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Osservatorio / Le Idi di Maggio non aiutano Mei

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Venerdì 14 Maggio 2021

 

salis 


Avvenimenti e incroci storici. Dalle dimenticanze su Silvia Salis ai primi risultati di pregio ed altro. Prossima tappa, quasi un esame olimpico preventivo, l’Europeo a squadra: possibile il miglior risultato di sempre.

Luciano Barra

Le Idi di Maggio non aiutano Stefano Mei. In campo agonistico i buoni risultati di una struttura tecnica da lui non apprezzata e mai voluta sono ogni giorno uno schiaffo morale di non facile assorbimento. Ma ora si aggiungono anche altre umiliazioni politiche. La prima è l’elezione di Silvia Salis a Vice-presidente vicario del CONI. La Salis era notoriamente dalla parte della cordata di Parrinello nell’elezioni per la presidenza della FIDAL. E forse per questo il sito della FIDAL ha archiviato la sua elezione come quella dell’ex martellista e non come di un membro del Consiglio FIDAL degli ultimi 4 anni oltre che membro della Commissione atleti dell’Associazione Europea di Atletica.

L’atletica soffre in questo momento di un grave provincialismo. A mia memoria mai l’atletica italiana aveva avuto un Vice-presidente vicario del massimo organismo sportivo nazionale. Neanche Nebiolo aveva raggiunto tale gradino1. È vero che come per gli atleti neanche per i dirigenti paragonare persone di diverse ere geologiche, non è possibile. Ma questi sono i fatti. Tra l‘altro ho sentito parlare bene della Salis anche in campo Europeo e di recente mi è stato chiesto se la FIDAL avesse intenzione di candidarla al Consiglio della EA dove ci saranno due posti vacanti. La situazione non è facile perché sicuramente la Germania rivendicherà un suo posto e se la situazione della Russia migliorerà, naturale candidata dovrebbe essere l’attuale Vice-presidente della Federazione Russa Irena Privalova (per chi non lo ricordasse 22 medaglie internazionali di cui 10 ori, e l’unica atleta tra i primi 10 d’Europa in 4 gare: 100, 200, 400 e 400 ostacoli!).

Ora a suggellare le Idi di Maggio arriva la decisione del Tribunale Federale Svizzero di non autorizzare la richiesta di sospensiva urgente nel caso del marciatore pluri-squalificato Alex Schwazer. Più avanti il Tribunale Svizzero entrerà nel merito della richiesta, ma questa decisione – di per sé già indicativa – gli preclude la possibilità di poter gareggiare e qualificarsi per i Giochi. Cosa che dovrebbe avvenire entro la fine di questo mese e di gare di 50 km di marcia non ce ne sono più.

Attendiamo ora i commenti di Mei e Malagò. Non so se si appelleranno al no comment sulle sentenze degli organismi internazionale. In questo caso saremmo 4 (Tribunale Federale Svizzero, TAS, WADA e World Athletics) a 1 (Tribunale di Bolzano). Siamo poi preoccupati per quello sparuto ma persistente nugolo di giornalisti che hanno fatto del caso la loro ragione di vita. Che faranno adesso? Di cosa scriveranno?

Tutto questo mentre la Federazione annaspa più alle prese con gettoni di presenza e di “cambiali” da onorare. Con la scelta del Golden Gala di Firenze che viene criticata da tutti. L’unico momento di esaltazione è stato l’incontro, definito “proficuo”, dell’attuale Segretario Generale con parlamentari della Lega guidati da Matteo Salvini. Una Federazione che non è in grado di pubblicare il suo Annuario al 90° anno della sua prima uscita, avvenuta grazie a Bruno Zauli, si commenta da sola. Come noto questa settimana è scomparso Leonardo, il figlio del compianto dirigente che fu il braccio destro e sinistro di Giulio Onesti. Anche qui la FIDAL ufficiale era assente essendo rappresentata ai funerali dal solo benemerito Presidente Onorario Gianni Gola.

L’occasione di ricordare Zauli e di tornare a parlare di vera atletica ci viene data ora dalla prossima ex-Coppa Europa di atletica, ora Campionato Europeo a Squadre. Come noto questa manifestazione, che per motivi commerciali ha perso la dizione del suo fondatore, era da lui stata voluta nel 1962 con il grande supporto di Arthur Takac e di Pasquale Stassano. Purtroppo essendo scomparso l’anno dopo (a Grosseto!) Zauli non ebbe modo di vedere la prima edizione che si svolse nel 1965. La Coppa Europa nel suo formato originale ha segnato momenti importantissimi per l’atletica europea e per quella italiana. Record del mondo e stadi superaffollati. Poi ha visto la sua sopravvivenza messa in difficoltà dall’imperversare dei Meeting individuali.

Ora grazie alla visione di Svein Arne Hansen (anche lui purtroppo scomparso dopo averne decretato il ritorno alla formula originale) tornerà a svolgersi con 8 squadre. Ovviamente il livello tecnico della manifestazione non è più quello degli anni 70/80. Ma resta l’unica occasione in cui gli atleti europei hanno la possibilità di gareggiare indossando la maglietta del proprio Paese. Per questo motivo anche nelle edizioni degli ultimi dieci anni – pur con partecipazione meno qualificata – gli indici d’ascolto televisivi sono stati superiore ai vari meeting della Diamond League, dimostrando quanto è importante quando gli atleti gareggiano e rappresentano in forma visiva la propria nazione.

Quest’anno il Team Championship torna un’altra volta in Polonia, a Chorzov in Slesia, in un bellissimo stadio come abbiamo avuto modo di vedere durante le World Relays. Come detto saranno di fronte 8 squadre: Polonia, Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Spagna, Ucraina e Portogallo, citate in ordine di classifica dell’ultima edizione. La RAI sarà presente, pare, in modo acconcio e gli orari consentono una visione facilmente fruibile con ultima gara del sabato alle 19,15 e della domenica alle 16,05.

L’Italia ha la concreta possibilità di raggiungere un piazzamento mai conseguito prima nella storia di questa manifestazione. Già nell’ultima edizione del 2019, sempre in Polonia a Bydgoszcz (la Polonia ha concretizzato la sua straordinaria crescita atletica organizzando tanti avvenimenti internazionali nel proprio Paese in questi ultimi 10 anni), gli azzurri avevano sfiorato il podio giungendo quarti a solo mezzo punto dalla Francia, ripeto, miglior piazzamento di sempre. In quell’occasione la Polonia aveva vinto con oltre 30 punti di vantaggio, interrompendo il dominio decennale di Russia e Germania.

Teoricamente la Polonia, fortissima sia negli uomini che nelle donne, avvantaggiata anche per gareggiare in casa, dovrebbe bissare la vittoria del 2019. Ma per tutta una serie di motivi l’Italia può ambire alla migliore prestazione di sempre. Li enunciamo: a) mancherà la Russia; b) la data di fine maggio ci aiuta di più dei Paesi nordici; c) Gran Bretagna, Germania ed anche Francia nel passato non hanno onorato al meglio la manifestazione; d) la formula ad 8 squadre ci avvantaggia di più di quella a 12 squadre; e) la nostra atletica, la FIDAL in particolare, ha saputo gestire nel 2020 e nel 2021 meglio di altri la pandemia del Covid-19.

Dicevamo del vantaggio della formula ad 8 squadre rispetto a quella a 12 squadre. Infatti la migliore classifica in questa manifestazione si matura non sulle punte che possono vincere le gare ma su quelli che non devono arrivare ultimi. È chiaro che arrivare dal 10° al 12° posto fa più differenza che dal 6° all’8° posto. Ovviamente noi abbiamo nella nostra squadra delle importanti atout ma anche delle lacune pericolose. E qui è importante che La Torre ed i suoi collaboratori si mettano intorno al tavolo e studino strategicamente la situazione. Non solo per la formazione di una squadra competitiva, ma anche per decidere tattiche di gara necessarie in manifestazioni di squadra, soprattutto nel mezzofondo dove vedremo gare estremamente tattiche.

E l’importante sarà far capire ai nostri atleti, e ai loro allenatori, che non dovranno affrontare le gare come fossero ad un meeting internazionale individuale. E qui la famosa “Volpe di Zagarolo” avrebbe potuto dare consigli più che utili.

 

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