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I sentieri di Cimbricus / Tokyo val bene una canna?

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Lunedì 5 Luglio 2021

 

richardson


Gli assenti e gli esclusi: breve galleria di quelli che per un verso o per l’altro non ce l’hanno fatta (negli USA e dintorni), ma anche quelli che per altro (testosterone, doping, ecc.) dovranno rassegnarsi a restare a casa. E’ l’atletica, bellezza!

 

Giorgio Cimbrico

Con tutti quelli e quelle che non ci saranno, possibile metter in scena un eccellente meeting. Le stelle più luminose che staranno a guardare vengono dalla categoria dei “distratti”: Christian Coleman e Salwa Eid Naser che saltano con disinvoltura o superficialità controlli domiciliari (“Cose che capitano” è stato il commento della nigeriana che corre sotto la bandiera del Bahrain) e Sha’Carry Richardson che finisce nei fumi della cannabis proclamando via social (è seguitissima soprattutto per il look, non precisamente raffinato) la propria umanità. Tokyo val bene una canna?

Brianna Rollins, da un po’ di tempo McNeal, non difenderà il titolo dei 100H conquistato a Rio: per lei richiesti cinque anni di bando per positività e manipolazione. Era riuscita a correre a Eugene, e a finire seconda, in forza di una sua istanza di revisione che in un primo tempo non era stata respinta dal TAS, ma ora l’iter è finito e le speranze prosciugate.

Donne con differenti profili ormonali: nella categoria erano finite Caster Semenya, Francine Nyonsaba e Margaret Wambui. Ora tocca ai due prodigi 18.enni di Namibia Christine Mboma, 48”54, e Beatrice Masilingi, 49”53. Non è ufficiale ma a Tokyo potrebbero esserci, però sui 200 che non rientrano nell’area delle distanze, dai 400 al miglio, che, secondo la commissione scientifica di WA, è quella in cui la produzione eccessiva di testosterone darebbe vantaggi molto sostanziosi. Le due formidabili ragazzine hanno personali di 22”67 e 22”65. Sul giro di pista, altra musica, specie Mboma.

C’è chi non ce l’ha fatta sul campo perché ha avuto in sorte di finire in gare pazzesche, come Tamara Clark, 21”98 e quarta a Eugene. A Pam Marshall era capitato di non vincere in 21”93 agli ultranoti Trials di Indianapolis ‘88, quelli di FloJo, ma la selezione venne conquistata. Hayward Field amaro anche per Darrell Hill (quasi 22 di peso non sono serviti), per Shamier Little, fuori con 53”17 ed esplosa tardivamente a Stoccolma con 52”39, e per Donavan Brazier: il campione del mondo degli 800 è finito come un trottatore in rottura e infatti lui ha comunicato che qualcosa si è rotto: tibia incrinata per superlavoro.

Missione compiuta a metà per Kenny Bednarek, promosso nei 200, secondo in 19”78, e quarto nei 100 in, 9”89, e per l’ex-quattrocentista Fred Kerley, terzo nei 100 in 9”86 e quarto nei 200 in 19”90. Di fronte a prestazioni del genere, viene voglia di chiedere una revisione sui contingenti permessi, ma tornare a vecchi tempi gloriosi e mitologici può far solo parte di un repertorio di romanticherie, ormai fuori posto. Fatali i Trials, questa volta giamaicani, per il disordinato ostacolista Omar McLeod, unico della specie a esser sceso sotto i 13”0 e sotto i 10”0. Non difenderà il titolo di Rio e, a onor del vero, contro Grant Holloway, aveva chances piccole come una nocciola.

Impelagato in affari privati poco chiari, Conseslus Kipruto non è riuscito neppure a raggiungere il traguardo ai Trials di Kasarani e a occhio il Kenya ammainerà bandiera, con irruzione della nuova scuola etiope. Quarto il più forte migliarolo del mondo, Timothy Cheruiyot quello che corre con testa e busto così in avanti da rischiare di finire a pelle di leone o di leopardo. Lo può salvare il fatto che spesso i Trials si trasformano in Duals e il terzo viene deciso dai vertici. Buona fortuna.

Bandiera bianca di Tomas Rohler, per qualche settimana ancora campione olimpico in carica: le condizioni fisiche hanno consigliato il campione di Jena a lasciar perdere. Il titolo rimarrà in Germania passando dalla Turingia alla Sassonia di Yohannes Vetter che spedisce a 90, e molto più, come Armand Duplantis salta 6 metri. Fine della corsa anche per Adam Kszczot, finisseur di felina abilità (ama i gatti e costruisce per loro casette e passerelle) che può lasciare in un momento florido per il mezzo miglio polacco: quattro sotto 1’45”.

All’Olimpiade, come capita dal 1992, non mancherà Jesus Angel Garcia, madrileno non lontano dai 52 anni, campione del mondo della 50 km nel ’93 quando molti di quelli che formeranno le liste di partenza a Tokyo non erano nati. Otto Giochi di fila: nell’atletica non ce l’aveva mai fatta nessuno. A quota 9 era giunto l’austriaco Hurbert Raudaschl ma, con tutto il rispetto, la vela è un’altra cosa.

PS. – Uno dei classici olandesi è rappresentato dalla distilleria Bols, gin e affini. Ora, senza la “s” finale, c’è Femke Bol, la ragazza con il piede leggero che tappa dopo tappa è diventata la quarta di sempre nei 400H. Sydney McLaughlin dovrà impegnarsi a fondo per aver la meglio su Femke, pallidina e sottile, ma incapace di sentire i morsi della fatica.  

 

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