
• Pugilato 1 (0/0/1)

Tanto inatteso e ricco questo bilancio che, al di là dei comprensibili entusiasmi, un nuovo rischio Malagò lo potrebbe correre. Quello che qualcuno – pensiamo alla “politica” che molto si è adoperata in questi ultimi tre anni per mettere le mani sul malloppo (tagliando risorse al CONI e creando a piacimento nuovi impieghi e distribuendo prebende a manca e a dritta, per non far nomi leggasi Sport&Salute e Dipartimento Sport, senza turbarsi troppo per capacità e competenze) – possa accreditarsi i traguardi raggiunti a Tokyo, attribuendoli alle fantasiose riforme messe in cantiere e mai varate. Dimenticando volutamente che lo sport, a qualunque livello, lo creano e lo gestiscono le federazioni.

Dite che sarebbe fantascienza, …? Forse, però …    



 

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