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Piste&Pedane / Per un'atletica meno "tafazziana"

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Lunedì 31 Maggio 2021

 

chorzow 


Leviamo i calici per il secondo posto a squadre: grande affermazione, mai prima sul podio gli azzurri. Ma più di una sensazione lascia intendere alle viste un rapido cambio di gestione tecnica. Tokyo permettendo, ovviamente.

Daniele Perboni

Un ecumenico presidente federale si dice «[…] fiero e orgoglioso […]» dei buoni risultati ottenuti dagli atleti in terra polacca. Gli fa da contraltare il D.T. che rimarca quanto quel «[…] secondo posto appartiene non soltanto a noi, ai nostri tecnici e ai nostri atleti, ma a tutta la storia dell’atletica italiana […]». Già, per chi ancora non lo sapesse, la squadra azzurra ha ottenuto uno storico argento in quella che fu la Coppa Europa “Bruno Zauli”, oggi denominata European Team Championships. Traguardo mai raggiunto in precedenza. Lieti e felici. Pronti a festeggiare.

Ma, ancora una volta, ci pensa il gran capo (La Torre) a portare tutti con i piedi per terra: «[…] Dovremo essere limpidi nelle analisi di ciò che è andato e ciò che non è andato […]». Tradotto: “occhio a non illuderci troppo i Giochi Olimpici sono tutt’altra cosa…”. E non rinuncia, poi, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa «[…] intanto godiamoci tutti insieme, tutti quanti, questo risultato. Dobbiamo uscire dallo spirito del popolo di Tafazzi. Ne esce un’atletica meno tafazziana e che può credere di più nel proprio talento».

Vero. Così godiamoceli sino in fondo questi due giorni di buone gare, anche se il livello tecnico non è stato altissimo. A parte martello e giavellotto, dove il Vecchio Continente ancora può competere ad armi pari con il resto del pianeta. 

La seconda piazza è il frutto di un comportamento complessivo più che onorevole, con il picco di otto prime piazze, sei seconde e cinque terze, e con un solo “buco” (ultimo posto), a parte l’assenza di Tamberi nell’alto, che complessivamente hanno portato 179 punti (media 4,47 cadauno), alle spalle della Polonia con 181,50 (4,54) e davanti alla Gran Bretagna ferma a quota 174 (4,35). Ciò che più conta è la l’età relativamente bassa dei componenti la squadra. Una compagine che ha saputo «contaminarsi», sempre parole di La Torre, fra diverse generazioni. Si potrebbe obiettare che diverse nazioni non hanno portato a Chorzow il meglio della loro “produzione” e che questa Coppa non ha più il richiamo di una volta. Tutto vero. Però, come dice quel vecchio proverbio? Gli assenti … han sempre torto.

Volete i nomi di chi è salito sul podio più alto? Ci sembra più che doveroso. Eccoli, in ordine cronologico. Alessandro Sibilio (400H / 49”70), Filippo Randazzo (lungo / 7.88-0,5), Roberta Bruni (asta / 4.45), Yeman Crippa (5000 /13’17”23, record dei campionati), Nadia Battocletti (5000 / 15’46”95), Eseosa Desalu (200 / 20”48-1,0), Gaia Sabbatini (1500 / 4’14”87), 4x400 (Re, Sibilio, Scotti, Aceti 3’02”64, miglior prestazione europea stagionale).

Esauriti i più che doverosi complimenti, lasciateci interpretare la parte dei rompi… Che, forse, è quella ci riesce meglio. Uno – Il buco di Tamberi. Sicuri che il dolore al piede sia arrivato così improvviso come il classico fulmine? In un post sul suo profilo, l’artista ha dichiarato che era già da alcuni giorni che sentiva “qualcosa” ma non gli ha dato peso. Dunque non era forse meglio mettere in preallarme qualcun altro? Se non addirittura imbarcarlo preventivamente sull’aereo? Chiediamo, così per un amico.

Due – 4x100 maschile. Come già abbiamo scritto qualcuno è sempre più libero di altri. Tanto per non fare nomi, Filippo Tortu. Per precedenti scelte tecniche, si dice, ha rinunciato alla trasferta. Alla luce dell’assenza di Jacobs forse non era il caso di portarlo in Polonia così da testare una nuova, o alternativa, formazione? Due giorni di viaggio non avrebbero certo danneggiato le preziose fibre del divino. Che codino non è. Almeno non ancora.

Tre – Doppio Crippa. Scrive un amico: “Se c’era Rossi D.T., Yeman avrebbe doppiato 5 e 3000, portando a casa altri 7 punti”. Non siamo al corrente delle reali condizioni del trentino. Ma provare a lanciarlo nella bagarre della prova più corta sarebbe stato un buon test, dato che una settimana prima aveva dovuto rinunciare, causa maltempo, ad una prova sui 1500. Sicuramente avrebbe fatto meglio del quarto posto, con relativi punti in più.

Quattro – Ancora staffette veloci. Donne. Lasciamo perdere i disastri nei cambi, fanno parte del gioco. Ma vogliamo parlare della lenta, lentissima, prima frazione? 12”05 il tempo registrato. Il più fiacco del lotto. Peggio solo la ragazza portoghese. Uomini: idem. Altro buco in partenza: 10”92. D’accordo il freddo (13º), l’umidità (72%), la partenza in curva… ma queste condizioni c’erano per tutti. Inevitabilmente serve una registrata al meccanismo. 

 

Foto: Fidal/Colombo. 

 

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