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Osservatorio / I rischi per gli Europei Roma 2024

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Giovedì 15 Luglio 2021

 

roma-24 


Le bizzarre manovre attorno all’organizzazione dei Campionati ’24, con l’ipotesi di costituire una nuova Fondazione, meriterebbe maggiore attenzione da parte del CONI: a chi toccherebbe, altrimenti, pretendere chiarezza?

Luciano Barra

Credo che dovrò chiedere all’attuale FIDAL un’integrazione sulla mia pensione. Infatti, in forza del fatto che vivo su una collina toscana e che Gianfranco Colasante ha voluto intitolare i miei articoli su www.sportolimpico.it come “Osservatorio”, in questi ultimi anni ho dovuto mettere a segno molti interventi su quanto accade nello sport ed in particolare nell’atletica. Ora, purtroppo, gli episodi che si ripetono sono ormai quotidiani e questo mi sta costringendo ad un superlavoro che, per uno ormai vicini agli “anta”, sta diventano quasi un lavoro.

Ecco spiegato il motivo della mia richiesta di integrazione di pensione. Speriamo che il Presidente del CONI esprima parere favorevole non dimenticando di essere stato fra i primi l’ispiratore ed il supporter alla sua candidatura a presidente del CONI (ne ho le prove). Ma come è noto la riconoscenza non è una scienza esatta.

Allora torniamo ai Campionati Europei 2024. Ho seguito (e qualche volta anche criticato) l’excursus di questa candidatura. Personalmente ho avuto la fortuna di partecipare a molte candidature sia da parte italiana che dall’altra parte (Federazione Europea, Mondiale e CIO) e di aver scritto proprio per la Federazione Europea le “guidelines” che portano alla costruzione di una candidatura ed all’assegnazione della stessa.

Devo confessare che mai avevo avuto la possibilità di toccare con mano una candidatura così forte come quella di Roma 2024. Neanche ai tempi di Nebiolo eravamo riusciti a mettere in piedi una proposta che avesse tali appoggi politici ed altrettanti supporti economici. E già di per sé un merito.

Al riguardo pur essendo stato altre volte critico (con articoli ed interventi diretti) sulla presidenza di Alfio Giomi devo dire che in questa occasione si è superato. Riuscire a passare attraverso tre diversi governi (la corsa è incominciata ad Ottobre del 2019 con il Ministro Spadafora presente ai Mondiali di Doha e lì incontrare sia il presidente della IAAF Sebastian Coe che quello della EA Svein Arne Hansen), attraverso il Comune di Roma, la Regione Lazio, il CONI e Sport & Salute. Per chi sa un po' di politica sa perfettamente che le istituzioni pubbliche citate sono governate da persone che rappresentano tre diversi partiti politici, con le differenze ben note. Anche all’interno dello sport fra CONI e Sport & Salute non sono proprio rose e fiori.

Il lungo excursus durato più di anno ha suggerito (come d’altronde fatto per i Giochi Olimpici di Milano/Cortina) la soluzione di delegare l’organizzazione ad una Fondazione. La stessa EA ha richiesto, prima di assegnare formalmente l’evento, una chiarezza su quanto sarebbe avvenuto. Giomi facendo il consueto giro delle sette chiese è riuscito a metter d’accordo le 5 diverse entità (non dimentichiamo che il Comune di Roma era lo stesso che negò l’appoggio alla Candidatura dei Giochi Olimpici), costituire la Fondazione e soprattutto ottenere garanzie in cash o in value-in-kind di circa venti milioni di euro. Mai, neanche ai tempi di Nebiolo, eravamo riusciti a tanto. Il lungo processo si è chiuso con le delibere della FIDAL del 9 ottobre e del 18 dicembre 2020.

Ora si accusa Giomi di essersi voluto costruire una poltrona post-presidenza della FIDAL. Può anche darsi e non ci vedo nulla di male. Peccato che lo stesso Giomi ha scritto proprio ora ai soci della Fondazione che se il suo nome dovesse diventare un problema, lui è pronto a fare un passo indietro. Prima di ciò aveva proposto una modifica con l’inserimento del nuovo presidente della FIDAL nel consiglio della Fondazione.

Tutto ciò non è stato sufficiente per l’avidità di chi sta ora al governo. Ma non per ambire ad un miglioramento organizzativo, ma solo per acquisire il potere e la gestione finanziaria del campionato con la possibilità di utilizzarne le risorse in maniera più facile rispetto a quelle della Federazione, vista la sua minoranza in Consiglio.

Ora Mei ha provato a convocare un consiglio straordinario avete come oggetto “Comitato Organizzatore dei Campionati Europei di Atletica Leggera Roma 2024 – Costituzione nuova Fondazione edelega al Presidente Federale agli adempimenti conseguenti e ad all’eventuale nomina dei Componenti del Consiglio di Amministrazione.” Sappiamo come andata. Il Consiglio non si è fatto anche perché non sono stati mandati i documenti necessari alla discussione. Ma non è questo l’aspetto importante.

Come si può pensare di costituire una nuova Fondazione con una Fondazione già esistente? Ma si può perdere un altro anno per nuove pratiche burocratiche? Ma come si può pensare che le istituzioni pubbliche, che hanno dato le garanzie economiche, siano disponibili a cedere il proprio ruolo nella Fondazione per far posto ai quattro Consiglieri (la maggioranza) richiesti da Mei? Per fare poi lui il Presidente? Ma non c’è il rischio di perdere le garanzie finanziarie? Mai dimenticando che ad ottobre il Comune di Roma andrà alle nuove elezioni…

Ora vediamo che si chiama in causa, forse artatamente, la Vezzali e la EA. Quest’ultima è già molto “urtata” con il nuovo presidente della FIDAL per aver lui voluto cancellare i Campionati Europei Giovanili di Rieti per poi darne la responsabilità alla EA stessa, in un momento in cui tutto lo sport italiano riapriva le porte a moltissimi eventi. I motivi erano ben altri e tutti legati ad aspetti economici ed organizzativi della FIDAL stessa. Più recentemente, alcune settimane prima della finale della Team Championship, Mei ha richiesto alla EA di spostare l’evento a dopo le Olimpiadi ed ha provato ad avere dalla sua parte altre Federazioni Europee, cosa che ha infastidito non poco l’Associazione Europea. Federazione che in principio è contraria a che un presidente di Federazione faccia anche il presidente del Comitato Organizzatore di una manifestazione così impegnativa.

Tutto questo, e quanto altro capitato di recente, avviene sotto gli occhi distratti del CONI. Il CONI che sta usando la povera Anna Riccardi per un ruolo perlomeno ambiguo. Lei siede nel Consiglio della FIDAL con diritto a voto in quanto membro del Consiglio della World Athletics e non del CONI. Lei, in pieno contrasto d’interesse, ha dovuto subire la posizione di Mei a supporto di Schwazer contro la posizione della stessa World Athletics. Qualcuno in maniera malvagia l’ha definita “il cagnolino al guinzaglio di Malagò”. Malagò che l’aveva già immolata a rinunciare alla vice-presidenza della WA, fortemente voluta da Seb Coe, per fare un piacere a Sergej Bubka, che altrimenti non sarebbe stato elegibile. Peccato che poi Bubka non abbia votato per Milano/Cortina come chi è informato sa bene …

Fino a quando tutto ciò proseguirà? Ma non è il caso di staccare la spina, ri-azzerare tutto e ricominciare da capo. L’atletica non è uno “sport minore” – come affermato in autorevole sede da un meno autorevole rappresentante della FIDAL stessa. L’Atletica è qualcosa di più e non merita queste figuracce nazionali ed internazionali.

               

               

 

 

 

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