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I sentieri di Cimbricus / Tutto passa, tutto cambia (e in fretta)

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Domenica 27 Giugno 2021

 

felix 


Storie in parellelo, ritorni annunciati e dagli esisti diversi. Da un lato il tramonto di Mo, dall’altro il rilancio di due stelle della pista, Fraser e Felix. Ma se il tempo non fa sconti, c’è chi può anche aspettare …

Giorgio Cimbrico

Tutto passa. E il Padre Tempo ha emesso il suo verdetto, ha scritto il cronista del Guardian che ha seguito l’ultimo tentativo di Mohamed Farah: in una serata fredda e ventosa a Manchester, in solitudine negli ultimi tre chilometri dopo l’aiuto prestato dall’amico Bashir Abdi (belga e con le stesse radici somale di Mo), Farah ha chiuso in 27:47, quasi venti secondi sopra il minimo olimpico. A Tokyo non potrà difendere il titolo che aveva conquistato a Londra e conservato a Rio.

Farah, gambe come arbusti scheletrici, due doppiette olimpiche 5000-10.000 come Lasse Viren, due doppiette mondiali più un paio di altri titoli globali e un paio di sconfitte, pure quelle globali, un lungo rapporto con Alberto Salazar, un tentativo di avventura nella maratona, una vittoria a Chicago, un terzo posto a Londra, il record dell’ora, il tentativo di tornare in pista quando i 38 anni sono ormai alle spalle, la gara extra dentro i campionai britannici (a lui si poteva concedere…), la speranza, la resa.

Tutto passa. Nel Super Saturday di nove anni fa 80.000 delirarono allo Stadio Olimpico dell’estremo East End londinese e 12 milioni erano davanti alla tv per le vittorie di Mohamed, di Greg Rutherford, di Jessica Ennis: tre medaglie d’oro in poco più di un’ora, una Golden Age accelerata nella seconda età elisabettiana. Ora, in 1000 allo stadio regionale di Manchester e in qualche migliaio su You Yube: la BBC ha deciso di non dare in diretta i campionati. Tutto passa, tutto cambia.

Farah, nato a Mogadiscio, inglese da quando aveva 10 anni, non è il tipo che se ne va in silenzio: “E’ dura. Ho avuto una carriera fantastica e ora sto vivendo uno shock e in realtà non so cosa dire. Sono stato fortunato a raccogliere così tante medaglie e così ora posso domandami: devo preoccuparmi se non posso più competere con i migliori? Ora avrà il tempo di stare con i miei figli. Ho dato quello che avevo, ho provato, ho sperato, ho sputato i polmoni. I Giochi li vedrò da casa e non sarà facile”. I finali di partita sono così, reali, non spietati.

Il Tempo non è un maestro così severo con le donne, con le mamme. Shelly Ann Fraser incontrerà alla fine del 2021 i 35 anni e dopo il 10”63 che la pone alle spalle solo di Flo Jo, vince i campionati giamaicani in 10”71. Suo filo Zyon farà 4 anni quando l’Olimpiade starà per chiudersi.

Allyson Felix, dai piedini esplosivi e dall’assetto di corsa che sa toccar la perfezione, non è lontana dai 36 e Camryn ne farà 3 a novembre, dieci giorni dopo mamma: il periodo che precedette il parto fu difficile per l’una e per l’altra. Allyson ha conquistato la sua quinta Olimpiade, può puntar alla sua decima medaglia (molto reale con la 4x400), sta lanciando quotidiani messaggi nel vasto mondo social e sta per diventare imprenditrice nel campo delle calzature sportive dopo esser stata “liquidata” dalla Nike.

Di tempo, minuscolo in questo caso, ne ha a disposizione quanto vuole, Erriyon Knighton che ha dato un’altra bella limata al record under 18 dei 200 che aveva strappato a Usain Bolt: quel 20”13 è diventato 20”11, ora, dopo le batterie di Eugene, è 20”04. Erriyon è di Tampa, Florida, è nato il 29 gennaio 2004 e il giorno del suo 17° compleanno ha deciso di passare professionista, imitando Lebron James e saltando, con quelle sue gambe sottili, la fase NCAA. Ha lasciato a un metro abbondante il campione del mondo Noah Lyles e ha detto di essersi risparmiato per entrare tra gli eletti del sub 20 secondi. Ed è probabile che in questo momento stia per farlo. O lo abbia già fatto. Va molto di fretta ed è già EK.

 

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