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Piste&Pedane / Vecchi specialisti a chilometro zero

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Martedì 20 Giugno 2017

howe 2

di Daniele Perboni

Venerdì 16 giugno, tardo pomeriggio. Il solito compagno di avventure atletiche, quello con cui abbiamo condiviso gli ultimi trent’anni di viaggi, trasferte e tutto l’armamentario che consegue al classico giornalista d’antan (non quello che sta seduto a una scrivania scannerizzando il web alla ricerca di una qualsivoglia notizia, senza aver mai seguito, o quasi, una gara dal vivo o essersi cimentato in una intervista, …) ci telefona proponendo una spedizione esplorativa in quel di Chiasso (Svizzera). «Dai, sono una sessantina di chilometri. Se tutto va male arriviamo in poco più di un’ora …». Non serve chiedere il perché, già lo sappiamo. Nel comune più meridionale della Confederazione Elvetica esordirà un vecchio ragazzo di 32 anni che sta cercando una strada nuova per la rinascita: Andrew Howe.

Così sabato 17 eccoci dentro il piccolo gioiello svizzero. Otto corsie, anche se un poco malconce. Ma il manto sintetico della pedana sembra abbastanza affidabile e pronto a restituire la forza sprigionata dalle caviglie. Il ragazzo se ne sta tranquillo in un angolo e accetta senza spazientirsi le varie richieste di selfie. Grandi e piccini. In campo uno spilungone dal viso squadrato che ci rimanda all’accattone di pasoliniana memoria, gesticola con gli addetti alla pedana. Al secolo è conosciuto come Fabrizio Donato.

È sorpreso e felice di vederci. «Almeno voi ci considerate, …». Ma le pare. È sempre un piacere rivederla, caro vecchio bronzo olimpico. Chiediamo lumi sulla salute del pupillo. «Sta bene, per come possa stare bene uno a cui hanno levato due denti del giudizio. Però tutto procede. Ha una gran voglia di saltare. Freme dall’impazienza».

Ma non doveva esordire ai tricolori di Trieste? «Vero, però in allenamento certi riscontri erano più che positivi. E siccome sono democratico e comando io (molto simile al vecchio centralismo democratico del defunto PC, senza nessuna allusione sia chiaro) gli ho detto: andiamo al nord, così all’improvviso. Sapevo di questa manifestazione e siamo saliti sul treno». È sereno il lupo di mare e si lascia andare a considerazioni che è meglio non riportare. Riguardano un po’ tutto l’ambiente, stampa inclusa…

Che ci dice sulla rinascita di Andrew? «Sono andato alla ricerca di una strada nuova, cercando la collaborazione di altri specialisti. Ho parlato a lungo con il professor Roberto Bonomi e per quanto riguarda la velocità mi ha aperto un mondo quasi sconosciuto. Ho messo insieme un buon gruppo di lavoro: dietologo, nutrizionista, fisioterapista, osteopata, medico sportivo. Specialisti a chilometro zero mi piace chiamarli, perché grazie alle Fiamme Gialle lavorano con me gratis». E il giovincello, perché ha accettato la sua richiesta? Quando mi ha chiesto di seguirlo sono rimasto sorpreso. Non avevo mai allenato nessuno. Ho provato a dissuaderlo. Ma più gli facevo presente come intendevo l’allenamento, l’impegno, la dedizione, nell’intento di scoraggiarlo, più quello si “ingrifava”. Così eccoci qua.

L’esordio agonistico del ragazzo, dopo l’ultima apparizione ai Campionati Europei in sala di Belgrado (fuori in qualificazione con 7.71) è del tutto inusuale. A dieci anni dal titolo europeo indoor di Birmingham e dall’argento mondiale di Osaka, vederlo in pedana accanto a bambini, adolescenti, master e portatori di handicap fa un certo effetto. Pazientemente aspetta il suo turno. Alle 19,02 il primo balzo. Va via lungo, nullo «Si era accorto di essere troppo sotto all’asse di battuta (commenta Donato)». Venti minuti dopo rieccolo chiamato all’azione. Altro nullo. Millimetrico. Salto discreto. Alle 19,40 terzo tentativo: 6.98 (-0,7), regalando una spanna all’asse di battuta. «Dovevo farla per forza una misura se volevo continuare». Già, perché sono presenti una ventina di atleti e regolamento vuole che solo i primi otto continuino.

Si rimesta la sabbia prima della finale. Donato prende in mano il rastrello e inizia il lavoro. «Anni di allenamento … Nei salti non so se sono bravo ma a spalare sabbia sono fra i primi tre al mondo». Riecco Howe. Rincorsa decisa, pedana discreta, vento quasi assente (+0,4): 7.46. Smorfia. Quinta chiamata. Questa volta la pedana è buona. Il risultato un po’ meno: 7.66 (+0,5). Si chiude qui. Il sesto salto, infatti, è simile al primo. Nullo.

Fra una stretta di mano e un autografo, il ragazzo analizza il risultato: «C’è ancora qualcosa da migliorare: rincorsa e ritmica soprattutto. Forse ho avuto qualche remora, ma era la prima gara all’aperto. Peccato, perché il secondo salto l’ho “sentito” buono e lungo. Ci rivediamo a Trieste». Sempre se “lui” dice sì, ribadiamo. «Certo! È un allenatore severo, comanda lui. Discutiamo sì, ma la decisione finale è sempre la sua. È così che deve essere».

La giornata finisce qui, mentre il Meeting organizzato dalla Vigor Ligornetto continua. La strada per arrivare ai vertici è ancora lunga, ma il vecchio e il bambino sembrano ben affiatati.
 

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