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Focus / "Perche' sette pagine alla Juve e zero righe ad Antonella?"

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Lunedì 22 Maggio 2017

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Lettera aperta al Direttore di Repubblica Mario Calabresi

di Sandro Aquari

Gentile Direttore, sono un appassionato di sport che però ha avuto anche la fortuna di occuparsene professionalmente nell’ambito dell’informazione. So bene che quando nacque, REPUBBLICA aveva deciso di non occuparsi di sport, per poi fare rapida marcia indietro per potersi consolidare ai vertici del mercato. Non c’è che dire, in questi decenni il giornale, che ora Lei ha l’onore di dirigere, si è occupato di sport in modo eccellente, soprattutto grazie a straordinarie firme che nel tempo hanno permesso di regalare ai propri lettori non tanto spicciola cronaca, ormai declassata dalla tv e dal web, ma soprattutto racconti e storie.

So bene quali sono gli sport che raccolgono grande popolarità tra i lettori, anche tra quelli più raffinati che comprano REPUBBLICA. Oggi il suo giornale aveva dieci pagine di sport, ben sette (!) (forse in parte già tenute in caldo dalla scorsa settimana), sono state dedicate al sesto scudetto della Juve. Poi l’altro calcio, il motociclismo, il ciclismo, il tennis. Insomma è stata una domenica piena, come si suol dire, con lo spazio apparso tiranno.

Dunque non mi aspettavo certo di veder valorizzata, aldilà di uno stringato resoconto, la vittoria in Coppa Europa di marcia della finanziera pugliese Antonella Palmisano. Antonella, 26 anni, ragazza solare, che gareggia tenendo tra i capelli, come portafortuna, un fiore di stoffa che le confeziona mamma Maria, ha dominato, come da pronostico, la 20 km che si è svolta in un parco di Podebrady, in Repubblica Ceca. Ha inflitto, dopo solitaria fuga, quasi due minuti alle avversarie. Risultato quasi scontato, anche se nello sport di scontato non c’è quasi niente, per quella che forse oggi è la miglior marciatrice del mondo e che, con il quarto posto ai Giochi di Rio, anche la N. 1 della bistrattata atletica italiana, magari in attesa del pieno recupero di Gimbo Tamberi.

Tecnicamente il risultato non è di per sé clamoroso: era la favorita e ha vinto in una gara europea, dove non c’erano le russe, sempre in castigo. Rimane il fatto che un azzurro che vince nell’atletica in campo internazionale resta sempre una notizia abbastanza rara. Ieri comunque il contorno è stato tale da meritare anche un minimo di attenzione in più, magari proprio da parte del suo giornale che, come ho scritto, ama sempre fare scelte coraggiose. Antonella ha mancato il suo record personale per pochi secondi perché a pochi metri dall’arrivo le è caduta la bandiera italiana che aveva già in mano. “Non mi importava più del tempo, in quel momento la cosa principale era soltanto la bandiera, il simbolo dell'Italia, quella su cui si giura quando si debutta in Nazionale! Poi all'arrivo me la sono ritrovata praticamente tutta in faccia mentre tagliavo la linea del traguardo (1h27:57, secondo crono in carriera, ndr). E' stato buffo, ma è come se per un attimo fossi diventata un aquilone tricolore pronto a volare".

Antonella ha poi dedicato la vittoria ad Anna Rita Sidoti, la piccola-grande marciatrice siciliana che proprio ieri veniva ricordata da chi la amava e dall’atletica tutta a due anni esatti dalla sua prematura scomparsa. Tra l’altro Anna Rita, prima di Antonella, era stata la sola marciatrice italiana a iscrivere il suo nome nell’albo d’oro della Coppa Europa.

Debbo anche dirLe che il suo giornale è stato l’unico che non ha trovato spazio, neppure una “breve”, da dedicare ad Antonella. Anche il vostro partner editoriale, LA STAMPA, giornale legato ben più di voi alla Juventus (infatti oggi sono undici le pagine che celebrano i bianconeri), ha trovato un minimo di spazio per informare i propri lettori che una ragazza pugliese si era fatta onore all’estero, aggiungendo anche (certo sarebbe stato da chiedere troppo) la notizia che un ragazzo di padre nigeriano e madre piemontese, Kevin Ojiaku, ha saltato in lungo 8,20, migliore misura dell’anno in Europa e quinta al mondo.

Mi permetto di ricordarle, a proposito di belle storie legate allo sport, che, sempre a Podebrady, si è fatto onore con il terzo posto nella 50 km (quattro minuti tolti al personale) un giovane marchigiano, Michele Antonelli, che appena cinque anni fa era in coma in un letto di ospedale, dopo essere stato colpito da una pala meccanica. Ieri ha tagliato il traguardo (anche lui sventolando la bandiera tricolore) ma soprattutto manifestando senza pudore la sua straordinaria gioia. Altro che terzo posto, per lui è stata solo una grande vittoria, la sua grande vittoria!

Buon lavoro Direttore da parte del suo lettore Sandro Aquari.  

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