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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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I sentieri di Cimbricus / Lo sport e' affare, lo sport e' politica

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Giovedì 20 Maggio 2021


tokyo risultati


Gli scienziati del comportamento dicono che il popolo di un paese che si candida e conquista l’Olimpiade, attraversa diversi stati d’animo: orgoglio al momento della vittoria, dubbi nell’avvicinamento, euforia quando i Giochi arrivano. Tokyo 2020+1 inaugura una quarta categoria.

Giorgio Cimbrico

Il Giappone ha un forte desiderio di boicottare la sua Olimpiade: ha paura, non ama il rischio, non ha voglia di passare alla storia come la culla dei Giochi più desolati e desolanti. I sondaggi si inseguono: prima i contrari erano attorno al 60%, ora, a dar retta all’agenzia di stampa Kyodo e all’Asahi Shimbun, un tempo famoso per aver superato i dieci milioni di copie cartacee giornaliere, sono all’80%.

Lo stato di allerta sanitaria, proclamato nelle aree urbane di Tokyo, Osaka, Kyoto, Hiroshima, ha raggiunto anche Sapporo, isola nord, dove sono state spostate le gare di marcia e le due maratone a causa del clima micidiale che a luglio è una costante della capitale: l’Associazione medica giapponese vinse quella partita. Ora ne ha intrapreso un’altra, quella finale.

La campagna vaccinale è ai primi passi (solo il 3% della popolazione è “coperto”), la pressione sugli ospedali è forte, la possibilità di cedere personale sanitario ai Giochi (le richieste erano di almeno 500 unità) è stata esclusa. “Possiamo intervenire noi”, ha replicato Thomas Bach: il presidente del CIO era atteso a Hiroshima ma ha preferito ritardare a giugno la sua visita.

La settimana scorsa il primo ministro Yoshihide Suga si è aggirato su un crinale dialettico che può esser definito sibillino o pilatesco. Ha detto che cura sua e del governo che presiede è la salute dei cittadini e che i Giochi riguardano il CIO, che non manca di esprimere la più ferma volontà di andare avanti: vitale è non perdere il denaro dei diritti televisivi e dei grandi sponsor a cinque cerchi, né intaccare il miliardo di dollari delle “riserve” o ricorrere alle polizze di assicurazione stipulate con grandi studi legali della City.

I protocolli sono chiari: nessuno spettatore dal resto del mondo, decisione sulla presenza del pubblico giapponese che continua a slittare (ora è attesa per giugno), continui e martellanti controlli sugli atleti nel prima e nel durante, “bolla” severa che prevede l’impossibilità di lasciare i luoghi olimpici, di usare mezzi di trasporto che non siano quelli ufficiali. Leggendo tra le righe delle disposizioni si può scovare che sarà permesso concedersi qualche consegna di cibo: un hamburger non si nega a nessuno, specie quello che ha come simbolo gli archi dorati.

Per il resto, segregazione piena, il contrario dei Giochi come festa del mondo, incontro, scambio, fraternità e via con il resto del vecchio repertorio. Sono aspetti che non contano più niente: il CIO è un potente consiglio d’amministrazione e i comitati olimpici nazionali badano a fare incetta di medaglie che torneranno comode per avere finanziamenti e aiuti di Stato o per sedersi in posizioni di potere ai tavoli del G8 o del G20 dello sport. E che siano conquistate nel silenzio e nel vuoto non ha alcuna importanza. Lo sport è un affare, lo sport è politica. Accanimento economico può essere l’etichetta giusta.

C’è anche chi comincia chiedere spiegazioni. Roger Federer, ad esempio, che fra non molto arriverà a 40 anni e sa che questa è l’ultima occasione per un 21° Slam, quello d’oro che manca alla collezione. “Vado volentieri ma voglio capire come è la situazione. Sono certo che gli atleti dovrebbero essere informati con notizie certe”. Naomi Osaka non ha preso decisamente le parti della maggioranza dei suoi concittadini coinvolti nei sondaggi ma ha fatto capire che i Giochi possono andare avanti solo di fronte a robuste garanzie: “E’ evidente che vorrei giocare ma voglio anche dire che stiamo affrontando una pandemia e se le persone non si sentono sicure, esiste un motivo di grande preoccupazione”.

Tra le più fresche esternazioni, da segnalare quella della federazione internazionale della vela: “Potrebbero dirci se si gareggia o no?”. Si attende un vento divino: in giapponese si dice kamikaze.


 

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