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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Lunedì 26 Aprile 2021

 

arena-tribst


Non in senso figurato, ovvio. E già di per sé una bella notizia. Non tanto per i risultati tecnici, complessivamente modesti, quando per l’avvio di una ripresa della quale si sentiva la mancanza. Grazie soprattutto a Giorgio Rondelli che ancora tanto avrebbe da dare e, soprattutto, da insegnare.

 

Daniele Perboni

Vigilia di Liberazione (sì, con la elle maiuscola). Qualcosa si muove. Non nel senso del “liberaci dal male quotidiano”, ma più prosaicamente sul fronte delle manifestazioni di atletica. Anche se qualcuno continua, pomposamente, a chiamarle meeting. Già, perché usare l’inglese è più figo, più musicale, più universale. Siamo all’Arena, per il “Walk & Middle Distance Nigh”. Le maiuscole non sono nostre. Non ce ne vogliano gli organizzatori, in primis Giorgio Rondelli, ma mettendo piede in tribuna stampa immediatamente troviamo l’attacco per questo pezzullo dedicato a SportOlimpico: “Siamo nella merda”. Non nel senso di guai.

No, nel guano ci siamo letteralmente. Escrementi caduti dall’alto, quindi uccelli. Polvere, calcinacci. Una patina unta che ricopre tutto. Fortunatamente i miseri banchetti sono ricoperti da appositi preservativi che, comunque, non preservano dalla sporcizia. Ci si arrangia comunque. La voglia di esserci è maggiore di tutto, anche del timore di contaminazioni peggiori. Qualcuno già vaccinato, qualcun altro ben ricoperto da doppia mascherina, chi mantiene le distanze. È bello ritrovarsi.

Si chiacchiera in libertà, si ritrovano tecnici, colleghi a riposo o ancora in attività. Si “ciacola”, in attesa di qualche gara che risvegli dal torpore. E in effetti… ci si diverte insomma. Ultimo appunto: i 5000 femminili, che presentano al via Nadia Battocletti, tecnicamente forse il punto più alto della giornata (15’36”39, miglior prestazione italiana under 23), ce la siamo persa. Non volontariamente. Ore 20,10 la partenza indicativa. Ore 20,22 si corre la seconda serie dei 5000 maschili. Ore 20,50 partenza donne. Quaranta (40) minuti di ritardo. Aggiungete i 15 minuti abbondanti della prova ed ecco che il coprifuoco delle 22 non concede tregua. Si pianta tutto e si corre a casa. Nulla è cambiato. Tutto è rimasto immutato. Ennesimi problemi di sempre. L’atletica è anche questo.

CHITURU – Punto e a capo. Chiacchiere in libertà dicevamo. E così si viene a sapere il perché della non convocazione di Chituru Ali all’ultimo raduno dei velocisti. Obiettivo i Mondiali di staffette del prossimo fine settimana. È inesperto di cambi e con la sua inesperienza avrebbe potuto causare danni alle delicate fibre bianche dei colleghi. Il ragazzo è veloce, certo. Ma chi se ne intende lo vedrebbe benissimo nei 200. Meglio ancora sul quarto di miglio con barriere. Se solo si mettesse in testa di faticare veramente, tanto, intensamente, a lungo. “Devi vomitare per arrivare a certi livelli”.

Una frase, poi un’altra e, chissà perché, si finisce per sfiorare l’argomento Filippo Tortu. Improvvisamente quattro anatre fendono il cielo della vecchia Arena. Recentemente ristrutturata, sì d’accordo, ma sempre vecchia rimane. E poco curata. Ricordate il guano di cui sopra? Il collega a riposo, sempre posato, elegante, e mai sopra le righe, se ne esce tranquillamente con “Attenzione lo abbiamo sempre accostato a Berruti e Pietro (Mennea), ma questo (il Pippo nazionale) non è ancora un Pavoni, che almeno un argento europeo lo ha vinto (Atene 1982)”. Si chiude.

 

 

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