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Fuorisacco / Continuiamo a sognare: lo sport e' vita

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Mercoledì 21 Aprile 2021

 

pallone sgonfio 


È bastato l’annuncio della nascita (forse già abortita) della Superlega per dare la stura ad un profluvio di interventi moraleggianti. Indignazione che sarebbe cosa buona e giusta la sollecitassero anche i mostruosi debiti del calcio.

Alberto Gualtieri

Le notizie non hanno peso. Il loro contenuto sì, eccome. Specie se rappresentano una realtà talvolta apparentemente lontana, ma che tuttavia ha rilevanza sostanziale persino nella nostra quotidianità. Una per tutte, l’Afghanistan. Dopo decenni in cui stragi, guerre, guerriglie, orribili assassini contro i civili sono stati il pane giornaliero di quel paese, la decisione di Biden di ritirare le truppe americane di stanza su quel territorio, ha avuto nel mondo meno eco ed interessamento della nascita della Superlega di calcio.

Già, proprio così. Appellandosi ai sani principi del merito sportivo, dei valori delle competizioni sportive, magari condendoli con una discreta quantità di etica, morale e quant’altro, a cui quando serve non fa mai male riferirsi, su questa storia di un torneo di calcio sono intervenuti tutti. Non solo gli organismi sportivi interessati, ma Governi – da Macron a Draghi –, dall’Unione Europea alla folta giungla dei politici nazionali.

Tante Autorità per dire cosa, in sostanza? Che una Superlega così concepita è un affronto alla sanità dell’attività sportiva, all’educazione ed alla formazione che da essa deriva.

E non basta. Sbandierando il vessillo di una necessità e giusta parità che non privilegia solo i più ricchi affossando i meno abbienti, un’ondata di “tutti contro” si è riversata su questa iniziativa del calcio. Arrivando persino a comportamenti offensivi come quello del presidente dell’UEFA, Aleksander Ceferin, che da grande amico, anche di famiglia, definisce adesso Andrea Agnelli innanzi tutto un bugiardo e poi uno stolto e così via.

Io non sono amico di Agnelli, né tantomeno un suo grande ammiratore. Lo affermavo già molti anni fa su una rivista di cui ero editore. E non sono certo favorevole ai ricchi della Superlega. Io vengo da una società che all’inizio di questo secolo faceva attività sportiva ai massimi livelli con successi e medaglie, anche olimpiche, in 12 discipline diverse, tra cui il Rugby, con un budget totale per tutte di 170.mila euro! Mentre per il solo Rugby, la famiglia Benetton stanziava 6 milioni della stessa moneta! Posso essere dello stesso partito dei Super ricchi?

Ma mi domando: in che cosa la nuova proposta modifica la situazione rispetto a prima? Il movimento di denaro complessivo dei 5 Top Club del calcio europeo è superiore alla somma totale delle 600 società di vertice esistenti sul continente. E quando il “Real” Florentino Perez dice di seguire attentamente le vicende del nuovo giovane fenomeno norvegese Erling Braut Haland, “contrattualizzato” con il Borussia Dortmund fino al 2024, per vedere la possibilità di portarlo il prima possibile a Madrid per una cifra stimata oggi in 110 milioni di euro (per il solo cartellino), chi può entrare in concorrenza con il presidente spagnolo? La Carrarese, il Crotone, l’Albinoleffe o altre società che, come loro, stanno facendo un lavoro di incredibile valore sportivo, ma purtroppo non ripagato da un finanziatore da 3,5 miliardi di dollari, come è la JP Morgan, prima supporter della Superlega?

Macron è sicuro che con la creazione di questa Superlega “il merito sportivo viene cancellato”. Caro presidente francese, siamo sicuri che vincere un Campionato Nazionale, come, ad esempio, si appresta a fare l’Inter da noi, sia un merito tutto sportivo? Con un allenatore che ordina l’acquisto dei giocatori per rinforzare la squadra come se li ordinasse da un menù? E se la Società non lo accontenta e lui non vince, la colpa non è sua ma del Club che non ha sborsato il danaro sufficiente ad acquistare nuove energie? Dove sta il merito, per di più sportivo, in tutto questo?

Diciamola tutta. I Club che da tempo accarezzano il disegno di questa Superlega, ora ufficializzata, navigano da tempo in una situazione economica fortemente indebitata, se non proprio fallimentare. Hanno speso troppo e male, spesso proprio per questa sorta di “Sotheby’s Auction” sui giocatori. Che si scatena ad inizio e a metà anno ed ai cui esborsi vanno aggiunti gli stipendi da ultra milionari degli stessi giocatori, le spese per i procuratori e i costi vivi dell’attività e della Società. Ricchi sì, ma di una ricchezza basata sui debiti che porta anche a non infrequenti fallimenti. Insomma, come ha detto qualcuno, “si sceglie il denaro e non la passione”.

Sarà lo spettacolo prodotto dalla Superlega se non ad eliminare almeno a tamponare questa emorragia di danaro? I dubbi sono fortissimi. Perché è provato con altri sport che i fruitori del prodotto – leggasi spettatori – dopo un iniziale entusiasmo, trovano più ripetitivi che esaltanti gli incontri sempre con le stesse squadre o quasi. È una sottolineatura che evidenziava Mark Bosnich – un ex-portiere australiano, tra l’altro di Chelsea e Manchester United, già all’inizio degli anni Duemila –, citando l’esperienza del SuperRugby dell’emisfero australe.

“Lo sport è un sogno”, ha dichiarato per l’occasione Valentina Vezzali, la responsabile governativa di questo settore. Certo, pochi come lei possono vantare un esperienza di sport vissuto ai massimi livelli. Non so quanto si sia tradotto in denaro per Valentina. La scherma è uno sport molto tecnico, difficile da capire anche se molto entusiasmante. Il numero di praticanti non è confrontabile con quello di altri sport. Ma la passione come quella che la Vezzali ha messo nella sua lunga carriera, anteponendola ad ogni altra sollecitazione, potrebbe essere utilizzata per un seminario universitario.

La ricordo sul lungomare di Palma de Majorca, ad accennare musica lirica assieme a me, dopo aver scoperto un amore comune per quell’arte. L’occasione la fornivano le Universiadi 1999 e sedevamo su una panchina proprio di fronte all’ingresso dell’hotel degli atleti. Nel quale Valentina Vezzali, già plurimedagliata a livello planetario, risiedeva stipata con altre sei atlete in una stanza consegnata come “doppia” dagli organizzatori. Tra una “Traviata” e una “Boheme” le domandai come andava. Mi rispose che dormiva male e che mangiava peggio. “Domani però c’è la gara e quella è una bella vita!” mi rispose.

Ecco, continuiamo a sognare e lasciamo che gli incubi dei debiti e del solo denaro rimangano esclusivo patrimonio del Super. Noi teniamoci lo sport. Quello giusto. Almeno quello è bella vita.

 

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