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Fatti&Misfatti / Notti magiche e albe tragiche

Lunedì 21 Giugno 2021

 

sacchetti 


“Il basket e la sua nazionale non amata dai campioni che preferiscono un’estate al mare piuttosto che i tormenti nel preolimpico a Belgrado. L’ex capitano Datome e Belinelli, hanno costretto Petrucci a mostrare la piega amara. Alzata di spalle, tanto abbiamo i sostituti.”

Oscar Eleni

Fra i ballerini al mulino de la Galette, sulla collina di Montmartre, chiedendo alla fantasia di Renoir di lasciarci ad un tavolo con amici che non ci sono più e urlerebbero con noi se l’oste, il politico, il dirigente, l’allenatore, il giocatore facessero scena muta davanti a chi domanda perché. Una sconfitta. Una brutta figura, i prezzi esagerati, cominciando dagli ombrelloni, il grande attore che seduce la novizia in clausura, quelli delle cene eleganti convinti di meritare il paradiso nel paese confuso dai vaccini, per i vaccini, in mondo dove il diritto al lavoro viene disprezzato.

Bere Teroldego dagli Indrizzi chiedendo a Franco Grigoletti di lasciare per un attimo il suo cielo, il Menichelli, il Trevisani, per spiegarci cosa avrebbe fatto se alla domanda precisa di Dallera, suo figlioccio al Giorno, oggi capo sport al Corriere della Sera, il Messina di Armani, dell’Olimpia, non avesse risposto. Non sarebbe finita con un elegante post scriptum. Sono i tempi, io so io e voi non siete un cazzo. Certo è facile confondersi in queste notti magiche pallonare che provocano risvegli tragici come temiamo di avere quando non basteranno le parole a far diventare super, straordinari certi risultati alle Olimpiadi o, magari a Wimbledon dopo i deliqui per il Berrettini al parco della regina.

Certo che ci si diverte se la Nazionale di calcio non passa la palla indietro, paurosa e tremebonda per il voto nelle pagelle antisportive, ma come direbbero gli illusi dell’atletica, aspettate almeno che ci sia l’ordine d’arrivo, magari pure i tempi. Non sempre, sia chiaro, perché anche in atletica fanno il muso se domandi a Tortu dei suoi allenamenti, certo diversi dalle sue progressioni nella pubblicità. Lui, il primo italiano sotto i 10 secondi, alza le spalle e se ne va: “nessuno sa, perché nessuno ha visto.” Appunto, come pochissimi sono stati capaci di spiegare il divorzio di Larissa Iapichino dal suo allenatore ad un mese dai Giochi. Olimpiadi dove l’atletica spumeggiante di questi mesi avrà esami che non si superano per simpatia applaudendo il nuovo che sembra uguale al vecchio nel giro degli imbonitori dello sport.

Dicevamo di Messina e del finale Armani dove, come diceva Velasco, i vincenti della Virtus hanno trovato soluzioni e i perdenti di Milano alibi. Bene. Ora la Virtus ha cacciato il suo allenatore campione, forse perderĂ  anche qualche giocatore, mentre l’Armani, così soddisfatta per come aveva fatto la squadra tornata alle semifinali di Eurolega che mancavano dal 1992, saziata da supercoppa, Coppa Italia e altre supercazzole   dei cortigiani muti davanti al muro del pianto, anticipa tutti cambiando un po’ di giocatori. Beati loro, dicono quelli che ancora non sanno che pane mangiare, basta che il campionato parta a settembre con 16 squadre e 2 retrocessioni per la gioia dell’inquisitore che si gode le pene di CantĂą come i successi che per ora non trova sul campo.

Il basket e la sua nazionale non amata dai campioni che preferiscono un’estate al mare piuttosto che i tormenti nel preolimpico a Belgrado. L’ex capitano Datome, il Belinelli, faccia da poker, hanno costretto Petrucci a mostrare la piega amara. Alzata di spalle, tanto abbiamo i sostituti. Forse non lo ha detto, ma certo deve pensarlo. Ora, però quei birbaccioni di Atlanta gli hanno portato via anche Gallinari, unico che non possiamo sostituire come qualità, perché gli Hawks hanno eliminato Filadelfia e sono nella finale NBA dell’Est. Su Azzurra Scarpantibus dove Sacchetti, con i nuovi tutor, cerca qualcosa di meglio di quello visto contro la Germania ad Amburgo, non possiamo dire molto.

Sicuramente non sarà la “durissima” prova al Palalido contro il Venezuela a confortarci prima del viaggio a Belgrado dove dovrebbe aspettarci la Serbia del Teodosic che forse resterà alla Virtus anche se non c’è più il Djordjevic considerato scomodo invitato ad una festa ora che la società, insomma quelli che cacciarono il grande Sasha a dicembre per riprenderlo in 24 ore, si sentono pronti a sfidare tutti con il bresciano che arriva da Toronto. Certo Scariolo lo avrebbero preso anche a Natle, ma lui, don Sergio principe di Spagna, forse ancora sperava di essere scelto per sostituire il Nick Nurse scaricato dai canadesi dopo il titolo di due anni fa.

Niente, a Nurse la nazionale canadese, al suo ex assistente, nessuna offerta, soltanto gli auguri in lingua per questa avventura con la Virtus che ancora non sa come staccarsi dal Djordjevic che comunque una bella dote l’ha lasciata, anche se i Bracalon de la canzone mascherata in questi giorni raccontano i meriti di tutti, ma non certo quelli di un allenatore. Uno che pure ha cambiato qualcosa se oggi Sacchetti spera di avere rinforzi seri per la Nazionale da Ricci, Abass, Pajola, Tessitori. Fatti loro. Viva Zanetti, i suoi uomini dietro la vetrata, viva Scariolo che ha espiato il divorzio dall’altra Bologna, la sconfitta contro la Milano triestina di Tanjevic, vagando con mete precise fino ai trionfi con la nazionale spagnola e all’anello dei Raptors.

Ora non andremo dietro ad altre voci sul dopo Sacchetti se andasse male a Belgrado, noi, per la verità, faremmo attenzione anche al Portorico il primo luglio, prima che alla Serbia che avrà i nostri stessi problemi con le rinunce cominciando da quella di Jokic. Messina, Djordjevic, magari un triumvirato federale sperando che qualcuno faccia la pizza meglio del milanese Vertemati che si è congedato dalla Baviera, dopo abbraccio fraterno con Trinchieri, ricevendo gli elogi sinceri del suo capo allenatore che lo rimpiangerà anche per l’abilità in cucina. Vertemati che troverà una Varese diversa da quella che forse ricordava. Non ricca, ma con le speranze che si possono avere in questi tempi se il tuo bilancio è un decimo di quello delle dominanti, nella stagione Milano e Virtus Bologna, nell’anno Brindisi Venezia più della Sassari che a fine stagione verrà lasciata anche dal Sardara che ne aveva fatto isola dorata.

 

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