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Italian Graffiti / Una sfida a quattro che lascia perplessi

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Venerdì 23 Aprile 2021


bellutti


Si contano le schede in vista delle elezioni per il prossimo quadriennio olimpico: 74 i votanti, 38 il quorum per la consegna dello scettro del Foro Italico. Col contorno di non poche novità e, perchè no, in attesa di qualche sorpresa. 


Gianfranco Colasante


Può darsi che mi sia sfuggito, anzi è probabile, ma in questo mistero buffo della Superlega - tra manciate di moralismo un tanto al chilo e concentrati di indignazione a reti unificate - non m'è capitato di leggere nulla sul pensiero di Giovanni Malagò, n. 1 del nostro sport. Sorprendente, perchè in altre occasioni s'era mostrato prontissimo ad esternare ed a puntualizzare, come di recente per il marciatore primatista di squalifiche/doping.


Qualcuno, malignamente, mi suggerisce che il motivo andrebbe cercato nel ruolo in commedia recitato dall'ombroso Andrea Agnelli. Sarà: anche se più razionalmente ritengo perchè impegnato nella feroce campagna elettorale per la riconferma (la terza) alla presidenza del CONI.


Campagna che questa volta lo vede opposto a ben tre antagonisti: alla tosta bi-olimpionica Antonella Bellutti (prima donna ad affrontare la tenzone), al valoroso past-presidente del ciclismo Renato Di Rocco e - udite udite - al capo del golf, Franco Chimenti, il quale ha imbucata (è il caso di dirlo) la scheda solo qualche minuto prima della scadenza. "Per aiutare Giovanni", ha affermato generosamente l'anziano farmacologo, con sapiente pausa in attesa dell'applauso. Aiutare Giovanni? Ma ne aveva proprio bisogno? E come, di grazia?


Tornando a noi, non s'era mai vista prima una candidatura "a favore", come non s'era mai vista una competizione a quattro, considerato per di più che il fedele Chimenti appare impegnato a tutto tondo per la Ryder Cup del 2023 da tenersi a Guidonia. Per chi non fosse informato, si tratta di una specie di disfida di Barletta con otto americani contro otto europei (non necessariamente italiani compresi), un esclusivo festival del lusso che all'incolpevole italiano medio costerà una sessantina di milioni di euro: come dire una volta e mezzo di quanto gli stessi spendono per tenere in vita il CONI. Ma volete mettere i contorni ed i ritorni ...? In fondo, piccole pause di soddisfazioni per un paese come il nostro in perenne cattivo umore, che neppure l'appassionante spareggio a quattro per il Foro Italico riesce a rasserenare.


E per il quale spareggio, a non voler adeguarsi alle vulgata suggerite dai vari Rocco Casalino, potrebbero esserci più chiavi di lettura. Come dire, fuori dal coro. La prima, se vogliamo la più immediata, dice che l'uscente/rientrante Malagò - nei suoi otto anni di conciliatura - non parrebbe aver fornito grandi prove di efficienza visto che ora deve fronteggiare addirittura tre rivali. La seconda, può leggersi quasi come un confronto tra classi sociali, nel senso che da un lato si trovano accomunati sulla difensiva (entrambi con felpa dell'aristocratico Aniene) presidente e vice-presidente vicario del CONI (e già, quest'ultimo, n. 1 di CONI Servizi); dall'altro muovono all'assalto due esponenti delle due ruote, il vecchio "sport del popolo" come recivitano gli antichi testi, due che tante strade hanno percorso assieme, da Atlanta a Sydney, con breve appendice per Antonella sulle nevi dello Utah. Tra poco - il prossimo 13 maggio - avremo il responso con fermata finale al 2025.


Queste elezioni al tempo del Coronavirus (quasi un plebiscito suggerisce qualcuno dopo aver scorso l'elenco dei 74 votanti, rappresentanti del globo terracqueo dello sport nazionale), e non solo per questi motivi, resteranno uniche nella storia ultrasecolare del nostro Comitato Olimpico. Il mondo cambia e ce ne accorgiamo giorno per giorno: la sfida dovrebbe essere - per chiunque risultasse vincitore - per un cambiamento molto profondo dell'universo sport, come suggerirebbe non tanto casualmente la sciagurata vicenda della Superlega che ha lasciato il cerino nelle mani del rampollo degli Agnelli (al quale, pare, tutti gli altri della congrega paiono intenzionati a chiedere danni miliardari).  Senza voler ricordare che il prescelto/a, avrà da affrontare l'anomalia di tre Olimpiadi in quattro anni.


Poi, vado a scorrere anch'io l'elenco del consesso che si riunirà al Tennis Bonacossa (a proposito, qualcuno tra i votanti sa chi è stato e cosa ha fatto il nobiluomo Alberto?) e qualche dubbio mi assale. Non tanto per i nomi e cognomi - tutti con passaporto sportivo e, soprattutto, degnissime persone - ma per la sensazione che siano il risultato di una accurata strategia che poco o nulla ha lasciato al caso o all'improvvisazione. Non che abbiano già la scheda compilata in tasca, Dio ne scampi, ma perchè per lo più non rappresentano, tecnicamente e storicamente, le nostre federazioni più importanti.


Qualche esempio? Li traggo dai quotidiani che hanno un filo diretto con il piano nobile del Foro Italico e che nelle edizioni odierne hanno già anticipato quali saranno i vertici (possibili/probabili/certi) del governo-3 di Giovanni Malagò che, primo (unico?) segno di cambiamento, - udite udite - avrà ben quattro donne in Giunta. Si tratta, se vogliamo, di una classifica all'incontrario.


Infatti, a voler dar credito alle anticipazioni, dal prossimo governo del CONI mancheranno i nostri sport più nobili e radicati: l'Atletica e il Canottaggio, il Nuoto e il Tennis, la Vela e il Ciclismo (esclusosi da solo), mentre tra le discipline di squadra sarebbero assenti la Pallavolo e il Basket per fare spazio al Calcio che pure qualche peccatuccio da farsi perdonare ce l'avrebbe. Per tacere delle due federazioni invernali - ghiaccio e neve (ricordate Milano-Cortina '26?). Il solo sprazzo di luce lo fornisce la Scherma che di suo non ha certo bisogno di appellarsi a protezioni da parte di ministri o sottosegretari. Di contro, la scelta andrebbe a cadere su Taekwondo o Motociclismo, Danza sportiva o Twirling, Rotelle o Squash, con una finestra sull'Orientering (da dove proveniva il distinto sfidante di Malagò nelle passate elezioni). Certo, l'elettorato resta sovrano, ma qualche dubbio mi resta ...


Come concludere? E' stato già fatto tutto e resta poco o nulla da aggiungere.




 

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