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Intervista / Ricci Bitti: la priorita' e' la riorganizzazione

Mercoledì 9 Giugno 2021

 

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Dalla sua sede di Losanna il presidente Francesco Ricci Bitti espone il punto di vista sulle complesse problematiche che il Movimento Olimpico sta affrontando in Italia a 43 giorni dall’apertura dei Giochi di Tokyo. Molti i temi trattati, dalle attese sollevate dal terzo “governo” Malagò, innervato da una significativa presenza femminile, ai rapporti spigolosi con una Politica invadente, ma che decide di non decidere rifiutando di sciogliere i nodi delle autonomie; dal ruolo del Calcio e le sue annunciate riforme ai rapporti non tutti idilliaci con le Federazioni olimpiche. Di contro, emergerebbe per il CONI la necessità di ritrovare al più presto il proprio ruolo istituzionale, accettando anche un ridimensionamento ma pretendendo con fermezza le risorse, le funzioni e l’organizzazione che solo una autonomia non di facciata, come dettato dalla Carta Olimpica, può garantire.

Gianfranco Colasante

– Presidente, da circa un mese ha avuto inizio il terzo mandato di Giovanni Malagò alla guida del CONI che si concluderà nel 2025. Possiamo chiederle perché – dopo quattro anni in Giunta – ha ritenuto di non ripresentare la sua candidatura?

“Considerazioni di ordine personale e il contesto sportivo italiano, mi hanno convinto che la migliore soluzione sarebbe stata porre termine alla mia seconda tornata in Giunta CONI, nonostante l’invito a continuare rivoltomi dal presidente e da altri amici. Ho sempre deciso in piena autonomia i tempi delle mie esperienze dirigenziali, come quando lasciai la presidenza a ITF dopo sedici anni e più recentemente l’esecutivo WADA dopo quindici, per cui è stato facile trarre la stessa conclusione per la Giunta CONI, anche alla luce dei numerosi ruoli che ancora ricopro al CIO.

L’ elemento di contesto è il rilevare che il decreto emesso in “zona Cesarini” dal governo Conte-2, ha consentito di salvare formalmente la faccia di fronte ai rilievi CIO, ma ricalcando nei contenuti la bozza precedente, ha perpetuato il “limbo operativo” in cui il CONI versa da più di due anni, con l’aggravante dei vincoli introdotti dalla natura giuridica di Ente Pubblico.

Come ho avuto modo di affermare nelle ultime riunioni, l’avere responsabilità formali senza le condizioni e gli strumenti necessari ad esercitarle, mi ha sempre creato un insopportabile disagio.”

– Nel nuovo governo figurano per la prima vota cinque donne, due delle quali nominate vice-presidenti (erano state tre nel 2013, ridotte a due nel 2017). Un valore aggiunto fortemente voluto dallo stesso Malagò e in linea con le prevalenti indicazioni del CIO. Si aspetta profondi e reali cambiamenti?

“Sono molto lieto come pioniere della “gender equality”, che forse anche la mia decisione personale abbia facilitato l’aumento della compagine femminile in Giunta CONI. L’ASOIF che presiedo è stata promotrice già nel 2016 del primo “IF Women in Leadership Forum”, appuntamento annuale di grande successo creato allo scopo di favorire una maggiore presenza delle donne nella dirigenza sportiva internazionale.

Sono fermamente convinto che, se opportunamente aiutate a rendersi disponibili e ad esprimersi, siano portatrici di un valore aggiunto per la loro naturale diversa sensibilità su molti problemi dello sport. Va però evitata l’abitudine di una dirigenza conservatrice che, facendo leva sulla minore esperienza, se ne serva per esercitare più agevolmente il potere consolidato.

Sono fiducioso che questo non sia il caso della nuova Giunta CONI.”

– Le tre candidature per la presidenza, tra le quali per la prima volta quella di una grande atleta come Antonella Bellutti, secondo lei costituiscono un segnale di sano pluralismo o non piuttosto la conferma di un malessere diffuso, per non parlare di profonde spaccature, al vertice dello sport italiano?

“Anche sforzandomi di pensare in positivo, la situazione attuale dello sport italiano, mi fa decisamente propendere per l’ipotesi di un malessere diffuso, non tanto riferito a serie divergenze o spaccature, molto improbabili vista la condizione di un CONI non solo fortemente ridimensionato, ma anche operativamente “ingessato”.

L’assemblea di Milano ha evidenziato un largo e significativo consenso per la riconfermata leadership che però rischia di risultare sterile rispetto alla reale possibilità di rappresentare un riferimento sportivo e gestionale.

La Belluti era chiaramente una candidata di bandiera, devo comunque riconoscere che il suo intervento in assemblea mi ha favorevolmente impressionato.”

– Attorno allo sfidante Renato Di Rocco, un dirigente di grande esperienza internazionale, si era coagulata una opposizione che, bollando la gestione Malagò come “personalistica e inadeguata”, faceva capo a due importanti federazioni, Nuoto e Tennis, proprio le più dinamiche in questa prima fase post-Covid. Una opposizione, quella di Barelli e Binaghi, destinata a durare nel tempo e a crescere?

“Renato Di Rocco è un dirigente di lungo corso e ottime qualità riconosciute anche a livello internazionale. Ritengo si sia reso disponibile con generosità a rappresentare una posizione più basata sui personalismi che sui contenuti. Era del tutto evidente dal momento che i suoi ispiratori hanno ritenuto di non esporsi e candidarsi, che l’operazione da potenzialmente utile sarebbe diventata puramente velleitaria.

Barelli e Binaghi sono certamente alla guida di due discipline importanti soprattutto in un momento sportivamente molto favorevole ed inoltre sono notoriamente poco in linea con la presidenza Malagò.

Mi sembra però che parlare di opposizione al momento sia pletorico vista la condizione operativa del CONI. Il decreto di Gennaio non ha avuto il seguito di norme attuative, rendendo l’ente impossibilitato a svolgere le funzioni a cui è preposto in assenza di organico, risorse e soprattutto di un chiarimento della missione. È triste constatare come la inerzia politica abbia forse involontariamente superato in efficacia anche gli oppositori più radicali.”

– Altro segnale difficile da interpretare resta il ritorno in Giunta del Calcio con il presidente Gravina che è riuscito a conquistare l’ultimo posto utile prevalendo per due voti sul Pattinaggio a rotelle del veterano Aracu. Dopo i drastici tagli ai contributi per la FIGC voluti proprio da Malagò, questo ritorno può interpretarsi come un tentativo di rafforzare “politicamente” il governo dello sport?

“La FIGC è sempre stata nel panorama sportivo italiano un’entità a sé stante. Il suo ritorno in Giunta CONI è sicuramente un fatto positivo, ma a mio avviso non sposta niente né politicamente né operativamente. Un elemento piuttosto preoccupante del risultato elettorale di Milano è invece il livello medio-basso dei consensi ricevuti dai candidati delle federazioni a favore di quelli delle altre componenti più coese e disciplinate.

Ciò è certamente all’origine della sorprendente uscita di Sabatino Aracu, dirigente che sarebbe risultato molto utile nel prossimo quadriennio e dell’annuncio post-assembleare del presidente sull’invito permanente di due navigati presidenti federali come Chimenti e Petrucci, sinceramente irrituale.”

– Dal suo punto privilegiato di osservazione, come presidente delle Federazioni Internazionali e per i suoi diversi ruoli all’interno del CIO, come sintetizzerebbe il momento che da noi vive lo sport, imbrigliato tra un insanabile calo delle risorse per società ed addetti, una diffusa rissosità e, soprattutto, una “riforma” di natura politica – sostanzialmente congelata fino al 2024 – che nulla ha introdotto di innovativo nel quadro normativo ed organizzativo?

“Debbo ribadire che il decreto varato frettolosamente lo scorso Gennaio da un governo dimissionario, ha unicamente consentito al CONI di riavere uno stato giuridico come richiesto dalla Carta Olimpica.

Concretamente la condizione è ancora quella precedente l’emissione della legge e quindi irregolare non disponendo di norme di attuazione che le consentano di operare.

Non credo si possa parlare di riforme in assenza di qualsiasi elemento di indirizzo dell’attività del CONI che sta coordinando, in condizioni non certamente ideali, la impegnativa spedizione olimpica di Tokyo.”

– Nel lanciare il suo terzo mandato, Malagò aveva annunciato di voler “completare un ciclo importante e di soddisfazione”. Una tesi non da tutti condivisa: in particolare da chi ritiene che i trascorsi otto anni siano stati caratterizzati da una cura ossessiva e prevalente verso “immagine e comunicazione”, trascurando la necessaria riorganizzazione, sia nella struttura interna che tra le federazioni. Qual è il suo pensiero?

“Proverò ad essere onesto su parole ottimistiche, naturali per un dirigente certamente molto abile a livello relazionale e mediatico. Malagò ha dimostrato la capacità politica che gli ha garantito un largo consenso interno al sistema CONI e quindi la salvaguardia della sua posizione. Quanto questo sia utile a ritrovare il ruolo istituzionale per il CONI del futuro è ancora tutto da vedere. Occorre ripartire dalle sabbie mobili in cui le varie decisioni e non decisioni politiche hanno portato il CONI con pazienza ed umiltà, accettando un ridimensionamento ma pretendendo con fermezza le risorse, le funzioni e l’organizzazione che consentano di operare in autonomia non di facciata ma sostanziale, come dettato dalla Carta Olimpica.

Mi auguro che Malagò e la nuova Giunta trovino la maniera di affrontare con i vari interlocutori questi temi e siano abbastanza convincenti da rimuovere ostacoli legislativi e di “Governance” che sembrano al momento insuperabili. Ad esempio, ho risentito parlare di contratto di servizio tra CONI e Sport e Salute, trascurando che tale strumento è la negazione del concetto di autonomia, trattandosi di società di proprietà interamente pubblica. Il ché non esclude di avere accordi specifici di collaborazione con federazioni per manifestazioni come sta già avvenendo.

Sono necessari ed urgenti decreti attuativi che chiariscano la missione, i compiti, gli organici e le risorse necessarie allo svolgimento delle attività evitando duplicazioni. Una parola che mi sembra più appropriata al momento di quella di riforma è “riorganizzazione”.”

– A proposito di riorganizzazione, non sarebbe giunto il momento di proporre una classificazione delle federazioni nazionali imposta da parametri diversi (professionismo, federazioni olimpiche e non, ecc.)? D’altro canto lo stesso CIO per la erogazione dei contributi alle federazioni internazionali adotta da tempo una scala di “valutazione” organizzata per fasce. Al riguardo non sembra inutile rammentare che l’organizzazione e la gestione dello sport sul campo sono da sempre di esclusiva competenza delle federazioni. Compito del CONI dovrebbe essere proporsi come semplice ente di servizio e di raccordo, senza altra commistione di ruoli. Questo, secondo la sua esperienza, è avvenuto e sta avvenendo?

“In tempi migliori sarebbe sicuramente opportuno metter mano alla razionalizzazione dell’ordinamento sportivo italiano. La classificazione delle federazioni nazionali e gli accorpamenti fanno certamente parte di questo piano strategico per evitare dispersione di risorse centrali.

I criteri di contribuzione sono elemento molto divisivo scontando una intrinseca contraddizione tra i meriti dei grandi e i bisogni dei piccoli. Concordo che l’attività sportiva è competenza esclusiva delle federazioni, ma sarebbe altrettanto importante, come è il caso di paesi da cui prendere esempio, disporre di un Comitato Olimpico efficiente e tale da qualificarsi come portatore di valore aggiunto, in termini di indirizzo e coordinamento della politica sportiva nel territorio. La priorità assoluta del CONI è oggi riaprire un tavolo, essere ascoltato e riconosciuto come interlocutore essenziale sui temi della pratica agonistica e della sua promozione ed organizzazione.”

– Lei è stato tra i principali fautori dell’assegnazione dei Giochi Invernali del 2026 a Milano-Cortina avvenuta due anni fa. Dopo le recenti visite della commissione di valutazione del CIO, lei ritiene che esista qualche elemento di preoccupazione? E che sia stata imboccata la strada giusta per trasformare questo evento da un affare “regionale” (Lombardia e Veneto), politicamente ed economicamente in mano alla Lega, in un una manifestazione di respiro nazionale?

“Debbo purtroppo confermare che in ambiente olimpico aleggiano già diverse preoccupazioni. La prima è temporale perché si sono praticamente persi due anni, senza aver definito tutti i nodi legati al master plan (impianti sportivi) e l’agenzia governativa per le infrastrutture non è ancora operativa.

La seconda è di “Governance” e deriva dalla prima perché la definizione della matrice delle responsabilità, non è possibile in assenza di tutte le strutture preposte.

La terza è concettuale e traspare da varie esternazioni degli attuali responsabili che dimostrano di ignorare il principio fondamentale delle organizzazioni dei giochi olimpici. La proprietà dell’evento è del CIO e l’assegnatario deve seguire certe regole, modalità e procedure a fronte di un sostanziale contributo economico.

Speriamo in una positiva e rapida evoluzione della situazione, perché in caso contrario, il rischio è il ripetersi della storia di Torino 2006 con un commissariamento necessario a facilitare il solito miracolo finale all’italiana ed evitare un’ulteriore caduta di credibilità del sistema-paese.”

– Per chiudere, ad un mese e mezzo dall’apertura dei Giochi di Tokyo – già rinviati di un anno e con una larga fetta della popolazione giapponese che si dichiara “non favorevole” –, può rassicurare sullo svolgimento della rassegna fatti salvi non tanto gli aspetti sanitari (già garantiti per quanto possibile), quanto i contenuti tecnici visto un certo affanno per le qualificazioni, alcune delle quali vecchie di due anni?

“Le risultanze dell’ultima riunione della Commissione di Coordinamento durata eccezionalmente quattro giorni, ha evidenziato sostanzialmente due elementi:

• gli aspetti tecnici incluse tutte le misure Anti-Covid, sono approvati e già in fase di preparazione operativa;
• le qualificazioni si stanno completando con vari livelli di difficoltà a seconda delle aree geografiche.

Rimane aperta la questione politica poiché la gestione e l’andamento della pandemia in Giappone ha come in Europa nei mesi scorsi, diffuso un senso di preoccupazione nella popolazione, che ha prodotto sondaggi dell’opinione pubblica poco favorevoli ai Giochi. Le autorità pubbliche, al momento garantiscono la loro piena determinazione ad onorare gli impegni presi con il movimento olimpico, ma occorre essere vigili e collaborare al meglio in queste ultime settimane.”

 

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