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Duribanchi / Ha vinto l'Italia che non si arrende

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Martedì 13 Luglio 2021

 

italy-champion 


Noi e loro. Noi campioni d'Europa anche perché campioni di umiltà. La verità è che a volte capita di cogliere l'attimo: “carpe diem” come invitavano i latini. E di fare la cosa “perfetta”. Mentre loro, ...

Andrea Bosco

Dove eravamo rimasti? Giovedì sarà in libreria, con questo titolo, l'ennesimo saggio dedicato a Indro Montanelli. Icona italiana che ancora divide e la cosa, sono sicuro, gli avrebbe fatto un immenso piacere. Titolo che deve qualche cosa a Enzo Tortora che con quella domanda riprese a “Portobello” il suo rapporto con il pubblico televisivo. Siamo rimasti che l'Italia ha vinto l'Europeo a spese degli inglesi che il torneo (sei gare su sette disputate in casa) se l'erano visto, dal despota Ceferin, confezionato a misura. Non ci sono state “porcate” arbitrali.

E magari per questo, i sudditi (pedatori) di Elisabetta (Dio sempre salvi la Regina che non può non ispirare simpatia) alla fine, abiurando alla proverbiale flemma e assai poco sportivamente, dopo averla ricevuta, la medaglia del secondo posto (insomma: dei perdenti) se la sono tutti sfilata. Sta di fatto che hanno perso. E che con Spinazzola in campo l'Italia avrebbe vinto, probabilmente nei tempi regolamentari. Che Donnarumma ha parato anche le “formiche volanti” che pare si aggirassero a Wembley, che Bonucci e Chiellini hanno spiegato (sul campo) ad Arrigo Sacchi che avrebbe fatto meglio a stare zitto. Che King Kong Giorgio ha fatto una pernacchia a Bonolis che ormai non fa ridere neppure se ti fanno il solletico sotto ai piedi. Che una pernacchia ancora più grande (agli inglesi) l'hanno fatta gli scozzesi che avevano alla vigilia trasformato proprio Chiellini in quel Wallace che in una celebre battaglia alla Perfida Albione aveva fatto un mazzo epico.

Ho detto Albione perché dal Paradiso dei radio-telecronisti, Nick Carosio che già con quel gol di Capello aveva coronato uno dei suoi “proibiti” sogni (vincere a Wembley nei minuti finali) certamente avrà brindato con uno dei suoi memorabili “affumicati” delle Isole. Ha vinto il “sognatore” Mancini e ha vinto Gianlucaccio Vialli, simbolo dell'Italia che non si arrende. Non starò qui a spiegare per quale motivo Vialli sia un grande uomo. Hanno vinto gli italiani. Senza star, senza divi, senza attaccanti della caratura di un Riva o di un Paolo Rossi. Ha vinto l'Italia, che Mancini è riuscito a far diventare “collettivo”. Giocando un calcio mai visto, bello la sua parte. Un calcio “crociano” se mi si passa il termine.

In una squadra che non aveva attaccanti di razza, ma neppure “geni della lampada” alla Baggio, alla Totti e alla Del Piero. Ma che ha quella che a Napoli definiscono “cazzimma”. Con Donnarumma in versione Buffon 2006, Chiellini nei panni che furono di Cannavaro e l'ultras Leonardo Bonucci al quale la moglie dopo un mese aveva twittato “anche una mollica di pane a questo punto sembra erotica” in quelli di Materazzi. Questa della coatta castità è una cosa che la Federazione di Gravina dovrà esaminare. Un mese di astinenza è tanto. Ma Gravina va capito: sai che bordello sui social e sui media se l'Italia avesse fatto (e fosse trapelato) come gli olandesi ai mondiali in Germania?

Quelli che dovevano essere del “divino 14” e che invece alla fine furono quelli dei tedeschi? Campioni d'Europa anche perché campioni di umiltà. La verità è che a volte capita di cogliere l'attimo: “carpe diem” come invitavano i latini. E di fare la cosa “perfetta”. E allora scrivi “Il giovane Holden” e di meglio non potrai mai fare. E allora dipingi “Guernica” e fai la storia. E allora componi “Like a rolling stone” e metti in musica la canzone più bella del folk-rock. O dirigi “Quarto potere” che la critica reputa “il film perfetto”. Capita. E quando capita, ogni paragone si squaglia. E allora capisci che in fondo il tuo Paese che ha millanta difetti, millanta ingiustizie, millanta zone oscure, millanta scandali e millanta voci che rasentano l'oscenità, in fondo ha capacità e qualità sottovalutate.

Domani torneremo tutti a dividerci e a protestare: i mille campanili del paese che non comunica. Destra e sinistra in Parlamento. Interisti, juventini, milanisti, romanisti, napoletani allo stadio. Quando si potrà: Covid permettendo e sperando che la gioia di una notte non si trasformi nella notte dei contagi. Gli inglesi hanno l'Aston Martin. Beh a Maranello fabbricano quella “rossa” nota come Ferrari. Anche se un Hamilton dai tempi di Ascari, da noi, non nasce. Hanno sempre avuto ottimi ciclisti, ma anche noi nella specialità siamo messi bene. E comunque un Fausto Coppi loro non lo hanno avuto. Né un Gino Bartali che fu assai più che un ciclista. Loro hanno James Bond. Noi Montalbano che sarà anche siculo nei modi, ma che come sciupa-femmine (Michela, vedi di rompere) non teme la concorrenza di 007.

Sul tema consiglio il video prodotto (prima della finale di Wembley) da RussoCapri.com, azienda di abbigliamento. A testimonianza che a Napoli e dintorni il genio e l'umorismo traboccano. Torniamo a “loro” e al loro rito (al latte o al limone) pomeridiano. Vuoi mettere il nostro caffè? La nostra “tazzulella”? Per vini e formaggi vinciamo 6-0, 6-0, 6-0. Per la moda idem, nonostante Mary Quant e le loro cravatte, che grazie al partenopeo Marinella, anche in Italia abbiamo imparato a conoscere: Armani e Versace sono italiani. E se a Londra Norman Foster ha costruito meraviglie al di qua e al di là del Tamigi, a Milano City Life qualche cosina interessante anche noi l'abbiamo messa in pedi. Loro hanno la BBC (nonostante da qualche tempo non se la passi bene) e noi la RAI. Che sarebbe una gran bella azienda, se solo i partiti si togliessero dagli zebedei. Noi abbiamo Domenico Modugno, ma qui per noi è durissima visto che loro hanno i Beatles. Loro hanno la birra scura. Noi splendide birre chiare. Loro fish and chips (che neppure pare siano stati loro ad inventare) ma noi abbiamo gli spaghetti, la mozzarella e la pizza. E ho detto “poco”: alla principe De Curtis.

Loro hanno Shakespeare che è stato il miglior centravanti della Letteratura. Ma noi abbiamo Dante Alighieri: non proprio pizza e fichi. Quanto a marmo, colori e pennelli, loro giocano in LBA. Noi con Caravaggio e Michelangelo in NBA. Poi quando dalla panchina si alza quello nato a Vinci, la sintonia gira sul campionato di Marte. Loro hanno avuto Lawrance, nel cinema (nel teatro). Ma da loro una Sofia semplicemente non può nascere. Loro hanno avuto Nelson, ma leggete la storia, quel Sebastiano Venier capitano da mar veneziano a Lepanto non era un marinaio di livello inferiore. Loro hanno avuto Wellington e qui non c'è storia visto che si tratta del generale che sconfisse Napoleone. Noi per poter competere dovremmo tornare a Giulio Cesare o a Scipione che ridusse Cartagine in macerie. Loro hanno avuto la “rivoluzione industriale”, noi ci siamo fermati al Rinascimento. Loro hanno sconfitto prima l'Armada di quegli sboroni degli spagnoli. E secoli dopo hanno detto al baffetto psicopatico che “non si sarebbero mai arresi”. Sono stati di parola.

Noi abbiamo il ricordo dei Mille e di Garibaldi, anche se come ha scritto Aldo Cazzullo, se digiti su Google “Giuseppe” non ti esce l'Eroe dei due Mondi, ma l'avvocato di Volturara Appula. A dimostrazione che il santone newyorkese aveva torto: certi sconosciuti dopo essersi presi i canonici 15 minuti di celebrità, esagerano e mettono radici. Dal libro autobiografico di Roccobello sarà tratto un film. Mentre Pupi Avati per il suo progetto su Dante sta ancora cercando finanziamenti. Poi ci sarebbe quella faccenda che loro non credono all'infallibilità del Papa e neppure ti rispondono se parli di Spirito Santo o di verginità della Madonna. Loro sono massimamente protestanti, noi cattolici. Loro sui diritti e le garanzie delle persone sono avanti, noi abbiamo qualche problema a tenere il passo. Loro hanno gli autobus rossi a due piani, noi li abbiamo ad un piano e verdi: quando non risultino ricoperti da chilometri di pubblicità.

Noi e loro: con un irrisolto quesito. Perché l'erba inglese è sempre dannatamente più verde della nostra? Non parlo di tennis: da noi si gioca sulla terra rossa e il quesito non si pone. A Wimbledon si è cimentato un gigante romano di 1.97 che ha perso la finale pur giocando un ottimo tennis. Ma Matteo Berrettini aveva di fronte il numero uno del mondo. Un serbo che non ispira simpatia ma che è una macchina da tennis: capace di mandare dall'altra parte della rete sistematicamente anche le zanzare. Superlativo. Visto che qui si parla (non il sottoscritto) con competenza di basket diciamo che Nole il serbo è l'equivalente, nel basket NBA, dell'uomo da Indiana, Larry Bird. Prima che un grande attaccante, un prodigioso difensore, dotato di una disumana durezza mentale. Nole manda ai “pazzi” i suoi avversari. E vince. Forse, dopo aver vinto sulla terra rossa e sull'erba, lo farà anche sul cemento. E sarebbe Grande Slam.

Tornando agli inglesi e a noi. E' dal 1966 che calcisticamente a livello nazionale non vincono un tubo. Quella volta   ( sempre a casa loro ) grassarono contro i tedeschi . Ma allora non c'era il Var. Non ditelo però ai danesi. Vi risponderebbero che sarebbe stata la stessa cosa. Quell'anno i nostri eroi diretti da Mondino Fabbri furono eliminati dal gol di un odontotecnico coreano. Al ritorno in Italia furono accolti a pomodori e uova marce. E spregiativamente indicati dal piĂą grande giornalista sportivo di quei tempi, Gioanbrerafucarlo, con il termine di “ abatini “ . Tradotto : fighetti con nei e parrucca, danzanti sulle note del minuetto di Boccherini . Altri tempi. Oggi la sentenza di Gary Lineker “ il calcio è quello sport dove 11 giocano contro 11 e alla fine vincono tedeschi “ va riscritto . Alla fine vincono gli italiani. Fanno due Europei e quattro Rimet, come si chiamava una volta la Coppa del Mondo. Una volta “ loro “ erano i maestri. Si sentivano talmente superiori che neppure partecipavano. Poi la musica è cambiata. E quella italiana è davvero una bella musica . PerchĂ© se sullo spartito viaggiano le note di Rossini è, come si dice, un “ crescendo “ . Travate a Mancini un centravanti, che magari ci divertiamo. Anche in Qatar.

 

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