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Duribanchi / Ogni secolo ha la sua messa

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Martedì 29 Giugno 2021

 

vialli 

 

Sempre più siamo il paese della vergogna. Intanto siamo “liberi” senza mascherina, ma la variante Delta avanza in mezzo mondo e il timore è che a settembre si possa nuovamente precipitare nel guano di una pandemia inarrestabile.

 

Andrea Bosco

La vergogna è nei fatti. Un uomo che al gaypride di Milano per rivendicare i diritti omosessuali ha indossato minigonna e tacchi a spillo brandendo una croce. Una vergogna – per dirla con il Bardo – che non ha imporporato le gote del cattolico sindaco Beppe Sala presente a quel raduno. Silente la maggior parte dei media. Banalizzazione stile Mary Quant della figura di Gesù Cristo. Dio o semplicemente Uomo: comunque un rivoluzionario del pensiero. Ora: il papa morto dopo soli 60 giorni disse, suscitando scalpore, che “Dio è anche mamma”. Essendo Spirito neppure andrebbe disquisito sul suo “sesso”. E men che meno, con buona pace per l'opera di millanta artisti, sul colore della sua pelle.

La natura di Dio è misteriosa. Solo chi ha la fede – così recitano le Scritture – può arrivare a comprenderla. Ma le medesime Scritture descrivono il Cristo Uomo. Laicamente reputo che la descrizione disegni un Essere Umano. Senza eccezione di sesso. Ma nel rispetto di quella Figura. Sindaco Sala: dov'è il suo rossore? Una parola di condanna per un gesto che se infastidisce un laico, figuriamoci un osservante? Come fa un cattolico a restare in silenzio davanti ad un simile scempio? Addirittura partecipando, fianco a fianco, con chi lo scempio ha inscenato?

A Torino un ragazzo dichiaratamente gay, si è tolto la vita, non potendo più sopportare il barbaro bullismo dei coetanei. L'ennesima vittima di un mondo feroce. Ma non è facendo indossare un tacco tredici a Gesù Cristo che le cose cambieranno. Cambieranno con le azioni. Anche dure, se necessario.

Lasciate stare Gesù Cristo: invece che dileggiarlo provate a studiarlo. Henri Michaux, spiegando che ogni secolo ha la sua messa, si chiedeva cosa il mondo ancora attendesse per “istituire una grandiosa cerimonia di disgusto”.

La vergogna saltella. Dall'erario che per il mancato pagamento di un centesimo (una di quelle inutili monetine color rame che avrebbero dovuto essere abolite e che invece ancora vengono coniate) stava per mandare in fallimento un imprenditore impedendogli di partecipare a qualsiasi gara d'appalto, all'incredibile sicumera con la quale i media discettano sulla politica.

Parentesi: è riapparso (dopo lunga assenza) Giuseppe Conte sui teleschermi. 24 minuti di spiegazioni e 30 di interviste. Con il conosciuto egocentrismo. Io, moi, eccetera. In soldoni (Conte dixit): o caro Beppe Grillo divento il leader dei 5 Stelle con pieni poteri, oppure tolgo il disturbo. Ma meglio se lo togli, tu. Tra i pieni poteri rivendicati da Conte anche la centralità della comunicazione. Se torno, Rocco Casalino ve lo ribeccate. Tradotto: “Io so’ io e voi, eccetera”. Vista da fuori: meglio il Guitto con casco da marziano e pietra pomice o l’Azzeccagarbugli del pueblo vicino all'Opus Dei e amato dai gesuiti?

Dilemma che i parlamentari non hanno: l'unico che li arrovella è il “terzo mandato”. La poltrona, lo stipendio, il vitalizio, la “crana”. Quando gli potrebbe ricapitare ai Penta di poter intortare la “gente” con cazzate del tipo “uno vale uno”? Il “tonno” se lo sono mangiato. L'olio è finito ad ungere gli scranni. E la scatoletta tra i rifiuti che appestano la Roma governata da Virginia Raggi. Durante la conferenza stampa è successo anche questo: sono il Tal dei Tali di La7, giornalista ed iscritto. Chiede Giuseppi: “Lo è ancora?”. Spiega il Tal dei Tali (per la serie chi se ne frega): “Sì, ma sono molto deluso”.

Un giornalista può fare politica? Ovviamente può farla. Ma non può usare il microfono per parlare durante una conferenza stampa delle proprie delusioni (politiche). Non è professionale. Poi ognuno segue chi vuole. Anche un partito (pardon Movimento) che elegge misteri buffi alla Toni Nelli.  

Torniamo al Paese: dove senza vergogna il ministro della Giustizia circola avendo sullo stomaco (ce l'avrà?) il peso di aver permesso di spostare un pluriomicida come Cesare Battisti in un carcere di gradimento del pluri-omicida, già pluri-latitante, mai pentito, arrogante con i parenti delle vittime, con lo Stato, con il governo. Questo Paese è una barzelletta: che non fa ridere.

Mentre si celebrano (per quanto riguarda le cerimonie l'Italia è imbattibile) le vittime del maledetto aereo precipitato con 80 persone ad Ustica, quasi certamente colpito da un missile nel contesto di una inconfessabile guerra. Mentre il corpo della povera Saman ancora non si trova, ma neppure si riesce a rintracciare lo zio (presunto) assassino svanito in qualche comunità pakistana del Continente. Mentre siamo “liberi” senza mascherina, ma la variante Delta avanza in mezzo mondo (vietato chiamarla Indiana, che a altrimenti a Delhi si incazzano) e il timore è che a settembre, nonostante il gran lavoro dell'Alpino che terrorizza Michela Murgia, si possa nuovamente precipitare nel guano di una pandemia inarrestabile. Mentre a Milano il centrodestra sta esprimendo il peggio di sé ancora alchemicamente alla ricerca di un candidato da opporre al cattolico (non imbarazzato dal Cristo in tacchi a spillo) Beppe Sala.

Mentre l'Europa ha dedicato nove minuti (dicesi 9 minuti) alla questione migranti, auspicando ipocritamente che su base volontaria ogni paese possa ascoltare il Papa, mettendosi una mano sul cuore e aiutando quanti scappano da carestie, guerre e malattie. Mentre il governo danese, di sinistra se uno ce n'è, quella socialdemocrazia del Nord avanzata rispetto al gretto meridione del Continente, spiazza tutti spiegando che “col cavolo” che si accollerà i migranti che arrivano in Italia, Grecia e Spagna (Malta lasciamo perdere, perché ormai li respinge tutti)". Mentre ogni islamico che al grido di "Allah è grande" scanna il prossimo viene immediatamente derubricato come “affetto da problemi mentali", perché non sia mai che si affronti il problema Islam per quello che è: una religione che non tollera gli “infedeli".

Vado avanti? No: basta. Non resta che lo sport. Almeno la parte sana. E la parte sana è quell'abbraccio tra Gianluca Vialli e Roberto Mancini alla fine di Italia-Austria. Il passionale, provato dalla vita che con coraggio ha reagito ai marosi. E il “freddo", che poi tanto freddo non è: amici da sempre. Le facce belle del calcio italiano. Assieme a quella di Pessina. Date a vita il premio “allenatore dell'anno" a Giampiero Gasperini. Pessina avrebbe dovuto portare (in nazionale) la sacca ai “vecchi". Ora segna gol determinanti. Lui, Locatelli e Spinazzola sono la conferma che qualche cosa nelle grandi società non funziona. Si comprano brocchi stranieri a cifre spaventose e si lasciano andare talenti nostrani per pochi copechi, salvo scoprire che di diamanti si trattava: grezzi ma diamanti. Milan e Juventus: colpevoli. Anzi gira un “wanted" per l'Europa con la faccia di Fabio Paratici. Risparmio i dettagli.

Li vorrei, i dettagli, dal collega del Corriere della Sera Giorgio Terruzzi che ha spiegato i motivi per i quali la Ferrari è ormai condannata a gareggiare al massimo per la quinta / sesta posizione. Quindi per recitare da comparsa. Capisco poco di questi regolamenti della Formula Uno, ma soprattutto non capisco quali siano i motivi per i quali la Ferrari sia progressivamente precipitata in questo baratro senza fine. Come mai le altre progrediscono (non solo la Red Bull e la Mercedes) e la Ferrari invece mai? Cosa è veramente successo a Maranello? Di chi sono le responsabilità? Chi ha sbagliato? In cosa si è sbagliato? E come mai non si riesce a rimediare? Magari anche a SportOlimpico c'è qualcuno in grado di darmi qualche risposta. Gliene sarei grato.

 

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