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Duribanchi / Dai nostri indignati speciali

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Martedì 13 Aprile 2021

 

covid-19 1 


Sette giorni di cattivi pensieri: non c’è soltanto il Covid ad animare il “dibattito” su argomenti sempre più lontani dalle aspettative della gente comune. Cioè di tutti noi.

Andrea Bosco

Dopo 11 anni l’ex presidente Lula con una lettera ha chiesto “scusa” al “compagno Napolitano” per non aver concesso l’estradizione di Cesare Battisti, terrorista pluriomicida a lungo latitante, “coperto” dalla benevolenza prima della Francia e poi del Brasile, oggi finalmente nelle galere italiane. “Battisti assassino, non avevo capito”, ha scritto Lula. Ma le sue scuse, non a Napolitano avrebbe dovuto indirizzarle Lula, bensì ai famigliari delle vittime. Lula ha spiegato di essere stato “ingannato” dal suo (allora) ministro della Giustizia, Tarso Genro. Ma non è vero: Lula mente.

Dopo infinite richieste di estradizione da parte dell’Italia, Giorgio Napolitano scrisse a Lula una lettera spiegando nei dettagli chi fosse Battisti e di quali delitti si fosse macchiato. La lettera non conseguì alcun risultato. Lula e solo Lula decise di non estradare Battisti: era l’ultimo giorno del suo mandato presidenziale. Anche in Francia ci sono terroristi che per decenni, grazie alla discutibile “dottrina Mitterand” non hanno mai pagato per i delitti commessi in Italia. Una, per intercessione della ex premiere dame, da tempo è libera. Su trenta terroristi almeno una quindicina per avvenuta prescrizione non salderanno mai i debiti con la giustizia. L’Italia oggi sta premendo presso il governo di Macron, per ottenere l’estradizione degli altri quindici. Anche per loro incombe la prescrizione.

TERRORISTI – Ci sono due questioni sul tappeto. La prima: se sia giusto che uomini e donne che sposarono una causa fatta di morte e violenze, dopo decenni vengano per quei delitti giudicati. Si sono rifatti una vita, molti hanno persino cambiato idee politiche. Chi ha sbagliato deve saldare i conti con il proprio passato. Ma eviti lo Stato di cercare “vendette” dopo essere risultato a lungo assente al limite della connivenza. La seconda: se non sarebbe giusto esaminare anche le responsabilità politiche (dei governi che in questi decenni si sono succeduti) ignavi nell’esercizio del proprio dovere. A fine maggio tutti i terroristi italiani ospitati in Francia entreranno in regime di prescrizione.

E così Mario Draghi l’ha detto: “Il Sultano turco è un dittatore con il quale è peraltro necessario avere rapporti”. Indignazione del Sultano, crisi diplomatica in atto. Cosa aveva fatto il Sultano? Aveva sputato metaforicamente in faccia a Ursula nostra signora dell’Europa in missione in Turchia assieme ad Abbondio Michel, il belga che ha assistito senza fare un plisset allo sfregio della collega fatta accomodare (in quanto donna) su un divanetto. Lontana dal Satrapo invece che sulla poltrona che da protocollo le competeva. Spregevole il Sultano, inqualificabile il belga che neppure ha avuto la decenza di rassegnare le dimissioni. Erdogan cerca la rissa con l’Europa: prima o dopo la tremebonda Europa dovrà prenderne atto. Il Sultano accarezza il sogno del grande Islam. L’Europa dovrà decidere se chinare il capo o se attrezzarsi per una nuova Lepanto. Il Sultano è imbevuto di ideologia coranica estremista: un uomo pericoloso. Si vis pacem para bellum recitavano i latini: se vuoi la pace, preparati alla guerra.

In Israele operano con una guerra non dichiarata: la guerra del Mossad. Che due giorni fa ha colpito ancora: un cyber attacco alla centrale nucleare di Natanz, lĂ  dove il governo di iraniano, si sospettava, cercasse di fabbricare una atomica. Visto che nei programmi degli ayatollah c’è la distruzione di Israele, il Mossad agisce. In Iran ha eliminato il capo del programma nucleare e il capo delle Guardie della Rivoluzione. Ha attaccato un cargo iraniano nel Mar Rosso, danneggiato una piattaforma logistica: non passa giorno che i droni del Mossad non colpiscano postazioni siriane, libanesi, irachene, di Hazbollah e di Hamas. Ora l’interruzione   dell’elettricitĂ  alla centrale di Natanz. Il danno è consistente e perdurante nel tempo. Tradotto: l’impianto va rifatto perchĂ© quello di Natanz non è riparabile. Sulle presunte azioni del Mossad la linea del governo di Tel Aviv è sempre quella di non confermare e di non smentire. Ma secondo gli esperti, quando accade nove volte su dieci, dietro c’è la mano del Mossad.

VACCINI – Nessuno capisce per quale motivo Mario Draghi abbia tanta stima per il ministro Speranza, coinvolto in un documento (sparito) che evidenziava i limiti del protocollo anti Covid e gli errori del governo Conte. Un report concordato con il direttore vicario dell’OMS, Ranieri Guerra per salvare l’Organizzazione Sanitaria e Giuseppi. Ma forse c’è poco da capire: il presidente della Repubblica deve avere il sostegno del Parlamento per essere eletto. Tra non molto si entrerà nel semestre bianco. E da “grande” è escluso che Draghi continui a fare il presidente del Consiglio, vertice di una maggioranza che va da Fratoianni a Salvini. Per non farci mancare niente è arrivata una accusa di peculato all’ex commissario Arcuri che arrischia fino a 10 anni di carcere. Oddio, si fa per dire: in Italia in galera finiscono solo i pesci piccoli. E Arcuri ha spiegato di “non saperne nulla”. Indagato a “sua insaputa”. Un classico.

Un paio di settimane fa ho spiegato citando un articolo del collega Federico Fubini di come la burocrazia continentale abbia incasinato l’Europa in fatto di vaccini. Mi ha scritto un amico fisico nucleare, più o meno quanto segue: “All’inizio degli anni Novanta ci fu una riunione plenaria alla Sede Centrale dell’Enea (il Palazzo dove si materializzavano gli incubi del ragionier Fantozzi Ugo) a Roma. Dopo le presentazioni, il Nobel Carlo Rubbia (a lungo presidente dell’Enea), interrogato su Euratom a proposito della ricerca sulla fusione nucleare controllata, disse: “Quelli di Euratom, quei mangiapane a tradimento che fingono di fare il vostro stesso lavoro e percepiscono uno stipendio che è del 6% superiore al vostro?”. Il mio amico c’era. La sua lamentazione attiene alla burocrazia europea. Che inefficiente era: e tale è rimasta.

Indignazione? Repertorio sconfinato. Facciamo il sindaco di Roma, Virginia Raggi, che posta un video e scambiando l’arena di Nimes con il Colosseo?

Facciamo lo smemorato ex ministro Toninelli che al processo di Catania, dove Salvini è stato assolto dall’accusa di “sequestro di persona”, per quarantasette volte (47!) ha detto di “non ricordare”?

Facciamo La Lega di Matteo Salvini che per qualche misteriosa ragione (o forse no) non vuole mollare la presidenza del Copasir (Servizi Segreti) che per legge spetterebbe all’opposizione e quindi a Fratelli d’Italia, unico partito a non essere in maggioranza con Draghi? Facciamo i partiti di sinistra che uno si immagina impegnatissimi a risolvere i mille problemi del paese: magari nei ritagli di tempo rimasti dopo aver discusso fino alla nausea di quote rosa, correnti, mariagiovanna da legalizzare, quote da pagare, piattaforma Rousseau da abbandonare?

Facciamo il sindaco di Milano Sala che non ha detto ancora una parola sui 300 adolescenti “convocati” a Milano in Piazzale Selinunte dal rapper italo-marocchino Amine Ezzaroui che dopo essersi messi a ballare su auto posteggiate hanno preso a bastonate, bottigliate e sassate carabinieri e polizia intervenuti per disperderli? Ovviamente è normale andare in piazza per il video di un rapper muniti di bastoni e similia. Nelle banlieu milanesi non esci di casa se non sei provvisto di questi accessori.

Facciamo la vicenda di Alitalia? Non per l’attuale dolorosa grama situazione dei suoi dipendenti a rischio (in molti casi) licenziamento. Penso al passato: ai mille privilegi dei dipendenti di quella Compagnia. Penso ai sindacati che inflessibili, non trattavano e sostenevano gli scioperi. Penso a quando i piloti pretendevano di fare base a Fiumicino e di entrare in servizio da Roma, anche quando erano destinati su rotte che iniziavano da Malpensa. Penso al “magazine” della Compagnia che pagava leggendari compensi ai collaboratori. Penso ai quattrini (degli italiani) messi inutilmente in quell’idrovora che ha vissuto per troppo tempo al di sopra delle proprie possibilità. Cieca di fronte alle mutazioni del mercato. Sorda agli ammonimenti a cambiare “rotta”. Oggi Alitalia paga tutto. Il suo futuro appare di lacrime e sangue.

DONNE – Le donne infine. Le ragazze della Reyer, beffate in Coppa Europa all’ultimo secondo (non è retorica, è accaduto) per un punto dalle avversarie del Valencia. Peccato. Donne come la fantina Rachael Blackmore, irlandese di 31 anni, prima donna della storia a vincere il massacrante Grand National all’ippodromo di Aintree: sette chilometri disseminati di 30 impegnativi ostacoli. 40 cavalli alla partenza, domenica scorsa ne sono arrivati (tra le proteste degli animalisti) al traguardo solo 15. Rachael ha vinto la corsa celebrata nel film del 1949 “Gran Premio” protagonista Liz Taylor. Liz vinceva ma poi veniva squalificata, in quanto femmina. Infatti solo dal 1975 è consentito alle donne di partecipare al Grand National. Per la cronaca il cavallo di Racheal si chiama Minella Times.

Donne come Michela Murgia alla quale non piacciono “le divise”. A cominciare dal generale degli alpini che sovraintende alla Protezione Civile. La verità è che Murgia detesta tutto quanto è maschile. Scrivendo per L’Espresso non so come riesca a dormire. Immagino che una Espressa le sarebbe più confacente. Infine: donne come le anziane che stanno spopolando sui social e che si sono inventate “influencer”. Non sono avvenenti ma tanto simpatiche. Meglio le anziane con la loro autenticità di certe bellone dal naso rifatto, gli zigomi rifatti, le labbra rifatte e le tette pure.



 

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