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Osservatorio / Coppa Europa, mio vecchio amore

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Lunedì 31 Maggio 2021

 

mei-chorzow


A margine della bella prova della squadra azzurra (e del CT La Torre), qualche considerazione che viene da lontano, dalle origini della “Zauli” che avrebbe bisogno di qualche urgente correttivo. E di maggiore considerazione.

Luciano Barra

Mi sono avvicinato alle due giornate della vecchia Coppa Europa di cattivissimo umore e quasi tradito da una manifestazione che aveva segnato il mio amore sin dal 1965 quando Pasquale Stassano mi chiese di fare lo speaker allo Stadio Olimpico per la semifinale maschile di quella manifestazione che ha poi segnato la storia dell’atletica in Europa. Il cattivo umore era legato si alle assenze a catena della nostra squadra causa gli infortuni di alcuni dei nostri migliori atleti, ma anche alla maniera vergognosa con cui alcune nazioni stavano snobbando la manifestazione.

Ciò aveva causato una mia piccante lettera ad UK Athletics ed alla EA (a quel momento avevo avuto modo di leggere solo la formazione britannica) dopo l’annuncio della loro squadra per la finale di Chorzow. Devo dire che la medesima lettera l’avrebbero meritato la Germania e la Francia, e persino l’ospitante Polonia che aveva lasciato a casa le sue quattro stelle più importanti (Kszczot, Lewandoski, Lisek e la nuova giavellottista fresca settantametrista Andrejczyk).

Avevo ritenuto, e ritengo, che questa maniera di snobbare la manifestazione a squadre, la più importante della stagione, sia un’offesa alle altre nazioni, agli atleti presenti ed alla EA che secondo la famosa filosofia “Robin Hood” (ruba ai ricchi per dare ai poveri, vale a dire prendi le risorse dai Campionati Europei all’aperto per finanziare le altre manifestazioni minori) sovvenziona organizzazione, rimborsi viaggi e alloggio alle Federazioni partecipanti non solo alla finale della SuperLeague ma anche alle altre!

Concludevo nella mia lettera alla EA, che ora avrà un seguito, suggerendo che nel futuro dovrà essere trovato un criterio per garantire una partecipazione decorosa da parte di tutti oppure nessuno rimborso spese. Ora sto suggerendo di fare una statistica a posteriore per vedere – paese per paese – quanti dei 300 atleti presenti a Chorzow saranno ai Giochi di Tokyo e quanti di quelli non presenti a Chorzow saranno invece a Tokyo. Ne vedremo delle belle.

Accendendo il televisore ero convinto che, nonostante le macroscopiche assenze, Gran Bretagna, Germania e Francia ci battessero. Ma come ben sapete questo non è stato il caso ed ha rappresentato per me una doppia soddisfazione. La caduta del bastone della 4x400 britannica è stata poi la ciliegina sul cake.

Ciò non toglie nulla ai meriti della squadra azzurra che non solo ha onorato la manifestazione con delle prestazioni eccellenti, ma ha restituito all’atletica, quella vera, quella dello scontro diretto, quella delle maglie della nazionale, quella non dei record ma delle gare tattiche, quella dove si gareggia qualsiasi siano le condizioni, non su rettilinei opposti e a favore di vento, quella dove lo spirito di squadra, e non dell’egoismo individuale, prevale, ha restituito all’atletica – dicevo – il suo significato reale.

Non possono che rimanere nei nostri occhi e nei nostri cuori le volate di Crippa, della Battocletti, della Sabbatini, di Sibilio, di Desalu e della 4x400 maschile, i salti di Randazzo e della Bruni, più i molti piazzamenti degli altri. Tutte performances che ci hanno riconciliato con l’atletica vera.

La stampa nazionale si è intrattenuta in maniera soddisfacente sui risultati degli azzurri per cui non mi ripeterò. Mi ha fatto piacere leggere le dichiarazioni del presidente pro-tempore Stefano Mei: “Fiero di questi ragazzi” E poi ancora: “Il ringraziamento va a tutta la struttura tecnica ed in particolare al Direttore Tecnico Antonio La Torre.” E se questa affermazione andrà “in cartella” sarà difficile a fine anno fare dei cambiamenti. Al punto che abbiamo letto sul Corriere dello Sport, a firma di Francesco Volpe: “Siamo sicuri che dopo Tokyo vada fatta la rivoluzione?”. Chissà come l’avranno presa tutti gli aspiranti al soglio.

Ancora più sagge e intelligenti le affermazioni di La Torre. “Un secondo posto che appartiene non soltanto a noi, ai nostri tecnici ed ai nostri atleti, ma a tutta la storia dell’atletica italiana”. E poi la grande saggezza di buttare acqua sull’entusiasmo ed aggiungere: “Dovremo essere limpidi nelle analisi di ciò che è andato e ciò che non è andato.” Si, Tokyo sarà un’altra cosa, ma questo spirito può solo aiutare.

Fa malinconia vedere come – mentre i nostri atleti portavano l’atletica italiana ai vertici dell’Europa –, il Consiglio Federale nella ultima riunione si sia trasformato in una disfida di Barletta. Nulla a che fare con Pietro Paolo, ma una continua resa dei conti post-elettorale. Io speravo che l’auspicata pax servisse a cancellare le residue scorie e suggerisse finalmente i giusti passi avanti. Speravo anche che, come annunciatomi telefonicamente dallo stesso Mei, venisse adottata la delibera per la stampa dell’Annuario i cui contenuti sono pronti da tempo. Invece nulla di tutto ciò. Da più parte sono stato spinto ad aprire una sottoscrizione per trovare quelle poche migliaia di euro necessari per non interrompere una tradizione che va avanti da 90 anni dei quali 60 consecutivamente. Anche questi numeri, come quelli della Coppa Europa, appartengono alla storia della nostra atletica.

Foto: Fidal/Colombo.


 

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