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I sentieri di Cimbricus / La piccola infermiera ha imparato a correre

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Martedì 8 Giugno 2021


hassan-rec

 

L’onda luminosa sul cordolo ha scandito il nuovo record mondiale di Safan Hassan, l'olandese arrivata dall’Etiopia che ora nel mirino la barriera dei 29’, proprio come riuscì a un certo Zatopek.

Giorgio Cimbrico

Storia di Sifan, nata sull’altopiano, trapiantata come un bulbo nel paese più basso, andata a respirare l’aria delle distanze in Oregon agli ordini di un maestro con pochi scrupoli che lei non ha mai rinnegato, risalita in un paesaggio che le ricordava l’infanzia, in Kenya, e poi in Utah, prosciugata sino a trasformarsi in una figura essenziale. Alberto Giacometti ha creato l’uomo che cammina e oggi potrebbe plasmare e fondere la donna che corre: Sifan Hassan, olandese d’Etiopia, veloce, resistente, paziente, maestra del ritmo e capace di improvvise brillantezze, meno di 1’57” sugli 800 e 1h e 5 minuti sulla mezza maratona. Metri e chilometri per lei non fanno differenza. Finirà per assaggiare anche i 42 km, è certo.

Primatista del mondo del miglio, dei 5 km su strada, dei 10.000, dell’Ora, primatista europea dei 1500, dei 3000, dei 5000, dei 21 km, padrona della più singolare doppietta mondiale della storia, 1500 e 10.000, lasciando un segno nella gara lunga (3’59” nell’ultimo chilometro) cui avrebbe dato seguito in quella breve: 3’51”95, nei sacri testi dietro solo a Genzebe Dibaba e a un antico Reparto Rosso Femminile, quello di Ma Yuren.

Sifan va in Olanda da adolescente, vuole diventare infermiera, corre sbattendo le braccia come un uccello che deve ancora impratichirsi del volo, si iscrive a una mezza maratona organizzata dalla Eindhoven Atletiek e vince in 1h17’. Nei primi anni, prima di diventare olandese a tutti gli effetti (capiterà il 29 novembre 2013, a vent’anni compiuti), corre 800 e 1500. La prima secca svolta è nel 2014: 3’57”, campionessa europea dei 1500 e vice nei 5000. Lo spirito proteiforme comincia a manifestarsi ma c’è ancora molto da lavorare, soprattutto sulla tattica. È disattenta, conta molto (troppo) sulle sue capacità di rimonta. E paga, specie nei confronti della piccola, implacabile Faith Kipyegon: quinta a Rio, quinta a Londra 2017.

Partendo dalle sconfitte, amplia il suo scenario: 14’22” sui 5000 e il titolo europeo sulla distanza a Berlino lasciando sul posto la lunga britannica Eilish McColgan, figlia d’arte. Il primo assaggio sui 25 giri è a Doha quando segue Letesembet Gidey sino alla campana e finisce di accendere polveri su cui già corre la miccia: poco più di un minuto nell’ultimo giro e quasi quattro secondi sull’etiope, oggi padrona dei 5000.

Vigilia di Hengelo: “Chi lo sa? Può darsi, bisogna vedere cosa succede in gara”, risponde a chi le domanda se il suo sarà l’attacco al record mondiale di Almaz Ayana. “La verità è che è pronta per un tempo attorno ai 29 minuti, forse meno”, interviene Jos Hermens, inventore di Global Sports, un sistema organizzativo che, agli amanti dei paralleli storici, può ricordare la Compagna delle Indie Orientali del tempo della giovane e intraprendente Repubblica delle Province Unite.

Hermens gestisce da vent’anni i talenti etiopi, spesso li ospita, ha trasformato Hengelo in un angolo del paese africano (lì si svolgeranno i Trials olimpici) e ha allargato i confini della sua macchina manageriale al Kenya (Elius Kipchoge) e alla nuova formidabile linfa fornita dall’Uganda. Anche lo stadio di Valencia che ha ospitato i record di Gidey e Cheptegei fa parte dei suoi domini.

Jos è un uomo d’affari ma rimane un entusiasta del mezzofondo: domenica era appostato alla fine della curva dopo il traguardo per incitare e suggerire ad ogni passaggio della solitaria prova di Sifan, accompagnata per quasi ottomila metri solo dalle luci-guida sul cordolo – l’onda, si chiama –, lepre tecnologica che ha contribuito a esaltare questa lunga lezione di ritmo: una sequela di chilometri in 2’55” prima del serrate in 2’45”.

“Tim Rowberry che mi ha seguito nel periodo di allenamento in Utah mi ha detto: sei pronta per andare sotto i 29 minuti e proprio per questo pensa soltanto a curare il ritmo e ad andare sotto i 29’17”. Ecco cosa ho imparato: la pazienza. Sono ancora giovane e quello diventa l’obiettivo che inseguirò”. Il record di Sifan 29’06”82, ha ricordato ai più vecchi prestazioni simili di Emil Zatopek che risultò il primo a violare la barriera dei 29 minuti.

Per Tokyo pensa a un’accoppiata più classica, meno sorprendente di quella conquistata a Doha: 5000 e 10.000. L’impresa è riuscita solo a Tirunesh Dibaba, nata nella stessa regione di Oromia dove ha visto la luce Sifan prima che le vicende della vita la colorassero di orange.


 

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