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Duribanchi / Quelli che mi stanno sulle scatole

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Martedì 8 Giugno 2021

 

colosseo-21 


Dalle nuove piste ciclabili di Milano alle solite grandi navi che incombono su Venezia, per finire alle “corse delle bighe” nel restaurato (?) Colosseo. Venghino, signori: questo è il paese dello spettacolo perenne.

Andrea Bosco

È normale che alcune persone ti stiano sulle scatole. Più invecchi e più il numero è destinato ad aumentare. Il problema si pone quando il numero diventa smisurato. Allora ti chiedi: sono io ad essere sbagliato? Sono da ricovero? I famigliari ti spiegano che hai sempre avuto “un brutto carattere”. Gli amici ti sopportano. I conoscenti finiscono per scansarti. Ma il problema rimane, visto che una vera rabbia ti prende per troppe situazioni. A me – ad esempio – stanno sulle scatole Berlusconi, Meloni e Salvini. Perché non condivido le loro politiche? Mi frega una mazza delle politiche. L’ho vista da “vicino”, la politica. E so di cosa sia capace.

Ce l’ho con i leader del centrodestra a causa di Marco Granelli, assessore alla Mobilità nel Comune di Milano. Che ci azzecca con quei tre? Molto, ci azzecca. Visto che il Trio ancora non ha prodotto un nome da opporre a Beppe Sala, sindaco uscente, è possibile che Sala venga confermato dagli elettori nell’incarico. E se sarà confermato anche Granelli lo sarà. Con programmi come quello che segue: “90 nuove telecamere ai varchi della ZTL, area C e area B, divieto di accesso anche ai diesel euro-4, parcheggi in strada da dimezzare, 15 mila (‘sticazzi …) nuovi parcheggi sotterranei da realizzare, nuove (estese) piste ciclabili da realizzare, più strade da consegnare ai 30 km all’ora e monopattini. Seimila già offerti in sharing, ma appena il codice della strada metterà mano alla riduzione della velocità a 20 km l’ora, all’uso obbligatorio del caso, e saranno dissuasi quanti li usano in modo improprio sui marciapiedi, saranno aumentati”.

MONOPATTINI – Granelli ha il suo Corano: il Piano Aria-Clima del Comune. Per l’assessore green, quelli che sfrecciano in monopattino sul marciapiede non sono tipi pericolosi ai quali sequestrare il mezzo, ma solo persone che “lo usano impropriamente”. Il vero problema è che a Granelli “piace molto quello che fa”. E fa niente se a metà dei milanesi “quello che fa”, non piace. Ci sono incubi peggiori, ma diciamo che “questo” si fa considerare. Se possiedi un’auto, se magari è un turbodiesel euro-4, se per questioni di salute ti hanno vietato l’uso della bicicletta, se hai ancora una fottuta paura ad avventurarti bardato con mascherina nella Metro e se ogni giorno mandi a fangala quegli “utilissimi monopattini” che sembrano eccitare Granelli più di una cena con Cate Blanche.

Mi stanno sulle scatole quelli che si sono impadroniti della morte di Seid Visin, il giovane italiano di origine etiope che si è suicidato vittima di un male oscuro che lo attanagliava. Mi stanno sulle scatole quelli che stanno usando la morte assurda di questo ragazzo per fini politici. Ma mi stanno sulle scatole anche quanti minimizzano la sua morte, dimenticando la lettera che nel 2019 Seid scrisse a proposito dell’angoscia che il colore della sua pelle gli causava. Quel sentirsi “nero” e quindi allontanato, emarginato, schivato dal prossimo. L’Italia è un paese razzista? Non lo era, ma forse lo sta diventando.

L’intolleranza crea baratri. L’intolleranza che delegittima l’altro. Che magari prega un Dio diverso dal tuo. Che ha una pelle di un colore diverso dalla tua. Che parla una lingua differente dalla tua. Che ascolta una musica che tu non ascolti. Che magia cose che tu mai mangeresti. Che si veste con indumenti che difficilmente indosseresti. L’intolleranza nasce dall’ignoranza. Un razzista è un veleno contro il quale servono antidoti. Mandare un razzista a scontare la pena, invece che in galera in uno dei quei campi dove gli extracomunitari (pagati in nero) raccolgono pomodori per pochi centesimi al giorno: quello sarebbe un antidoto. Si potrebbero (i razzisti) rendere conto di cosa significhi stare dall’altra parte del cielo.  

SUPERNAVI – Mi sta sulle scatole Danilo Toninelli: non per il suo (leggo dai giornali) improbabile libro. Mi sta sulle scatole perché con arroganza aveva annunciato, da ministro, che avrebbe “risolto in 15 giorni il problema della grandi navi a Venezia”. Quello di annunciare provvedimenti per Venezia è un vizio al quale neppure il ministro della cultura Dario Franceschini si è sottratto. Al pari di Toninelli con ministeriale prosopopea aveva proclamato: “mai più grandi navi nel bacino di San Marco”. Compasso e righello per Franceschini: potrà misurare la MSC Orchestra, barchetta da 294 metri di lunghezza, 32 di larghezza, 60 di altezza, 92 mila tonnellate di stazza, 840 passeggeri. La “bestia” è transitata davanti a San Gorgio, incombente su Piazza San Marco. Proteste degli ambientalisti, felicità di chi con le grandi navi campa. Va a finire che muoveranno il deretano solo quando una prua si infilerà dentro a Palazzo Ducale. Allora piangeranno. E noi con loro.

Franceschini: i fondi, il ministro, li ha messi, non su Venezia ma sul Colosseo che verrà “restaurato”. E sul quale saranno investiti ingenti risorse per far tornare “lo spettacolo delle corse delle bighe”. Perché a Roma hanno una “fissa”: quella di essere il buco (non posso scrivere di cosa) del mondo. E quindi a Nicola Zingaretti è apparso normale rompere gli zebedei ai lombardi che da decenni rivendicano un centro di produzione RAI per Milano. “Questo centro non s’ha da fare” ha detto con cipiglio da “bravo” manzoniano, il fratello del Commissario Montalbano. Perché? Ma perché chi tocca Saxa Rubra, muore. Saxa Rubra è il centro di produzione romano della RAI.

Sorta alla periferia capitolina, edificata sulla pianta (non scherzo) di un carcere cileno, Saxa Rubra, produce di tutto: i TG, i GR, gli special, le trasmissioni sportive, l’intrattenimento, i giochini che piacciono agli italiani, i talk show, le ambite lucrose fiction su Totti, su Marta Russo, persino su Er Canaro. Saxa Rubra ha contribuito alla “romanizzazione” del Paese. Non c’è personaggio televisivo che non canti, parli, reciti, rutti in romanesco. Zingaretti vuole tutelare Roma Capoccia. Perché a Roma sono afflitti dalla sindrome del Marchese del Grillo. La RAI è nata a Milano dopo aver vagito a Torino. Poi la politica se l’è portata a Roma. Perché la RAI doveva stare vicina al Parlamento. Cioè a “lorsignori”.

Mi ha fatto girare i maroni anche Antonio Polito, che pure apprezzo come politologo. Mi ha fatto girare le scatole perché ha una amica “quasi sessantenne” che non volendo rinunciare a un solo giorno di vacanza ha “scelto” quale vaccino farsi somministrare. E la cosa a Polito è apparsa una “figata” visto che quei luterani degli americani avevano rinfacciato all’Italia di essere dalle vacanze, ossessionati. Quindi: mafia, mandolino, pizza. Ora anche vacanze. Beceri stereotipi. Egualmente fangala, all’amica “quasi sessantenne” di Antonio Polito. Perché a me (anni 76) il vaccino l’hanno somministrato il 16 aprile. E la seconda dose me la faranno il 3 di luglio. Mi hanno imposto AstraZeneca: due dosi. Altrimenti finivo in “coda”. È questo che persino ad un uomo dabbene come Polito sembra sfuggire. Che privilegi come quelli della sua amica “quasi sessantenne” creano rabbia. Fanno sentire le persone idiote a rispettare le regole. Perché arriva sempre una “quasi sessantenne” che può “scegliere”. E persino i Polito, invece di dirgliene quattro, quasi sembrano compiacersene.

E LO SPORT? – C’è la bella performance della Pro Recco che nella pallanuoto vince la Champion’s. Spieghino come si fa ai nostri “dottori” del calcio e del basket. Ci sono i tennisti italiani a Parigi.   Non sono competente. Ma a naso per diventare come Pietrangeli o Panatta la nostra “gioventù” dovrà magiare ancora parecchie michette. Poi c’è la Ferrari che ne ha sempre una. Comunque la giri, vista da un profano, è il team che magari fa la pole ma poi in gara fallisce. Poi c’è il basket con i dolori del non più giovane Ettore. Ora per l’Armani si fa dura. La Virtus sta meritando il tricolore.

E poi c’è il calcio. Spezzatino DAZN: non si comprendono lamentele e preoccupazioni. Care (avide) società: chi è causa del suo mal e quel che ne segue. Infine Ceferin, la Superlega, i debiti, i pentiti e i ribelli, i tribunali. E quel Dupont al quale si deve la legge Bosman. Tutti auspicano una mediazione. Alla quale l’imperatore Infantino e lo sherpa Gravina pare stiano lavorando. Ma con uno come Ceferin trovare una mediazione appare complicato. Ceferin vuole azionare la ghigliottina. Ceferin non prevede prigionieri. I ribelli (Barcellona, Juventus e Real Madrid) peraltro hanno piazzato un super “buio”. Ceferin ha bastanti fiches per poter giocare? Soprattutto: ha le carte per vincere? È un poker dove i rilanci si susseguiranno. Ceferin sembra Lechiffre. Resta da capire chi possa essere James Bond. Che in “Casino Royale” spiega: “Non giochi con le carte che hai in mano: giochi contro la persona che hai di fronte”. Da escludere che 007 intendesse coinvolgere il signor de Lapalisse.


 

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