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I sentieri di Cimbricus / "Un giovane che prometteva bene"

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Domenica 29 Aprile 2018

churcill

Vita da sportman: dal polo in India al tiro con la pistola in Sudan. L'educazione dell'uomo che sconfisse il Nazismo.

di Giorgio Cimbrico

Una delle priorità, sin da quando le cime erano state mollate a Southampton e lungo la navigazione, fu fondare un club, dotarlo di una cassa, discutere sulla scuderia da interpellare appena fossero approdati a Bombay: pare che la Bycullah, che aveva cavalli arabi e del Balucistan, fosse la migliore. Gli uomini del 4° Ussari stavano per conoscere l’eccitante esperienza indiana, sognavano gloria sulla frontiera Nordovest contro afghani e pathan dai denti abbaglianti e dalla mira pericolosa e non vedevano l’ora di affidare ai syce, ai mozzi di stalla, i loro nuovi pony. Il torneo interreggimentale di polo li attendeva.

A questo punto – è il 1896 – non resta che lasciare la parola al nostro testimone e protagonista, il 22enne sottotenente Winston Spencer Churchill: “Per giocare a polo dovete avere dei pony da polo. L’esperienza diceva che un reggimento trapiantato dall’Inghilterra in India per due anni non avrebbe contato nulla nelle competizioni. Due anni erano il tempo normalmente necessario per mettere insieme una vera scuderia”. Ma la fortuna è dalla loro parte: rilevano subito 25 eccellenti pony dal Poona Light Horse Regiment “e ci mettemmo all’opera”. L’obiettivo era il torneo che assegnava la Coppa Golconda, al via a Hyderabad un mese e mezzo dopo lo sbarco dei giovani ussari che avevano ovviamente dismesso la giubba con alamari per una tenuta tropicale, vitale nell’attraversamento del Deccan battuto da un sole impietoso.

All’arrivo ad Hyderabad l’accoglienza fu all’insegna di un generale rammarico: al primo turno i novellini dell’India dovevano misurarsi proprio con la squadra di Golconda, formata dalla guardia del corpo del nizame ritenuta la più forte del Raj. Sotto 3-0, il 4° finì per spuntala 9-3 e, secondo il racconto di Winston, “nei giorni successivi ci riuscì facile mangiarci gli avversari uno dopo l’altro stabilendo il record mai più superato di una squadra che vince un torneo di prima categoria a neanche cinquanta giorni dal suo arrivo in India”.

Dopo esser andato a fare a fucilate con le tribù afridi del Malakand e aver scritto il suo primo libro (che riscosse un eccellente successo in patria e gli procurò una discreta somma), Winston incontrò la sconfitta a Meerut, a nord, in un torneo dall’esito sorprendente: la vittoria toccò al Durban Light Infantry, un reggimento di fanteria. “Di fronte a loro dovettero cedere tutte le squadre inglesi più forti e così successe delle indiane: tutte le ricchezze di Golconda e del Rajputana, l’ambizione dei maraja e la bravura dei loro splendidi campioni si lasciarono portar via la Coppa della Cavalleria da ufficiali di un’arma appiedata. I loro trionfi li dovettero alla capacità di un uomo, il capitano De Lisle, che in seguito si doveva distinguere nella spedizione di Gallipoli (infausta operazione che costò all’ispiratore Churchill la carica di Primo Lord dell’Ammiragliato) e come comandante di reggimento sul fronte europeo”.

Winston abbandona il polo per andare a praticare l’equitazione e, buon per lui, il tiro con la pistola in Sudan partecipando nel 1898 alla carica del 21° Lancieri e rischiando di lasciar la pelle nei pressi di Omdurman contro gli ultimi resti dell’armata mahdista. Da lì torna in India e riesce a metter finalmente le mani sulla Coppa di Meerut, “esausti sui nostri pony esausti. Ma non vorrei che il lettore se la prendesse con quei giovani ufficiali che prendevano così sul serio un gioco sportivo. Pochissimi di loro erano destinati a raggiungere la vecchiaia e la nostra squadra non avrebbe più visto una partita. L’anno dopo Savory fu ucciso nel Transvaal, Barnes fu ferito gravemente nel Natal e io diventai un politicante sedentario sempre più handicappato dalla mia sventurata spalla”

In realtà il nostro eroe non chiude qui: va in Sudafrica per la seconda guerra anglo-boera inserendo un paio di nuove specialità: la corsa, dopo esser fuggito da un carcere di Pretoria, e la speleologia, dopo aver trovato l’aiuto di un tecnico inglese che nasconde il giovane fuggitivo in una profonda miniera popolata di grossi roditori nei pressi di Witbank offrendogli salmerie ridotte all’osso: una pagnotta e una bottiglia di whisky. La sua fuga, sino all’approdo nell’Africa Orientale Portoghese, è seguita dai bookmakers e dai giornali, in un’epoca trionfale per Fleet Street, come una spericolata impresa sportiva.

Per chi volesse approfondire, procurarsi una copia di “Gli Anni dell’Avventura”, indimenticabile ritratto di un’epoca e autoritratto di un giovane che prometteva bene. Come giocatore di polo, come cavalleggero, come corrispondente di guerra. Quello con le dita a V sarebbe venuto dopo.

 

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