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I sentieri di Cimbricus / Il ragazzo che sogna il cambiamento

Martedì 27 Luglio 2021

 

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La vera medaglia d’oro che più desidera Trayvon Bromell, secondo Usain Bolt il favorito dei 100 metri di Tokyo. Con uno scopo: poter indicare strade diverse ai tanti ragazzi che come lui hanno conosciuto solo povertà e violenza.

Giorgio Cimbrico

Prima dell’immancabile aggiornamento, programmato per l’inizio della disfida, i pretendenti alla medaglia d’oro dei 100 godono di queste quote: Trayvon Bromell è a 2, Ronnie Baker (di Louisville come Alì) a 5, Akane Simbine a 6,50, Andre de Grasse a 10, Fred Kerley a 12, Marcell Jacobs a 15. Per quello che hanno fatto vedere nell’ultimo vertice – e per la tecnica di corsa – Kerley è sopravvalutato, Jacobs è sottovalutato (e quasi ignorato da World Athletics). Ma i bookmakers, che di solito vedono lungo e chiaro, nel “mazzo” dei sei hanno messo l’uomo di El Paso-Desenzano ed è un attestato di stima importante.

A questo punto, utilizzando frammenti di una bella intervista uscita sul Guardian, a cura di Sean Ingle, non resta che provare a conoscere il favorito, dotato e armato di un parere che pesa: Usain Bolt, tre volte campione olimpico dei 100, ha indicato il suo successore ed è Bromell, uno che non si è mai arreso e che ora, con 9”77 è entrato tra i magnifici sette di sempre.

“Sono umile e affamato, Cinque anni fa, a Rio, andai in finale e finii ultimo. Non stavo bene. Era solo l’inizio: dopo la staffetta uscii in sedia a rotelle”. Negli anni, un bollettino disperato: gravi infortuni alle ginocchia, lesioni al tendine d’Achille.

“Un medico dopo l’altro. Mi dicevano: non credo che tu possa più correre veloce. Le stagioni passavano, quasi tre senza combinare niente, ma rifiutavo l’idea di chiudere”. Trayvon era uscito allo scoperto nel 2015, a vent’anni: 9”84. Replicato l’anno dopo, prima dei Giochi. Poi, il grande nulla. Sino ai primi segni di risveglio dodici mesi fa, 9”90. “C’ero di nuovo”.

Non gli importa che l’Olimpiade sia deserta, silenziosa, a porte chiuse. “Nessuno mi ha mai guardato mentre crescevo. Nessuno ha mai dato un’occhiata alla vita che mia madre, che lavorava dodici ore al giorno, e io strappavamo con i denti, senza sapere se avremmo avuto un tetto sulla testa, se avremmo potuto pagare le bollette”.

Trayvon è nato a St Petersburg, Florida, dove i ricchi ormeggiano gli yacht e Nick Bollettieri ha casa. Ma c’è anche un South Side, un lato sud, molto oscuro: povertà, gang di strada, violenza. Il suo miglior amico è in galera.

“Molti vogliono la medaglia d‘oro. La voglio anch’io ma con uno scopo: il cambiamento, la possibilità di dare speranza. Voglio che i ragazzi mi guardino e pensino di poter fare quel che io sono riuscito a fare. E’ questa la vera medaglia d‘oro: tutto può essere contro di te, ma non significa che tu debba smettere di combattere. Mi sono rotto ossa e tendini: qualcun altro non sarebbe tornato, io ce l’ho fatta. E’ questo il messaggio che voglio trasmettere. Non sono più il ragazzo che andò a Rio pensando di essere il cane più feroce per uscirne a pezzi. Sono cambiato”.

Il cambiamento passa anche attraverso nuove regole alimentari: “Non mangio più il maiale e evito certe creature che mi disgustano: i frutti di mare e i crostacei sono gli spazzini del mare. E’ tutta roba che non voglio entri nel mio corpo. Chi possiede una Ferrari o una Lamborghini fa rifornimento con benzina scadente?”

Dopo aver corso in 9”77 non lontano da casa, a Miramar, Florida, e aver vinto ai Trials in 9”80, Bromell, dotato di una partenza fulminea (a volte rischiosa), nella prima uscita europea, a Montecarlo, ha interrotto la sua striscia vincente a tre cifre: quinto (Ronnie Baker avanti di un decimo secco, 9”91), battuto anche da Marcel Jacobs, sceso per la seconda volta sotto i 10”. Alla seconda, a Gateshead, ha ricominciato a metter le cose in ordine: vittoria in 9”98. Poi, via verso Oriente. “Il favorito è lui”, dice Usain, annunciando l’inizio di una nuova era: AB, After Bolt.


Foto: worldathletics.org  

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