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Piste&Pedane / Nostra signora marcia non delude mai

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Lunedì 17 Mag 2021


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Il settore, sempre un po’ autonomo della marcia, ha risposto al meglio anche all’impegno europeo per nazioni, confermandosi sul podio con tutte e quattro le squadre assolute.


Daniele Perboni

Fine settimana all’insegna del buon raccolto, forse favorito dalle terme di Podebrady, città boema e feudo natale di re Giorgio noto, almeno così riportano alcune fonti, come primo monarca europeo (poco oltre la metà del 1400) a rinunciare alle fede cattolica. Pare non finì poi così bene. Scomunicato! Altrettanta sorte non è toccata al folto gruppo di marciatori azzurri, guidato dal tutto fare Antonio La Torre, Direttore Tecnico e capo delegazione.

Suggeriamo di assegnargli anche l’incarico di massaggiatore, fisioterapista, psicologo e traduttore, … Un gran risparmio per la Federazione. In uno di questi incarichi vedi mai che riesca ad imbastire un curriculum di tutto rispetto che lo metta al riparo dalle annunciate trasformazioni (chiamarle rivoluzioni, azione violenta, pare eccessivo) post Olimpiadi. In più lo si potrebbe utilizzare come esperto di colonne sonore. Rigorosamente prog-rock anni Settanta.

Dopo i lampi e le saette di Savona, un po’ di “lentezza” ci stava proprio, in attesa di altre esplosioni dai blocchi, stando ai programmi agonistici del texano gardesano-goriziano ed ora romano Marcell. Peccato che la sfida con l’altro ragazzo sprint pare allontanarsi sempre più dall’orizzonte.

Così ecco gli European Race Walking team Championships, dizione originale tratta dal sito della European Athletics Federation (la Federazione Europea). Insomma, null’altro che i Campionati Europei a squadre di marcia (ex Coppa Europa). 

Buona produzione si diceva sopra. Proviamo a riassumere in breve: otto medaglie in totale. Così suddivise: 2 ori a squadre (50 km uomini e 35 km donne, distanza non olimpica ma in programma per i prossimi Mondiali di Eugene 2022): un oro individuale con Antonella Palmisano nella 20 km; due argenti, grazie agli uomini della 20 km a squadre e a Eleonora Giorgi nella 35 km; tre bronzi con Andrea Agrusti (50 km, 3h49’52” e minimo olimpico), Lidia Barcella (35 km), la squadra delle donne nella 20 km. Il tutto condito da diversi primati personali e dall’ottima prova di Francesco Fortunato nella 20 km, quinto in 1h19’43”. Per l’atleta pugliese è un miglioramento sul personale di oltre due minuti, lasciapassare per i Giochi di Tokyo e crono che lo colloca al sesto posto della lista italiana di tutti i tempi.

Complessivamente un risultato più che positivo. «Siamo l’unica Nazione che ha fatto en plein e ha portato sul podio tutte le quattro squadre assolute», sottolinea La Torre. Unici segni in “rosso” i non eccelsi piazzamenti (individuali e a squadre) degli under 20 che non lasciano presagire un futuro troppo roseo. E siamo in Europa! Ma già in anni non troppo lontani avevamo attraversato periodi di magra, uscendone se non alla grande, almeno con il sorriso.

La marcia, si sa, è sempre stata un crogiolo di medaglie, buoni piazzamenti, ottimi interpreti e altrettanti tecnici. Inutile, però, cercar di dissimulare il problema. Anche fra questi “faticatori” spirano venti di crisi. Leggeri ma insistenti, stando al borbottio della base. Obiettivamente atleti da medaglia olimpica se ne intravedono non più di due. Nomi? I soliti: Antonella Palmisano, Eleonora Giorgi, specialmente se quest’ultima riuscirà a pacificarsi con la tecnica e, soprattutto, con i giudici. Alle ragazze si può aggiungere Massimo Stano, non certamente quello visto sul circuito ceco, anche se il DT lo difende a spada tratta. Era al rientro, diamogli fiducia. Purtroppo fra i giovani virgulti all’orizzonte non sembrano spuntare stelle così fulgide da attendersi il messia.

Ora permetteteci alcune divagazioni. Quanto la marcia azzurra, e in parte altri settori, sia forse considerata una sorta di cenerentola, una repubblica a parte che si autoalimenta con le sole proprie forze e capace di rinascere sempre e comunque, si nota da minuscoli, innocui indizi che, alla lunga, possono fare la differenza e rimarcano la distanza che separa il “tacco e punta” da altri reparti. Vedi velocità. Piccole dimenticanze, involontarie e indubbiamente non dettate da volontà punitiva, ma pur sempre significative.

Normalmente, quando una squadra azzurra (a Poděbrady 22 i selezionati, equamente divisi tra uomini e donne) parte per una competizione internazionale, l’ufficio stampa si premura di allegare alle varie notizie anche le schede degli atleti. Per i marciatori non è accaduto. Così come per i lanciatori impegnati la settimana precedente a Spalato. A sottolineare e confermare l’assenza di un qualsivoglia addetto stampa, nessuna video intervista è apparsa sul sito FIDAL, “servizio” da tempo offerto dall’efficiente ufficio stampa. Peccato veniale, innegabilmente giustificato da altre priorità ma, come dicevamo, ancora una volta la penalità è toccata alla marcia … Con il senno di poi il successo azzurro giustificava tale presenza. Buon risultato, comunque, più che prevedibile.

50 ANNI Jesus Angel Garcia, spagnolo, era ancora in gara a Poděbrady a 52 anni suonati (Madrid, 17 ottobre 1969). Niente male per un atleta che già gareggiava ad alto livello nel 1997. È finito ventesimo in 4h01’14”, contribuendo al quarto posto del team iberico. Oltre ottanta 50 km all’attivo, di cui almeno 66 terminate. Per conoscerlo meglio ecco un breve curriculum: Campionati Mondiali: 1º a Stoccarda ’93 (3h41’41”), 2º ad Atene ’97 (3h44’59”) e Edmonton ’01 (3h43’07”). Campionati Europei: 2º a Göteborg ’06 (3h42’48”), 3º Monaco ’02 (3h44’33”). Miglior prestazione in carriera sulla 50 un 3h39’54” ottenuto proprio a Poděbrady, Coppa del Mondo 1997.

 

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