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Fatti&Misfatti / Fare slalom tra le mascherine

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Martedì 11 Maggio 2021

 

basket-2020 


La legge del menga in vigore: per cui in Italia siamo tutti mafiosi, tutti evasori, tutti corrotti. Le minoranze al potere. Gli incapaci al comando. Bel risveglio adesso che ci avviciniamo all’immunità di gregge. Così dicono.

Oscar Eleni

Nel giardino Zen dove cerca di offrire pasticceria giapponese ai tiranni carpatici che rovinano più di una vita: in politica, nello sport, nell’arte di spiegare perché preferiscono un oggetto inerte che segue la corrente, piuttosto di una cosa viva che la può contrastare. Per arrivare al giardino bisogna schivare i bagni all’aperto nei parchi cittadini dove hanno abolito i vespasiani liberatori dei prostatici, fare uno slalom virtuoso fra troppe mascherine lasciate per terra, insieme a tanto altro, magari dagli stessi che se la prendono con i padroni dei cani perché 4 su 10 non raccolgono. Tutti peccatori.

La legge del menga in vigore. Per cui in Italia, ad esempio, siamo tutti mafiosi, tutti evasori, tutti corrotti. Le minoranze al potere. Gli incapaci al comando. Bel risveglio adesso che ci avviciniamo all’immunità di gregge. Così dicono. Certo ci vuole uno stomaco come quello di Vigo il tiranno per credere davvero che lo sport entrerà nella scuola, ci vorrebbe un elisir per capire se davvero Malagò merita di essere ancora presidente del CONI, la cosa importante è che molti presidenti federali gli hanno già assicurato il loro voto. Ricordiamo notti trasteverine dove Nebiolo era sicuro di vincere la corsa per il palazzo acca, dimenticando che alla stessa ora c’era già chi barattava il suo voto. Succede da sempre. Forse è accaduto anche alle ultime elezioni dell’atletica se adesso il governo in carica si trova già una bella fronda armata sotto una cascata di obiezioni altissima come quella messicana di Potosina.

Capire, confondersi. Il presidente del CIO, lo schermidore Bach, para e risponde ai giapponesi saltando l’appuntamento di Hiroshima mentre nel paese si alza la protesta contro l’Olimpiade che forse doveva essere spostata appena Tokyo ha detto che preferiva aspettare un anno.

Vogliamo bene a tutti i campioni del nostro sport, ma questa esagerazione con l’incenso sui campi da tennis, tutte queste promesse meriterebbero un cauto ottimismo e non uno sbracato tifo da curva, la zona d’ombra dove sembra che si possa vivere bene soltanto fra i fumogeni come hanno dimostrato le ultime feste e processioni calcistiche. Vogliamo bene a talenti come Sinner e Filippo Tortu, anche se siamo confusi dal loro successo in pubblicità, personaggi ancora prima di aver camminato sulle braci del successo. Troppo clamore. Adesso poi il velocista che, al momento, vediamo andar forte soltanto nelle clip televisive, ha dovuto rinunciare alle gare di Savona per fastidi muscolari. I diavoletti gli hanno chiesto se non era la paura per Jacobs e lui, giustamente, li ha mandati nei bagni al parco.

La stessa cosa che ha fatto Bach davanti ai dubbiosi, senza la pazienza di leggere i campioni della letteratura giapponese di oggi cominciando da Murakami. Più o meno la reazione di Petrucci quando l’ostinato cronista della casa ha osato chiedergli di Messina e la Nazionale: “Non rispondo” ha detto con l’occhietto di Vigo il carpatico che vantava verso il mondo, intorno e dentro di lui, il rispetto delle regole per la retrocessione in un campionato che soltanto nei Carpazi viene considerato regolare. Come direbbero a Brindisi dove sanno che senza il Covid sarebbero stati i primi alla fine e forse lo sanno anche a Milano. Come potrebbero spiegare in tanti a questi testoni della Lega che non fanno un passo indietro dopo aver deciso che i play-off si giocheranno con la formula ultimo capestro, pazienza se a porte chiuse nei quarti, rendendo ridicolo questo passaggio dove al primo turno si giocherà addirittura giovedì e venerdì.

Lo hanno fatto notare in tanti, persino i giornali diciamo sportivi. Ma il rasoio in rosa di Bartezzaghi non ha disturbato i manovratori legaioli. L’idea di poter finire il 17 giugno con gara sette per lo scudetto ha soltanto agitato il Papa Petrus dei cesti che ha tirato le orecchie a Gandini senza tirargliele davvero: “Non siamo intervenuti su queste date che potrebbero confliggere con il calendario della nazionale” attesa, come sempre a braccia aperte, dai trentini di Pinzolo. Forse lassù sanno che non si arriverà a gara sette per il titolo. Lo pensiamo in tanti, anche se questa Milano super favorita, l’unica che con sedici giocatori può guardare forse senza angoscia ai turni ravvicinati, dovrà certo fare straordinari, fra viaggi, fatiche, pensando prima di tutto alla semifinale di Eurolega dove il Barcellona sembrava come la capitale Nabatea, una meraviglia, almeno fino a quando è entrata in collisione con quelli di San Pietroburgo. Forse i capi del basket italiano sono più informati dei pettegoli da tastiera: Messina tirerà dritto, in campionato la sua legge, in Eurolega, la sua esperienza. Bene.

Vedremo poi cosa ne pensano le rivali. Stagione chiusa dopo il coprifuoco, tappetini inanimati per televisioni dure e pure, quelle che amano le due retrocessioni, quelle che non vorrebbero un altro campionato dispari.

Famiglia dei cesti eia eia. Chi ha peccato è fuori. Sì, va bene, la Cantù retrocessa, tormentata dai soliti noti, ha chiuso battendo Sassari ancora senza il Poz, presentando il Gaines da 42 punti che per il Covid aveva saltato le partite chiave come l’allenatore Bucci. Barzellette degli ultimi 40 minuti che però non fanno ridere. Eh sì. La classifica dice che Brescia è la prima delle escluse dai play-off eppure vogliono cacciare allenatore e manager, il secondo allenatore nell’anno. Ne sanno una più di Vigo il Carpatico. Siamo d’accordo quando dicono che Cremona ha fatto una stagione straordinaria partendo davvero da molto lontano, iscrivendosi all’ultimo giorno. Non riusciamo davvero a capire la Virtus Bologna infilzata in casa da Trento, ma forse lo cercava davvero un piazzamento nella parte dove non c’era Milano.

Ah capirli i nostri generali.

Siamo alla spremuta fra i canestri. Si gioca sempre da giovedì. Gloria ai fisioterapisti che riusciranno, insieme agli allenatori, a svuotare in fretta muscoli e cervelli dai veleni della fatica.

Come vediamo il primo turno dei play-off? Ohi, ci avete preso per i figli della maga Circe? Diciamo che ci sono sensazioni, ma poi quei birbanti dei giocatori, quei satanassi degli allenatori fanno e disfano e ti fanno passare notti da incubo come quelle della Virtus battuta dal Kazan, come il minuto finale dove Milano ha salvato la sua gloria, ma non certo il fegato di chi la guida e la ama davvero.

Intriga lo scontro Milano-Trento perché Messina e Molin sono stati sul serio una grande coppia tecnica per anni. Separazione non consensuale, non certo con i vantaggi della moglie di Gates o di quelle dei ricchi disagiati, sfregio in campionato proprio di Trento all’Armani. Insomma resta un angolo cieco dello scontro ricordando che le aquile dove impera il Trainotti, nuovo astro delle spedizioni di Azzurra, sono nei play-off per la sesta volta. Sul faccia a faccia che si sono regalate Venezia e Sassari cautela anche se Curtis Jerrells è un bell’acquisto per la Reyer, così come sarà un buon acquisto il Pozzecco se capirà che ora si trova da una parte del muro dove si semina bene per non raccogliere tempesta.

Nella parte Sud del tabellone Brindisi non dovrebbe soffrire troppo con una Trieste che ha già fatto il massimo e ora sembra anche tormentata da voci che portano tristezza: fine del matrimonio con l’Allianz, forse fine anche del cammino insieme a Dalmasson se qualcuno pensa che il sostituto sia Martino il maltrattato senza colpa da Reggio Emilia e dalla Fortitudo.

Interessante e sentimentalmente coinvolgente il duello Virtus Bologna- Treviso. Le Vu Nere guidate dal Djordjevic che come allenatore al Palaverde ha portato luce e lanciato giovani. La De Longhi trevigiana vera squadra rivelazione dell’anno, basandosi sui costi della gestione, insieme a Cremona, può garantire con Menetti che non ci sarà resa davanti al padrone trevigiano dei bolognesi.

Bella storia pure questa. Come quella del giovane Bortolani da 24 punti nell’ultima sfida vinta da Brescia su Pesaro, anche se il suo futuro è in mano a Milano che lo ha prestato.

Pagelle? Non se ne parla nei giardini Zen dove adesso Vigo il carpatico ci rispiega perché è stato giusto retrocedere Cantù e pretendere la prossima serie A con 16 squadre, anche se in molti sanno che sarà difficile averne 14 a posto con i conti.

A risentirci dopo i primi verdetti dei play off.

 

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