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Piste&Pedane / Spadafora: autonomia e cambiamenti

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Giovedì 26 Settembre 2019

 

spadafora-doha 


Spadafora: “Lo sport italiano? Straordinario perché ha un valore culturale ma anche di business per il nostro Paese». Concetti da condividere o non sarebbe meglio aggiustare il tiro?

Carlo Santi

DOHA – Una visita lampo, il tempo di firmare un accordo con il governo del Qatar, e assistere a qualche gara del Mondiale di atletica. Il ministro delle politiche giovanili e dello sport, Vincenzo Spadafora, nella sua fase di studio di questo nuovo mondo, nella sua prima visita all’estero ha scelto l’atletica per essere vicino agli atleti dopo l’esordio, da vincente, a Monza per il gran premio di Formula 1 dove la Ferrari ha dominato.

Il neo ministro, un neofita in questo mondo che, come lui stesso ha affermato, sta studiando, ha parlato dello sport italiano definendolo «straordinario perché ha un valore culturale ma anche di business per il nostro Paese», riportando tutto al mero valore economico. Crediamo, noi, che lo sport come molto altro, sia qualcosa di fondamentale per una nazione: un valore vero, non quantizzabile, per misurare la cultura e la capacità ma anche il valore di un popolo.

Vuole creare una grande squadra, Spadafora, CONI (Malagò) e Federazioni rispettando l’autonomia e cambiando, parole sue, le cose che vanno cambiate. «Ho capito che lo sport è come il nostro Paese: grandi eccellenze ma sempre in fibrillazione». Nello sport come non può essere quando la politica cerca di mettere il cappello su quello che altri, con passione e spesso volontariato, fanno, prendendosi poi i meriti?

Spadafora, che lo sport conosce solo da tifoso («è la prima volta che vedo una gara di atletica dallo stadio», ha confermato), dovrebbe capire che chi porta avanti la baracca, chi crea gli atleti, che possono essere i campioni, lo fa senza avere alle spalle un aiuto concreto. Gli impianti? Spesso non ci sono come le attenzioni per questo mondo sul quale sono poi pronti tutti a saltarci sopra quando arriva una medaglia.

Adesso diventa preminente la questione del professionismo per le calciatrici quando poi – guardiamo bene – lo stesso professionismo in altri sport (basket) non è proprio il massimo. Ma ora il calcio delle ragazze è sulla cresta dell’onda ed è bene cavalcarlo per rendere le protagoniste importanti senza invece trovare soluzioni migliori. La scuola non è compito del suo ministero, ma nella scuola lo sport è negletto, serie B o peggio, senza insegnanti, senza progetti, senza nulla. Ci si impegni su questo una buona volta senza troppi tavoli e troppe belle parole.

Professionismo ma non solo. Sul tavolo c’è anche la questione del razzismo, il buu negli stadi del calcio. «Questo sarà uno dei primi temi che approfondiremo in un tavolo che devo convocare. Ne ho parlato con il presidente della Federcalcio, Gravina. Non ho chiesto subito un tavolo al Viminale ma la questione la affronteremo con determinazione straordinaria». Tavoli e commissioni non mancano mai: mancano invece le soluzioni concrete ai problemi.

Spadofora, che sabato incontrerà Thomas Bach qui a Doha, ha in programma un incontro con Malagò il prossimo 7 ottobre a Verona per discutere delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Anche Giomi, prima di vedere Spadafora, è intervento sulla questione Sport e Salute-CONI, il braccio di ferro, perché questo è e non altro, tra Sabelli e Malagò. Il presidente dell’atletica italiana ha preferito guardare in casa propria. «Io porto sempre il massimo rispetto alle istituzioni – ha spiegato – Non è possibile che ci sia una guerra tra le parti. La legge attuale mette più risorse a disposizione dello sport». Giomi ha chiarito che adesso il ruolo del CONI è ridimensionato ma non incide su lavoro delle Federazioni che, a suo dire, riceveranno 60 milioni in più. Fate pace, non litigate, ha aggiunto il dirigente. «La guerra non porta a niente». Qualche volta, però, mostrare i muscoli non guasta ...

  – È vissuta, a Casa Atletica Italiana, con le parole di chi scenderà in pista, ossia gli atleti, e con il punto di presidente federale (Alfio Giomi) e direttore tecnico della nazionale (Antonio La Torre). Il presidente ha osannato i protagonisti, ha parlato di stagione straordinaria nella quale l’atletica italiana «ha mostrato le sue capacità», ha osservato ribadendo che questo sport è tornato all’attenzione. Nelle parole di Giomi c’è la soddisfazione per quanto realizzato ai Mondiali di staffette a maggio. «Da Yokohama, con cinque staffette su cinque ammesse ai Mondiali come solo la Giamaica, ai campionati di categoria e agli Europei a squadre di Bydgoszcz – ha detto – dove siamo rimasti a mezzo punto dal podio. È con queste certezze che ci presentiamo qui. Siamo sereni per il lavoro che abbiamo svolto».

Adesso è arrivato il momento della verità: qui ci sono (quasi) tutti i migliori; pochi i big che non sono venuti pensando già a Tokyo 2020. Chi gareggia lo fa con determinazione, non a mezzo servizio.

Da domani, quando si comincerà, in questa ottica per l’atletica italiana conteranno i risultati del campo, quelli di una squadra assai numerosa che dovrà mostrare di avere imparato la lezione del passato quando, troppo spesso, il grande evento era il punto di arrivo per tantissimi convocati, evento nel quale farsi solo vedere. Qui contano i risultati, le prestazioni, il cronometro e il metro. Il Mondiale è competizione difficilissima, ben diversa dal campionato delle staffette e dalla Coppa Europa a squadre soprattutto in un anno dove le nazioni forti hanno preso sottogamba l’avvenimento pre-Mondiale.



Nuovo format per la 20 km delle ragazze?

DOHA – (c.s.) Il Mondiale dell’atletica potrebbe subire una variazione per quanto riguarda la gara di marcia dei 20 chilometri. Domenica sera (29 settembre) le quarantasei ragazze iscritte alla prova potrebbero esibirsi non più su strada ma all’interno dello stadio, quindi in pista. L’ultima decisione spetta non tanto alla Federatletica mondiale (IAAF) quanto al medico della manifestazione che ha la responsabilità della salute dei concorrenti. Le condizioni climatiche, nonostante si gareggi di sera (il via alle 22,30 subito  dopo la finale dei 100 metri donne) sono assai sfavorevoli per temperatura e, soprattutto, umidità. Nell’eventualità che si marci in pista, non è esclusa una partenza a scaglioni.

 

 

 

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