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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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I sentieri di Cimbricus / Solo un prodotto da vendere

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Venerdì 23 Aprile 2021

 

TOKYO_2020

 

Pensieri in libertà, pare che almeno questi ce li abbiano lasciati: a parlare o, peggio, a scrivere si rischia sempre più spesso di finire additati all’indignazione generale, un credo che non ammette deroghe.

Giorgio Cimbrico

Cosa ne pensate di quelli del CIO? Hanno deciso che l’Olimpiade vada avanti, costi quel che costi, fottendosene dell’opinione pubblica giapponese, e ora tracciano questi lineamenti di “bon ton”, di politicamente corretto o è meglio dire di ipocritamente spazzato via: non ci si inginocchia, non si alzano pugni, è vietato esprimere le proprie opinioni: la pena è il bando. E questo vale per i momenti protocollari. Sui social media, nelle aree miste, le restrizioni saranno meno draconiane, concedono.

E così loro, i Signori di Losanna, sbandierano che degli oltre 3000 atleti contattati, due terzi si sono detti d’accordo. Il podio di Città del Messico è un bronzo alla St-José University, è un Golgota stampato su magliette, è un ricordo che generazioni sempre più attempate si tramandano. Fra non molto, qualcuno domanderà: nonno, è successo davvero o una della tue fantasie, che esce dalle nebbie dell’Alzheimer? E qualcuno finirà per confessare che è proprio così: una leggenda, una fiaba nata al tempo in cui il desiderio di libertà poteva costare caro ma non se ne poteva fare a meno.

Avrete notato che il mondo è diventato una censura. Quando una delle prime streaker corse nuda come mamma l’aveva fatta, un compagno di squadra di Bill Beumont disse. “Ehi, Bill, quella ha le tette grosse come le tue chiappe”. Oggi la ragazza non sarebbe più inquadrata (paura dell’emulazione) e la frase potrebbe portare diritti in tribunale.

E un mondo di bip se uno dice cazzo, una dimensione in cui le televisioni girano al largo in caso di un grave infortunio (una gamba con strana angolazione può impressionare). Lo sport è diventato uno spettacolo per adulti non tanto selezionati o per under 12 accompagnati, deve essere il più possibile asettico, perfetto, esatto, a costo di spogliarlo dal meraviglioso ariostesco, dall’imprevedibile, dal clamoroso. Chi è cresciuto rinfocolando nella memoria il gol non gol di Geoff Hurst sa a cosa mi riferisco. Adesso il VAR lo smonterebbe in tre minuti.

Chi comanda vuole un prodotto da vendere come un’automobile, un telefonino, un assorbente, da recapitare come “il tuo sushi preferito o la pizza che ami”, e se chi lo recapita è trattato peggio o ha meno diritti di chi dava un mano a costruire le piramidi, non importa. Tutti sono felici, anche il rider, in questo mondo possibile e accettato.

Il CIO ha lanciato la sua drang nacht osten, la sua marcia verso Oriente. Stadi deserti? Atleti chiusi in una bolla grande come quella in cui avrebbe potuto salvarsi Atlantide? Cancellazione dei rapporti fisici e dialettici tra atleti e resto del mondo? Tutto può esser facilmente superato quando si conoscono le norme di procedura per collegarsi, per interagire, per condividere.

E così sempre loro, gli obbedienti depositari dello sport, nella loro ecumenicità, nella loro magnanimità, promettono che in un futuro, che naturalmente sarà sempre più vicino, esisterà la chance di diventare campione olimpico in un serie di sport virtuali che comprendono il baseball, il ciclismo il canottaggio, gli sport (si fa per dire) dei motori. Nella bolla di casa, davanti a un maxi-schermo collegato con internet, tutto sarà prodigiosamente sicuro, divertente, attendendo chi busserà alla porta per consegnare il menù di cui spot, allargabile a un curry, a un hamburger.

Una volta le storie finivano con una morale, con un avvertimento. “Questo è il fin di chi fa mal”, cantano donna Anna, donna Elvira don Ottavo, Leporello, Zerlina e Masetto dopo che don Giovanni è stato trascinato all’inferno. Qui non è il caso. Tutto scorre e non resta che scegliere l’onda del Lete che ci porterà via.

PS: attendo con una certa ansia le punizioni dell’UEFA contro i sediziosi che, per brevità dell’azione e per il fallimento che ne è seguito, mi sono deliziato a paragonare agli autori del putsch bavarese del ’23 e che un vecchio amico ha accostato all’alzamento del colonnello Tejero. Un vecchio proverbio inglese dice: "non concedete fiducia a chi, tra le sopracciglia, non è possibile trovar spazio per una moneta da un penny". Date un’occhiata a chi ha condotto il breve golpe e capirete.

 

 

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