I sentieri di Cimbricus / L'Orfeo Nero che vinse due Olimpiadi
Venerdì 8 Settembre 2017
di Giorgio Cimbrico
Il 29 settembre di 90 anni fa nasceva Adhemar Ferreira da Silva (nella foto, dopo vittoria e record ad Helsinki 1952) e mi è sembrato il caso di ricordarlo perché chi legge, scrive o collabora per questa creatura inventata da GFC ancora è in grado di ricordarlo e magari di commuoversi. Gli altri si arrangino. Se il Club Paulista de Futebol ha due stelle sul suo stemma, il calcio non c’entra niente: il merito è di Adhemar che diventò il più forte del mondo quando il calcio proprio non ci riusciva. Peggio, era appena reduce dal Maracanazo, la giornata nera del 16 luglio 1950, scandita dai gol uruguagi di Pepe Schiaffino e Alcide Ghiggia. “La Gran Disgrazia” titolo O Globo.
Fatti&Misfatti / Bagaglio a mano da Tel Aviv a Istanbul
Giovedì 7 Settembre 2017
di Oscar Eleni
Dalla Transilvania cercando i vampiri FIBA di Cluj che hanno inflitto una multa di oltre 1000 euro a Boscia Tanjevic “scoperto” mentre fumava un toscano al caffè rosso dopo una partita vinta dal Montenegro che è una piccola federazione, ma ha fatto in pratica quello che è riuscito all’Italia e non ad Israele, con Grecia e Turchia salvate sul l’orlo del precipizio. Cercarli e trovarli per portarseli dietro nella tenuta di Sting in Toscana dove le api assetate hanno bisogno di trovare uno svago sotto i ciliegi della salvezza. Viaggio lungo, ma, se hai fantasia puoi anche fermarti da altre parti. Ad esempio nella città bianca di Tel Aviv o, magari, ad Helsinki dove il sisu dei giocatori sul campo di basket ha portato folle nell’arena dell’europeo. Uno sposalizio quasi nuovo per la terra dei grandi fondisti, atletica e sci, dove non è vero che hanno soltanto renne e hockey su ghiaccio.
Amarcord / "Quell'Italia nel vuoto": una lettera di Candido Cannavo'
Giovedì 7 Settembre 2017
(gfc) In un Paese che, per dormire tranquillo, ha scelto di cancellare la memoria, dovrebbe far riflettere questa lettera che Candido Cannavò indirizzò al direttore Antonio Di Rosa e che fu pubblicata il 17 agosto 2005 sulla prima della Gazzetta dello Sport. Si era all'indomani dei Campionati Mondiali di Helsinki 2005, edizione per la quale (chi lo ricorda?) s'era candidata anche Roma, conclusi con un disastro analogo a quello di Londra 2017: anche allora solo un bronzo nella marcia. Dodici anni trascorsi invano. Un articolo scritto con la penna intinta nel sentimento e dettato dall'amore per l'atletica del grande direttore, ma in certa misura attuale e profetico. Rileggerlo oggi, in attesa che il prossimo 12 settembre la federazione si pronunci sui risultati di Londra indicando (si spera) i correttivi, potrebbe aiutare e fornire qualche contributo.
"Caro direttore, da antico malato di atletica, ho seguito i Mondiali di Helsinki attaccato a un televisore marino: carico di invidia, sin dall'inizio, per chi si trovava sulle tribune del venerato stadio finlandese, [...] ubriaco di quell'Africa povera e nobile che riscatta correndo i suoi inguaribili dolori e infine pieno di tristezza per il vuoto che ancora mi sento addosso. La stessa tristezza che ho trovato nel tuo commento di testimone diretto e in quelli dei bravissimi colleghi della rosea. Quel vuoto siamo noi: l'Italia del 2005. Mai così in basso. Inesistente. Ogni mattina leggevo il programma sulla Gazzetta. Un giorno ho trovato una lapide: nessun azzurro in gara. Mai un'umiliazione simile. Ahimè temo non si tratti di un incidente di percorso.
I sentieri di Cimbricus / Domande, domande, ... nessuna risposta
Mercoledì 6 Settembre 2017
di Giorgio Cimbrico
Come un ronin, un samurai senza padrone, non vorrei fare domande anche perché già so che riceverei risposte che mi lascerebbero più vuoto o più incazzato. Ma non ne posso fare a meno. Come sarebbe stato trattato in Italia lo svelamento – oggi si dice coming out, insomma ammettere di essere omosessuale – di tre personaggi importanti dello sport britannico e in particolare gallese. Sto parlando di Gareth Thomas, poderoso centro e ala, 100 volte in campo con il Galles; di Nigel Owens, primo arbitro “ovale” del mondo; di Colin Jackson,, per 13 anni primatista mondiale dei 110hs, campione europeo e mondiale. Thomas racconta di quando confessò quel che lo straziava all’allenatore e al capitano, negli spogliatoi dell’Arms Park, a Cardiff. “Tutto qui? Vatti a cambiare che fra un po’ di alleniamo”, sbrigò l’allenatore che non aveva l’attitudine dello strizzacervelli.
Giochi / Milano, febbre olimpica (senza un vero perche')
Martedì 5 Settembre 2017
Diamo un caloroso benvenuto a Fabio Monti che con questo articolo sulle aspirazioni "invernali" di Milano inizia la sua collaborazione con sportolimpico.
di Fabio Monti
Salvo ripensamenti dell’ultima ora, alla sessione CIO di Lima (13-16 settembre), quella che renderà ufficiale la scelta di Parigi e Los Angeles per le due edizioni dei Giochi Olimpici successive a Tokyo 2020, saranno presenti il presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni e il sindaco di Milano, Beppe Sala. Il viaggio transcontinentale, con i più stretti collaboratori al seguito, servirà non soltanto per ricevere l’investitura ad ospitare i rappresentanti del Comitato Olimpico Internazionale nella riunione del 2019, quella che segnerà l’ingresso del presidente Malagò nel massimo consesso dello sport mondiale, ma anche per capire se esiste la possibilità per Milano di candidarsi per ospitare l’edizione dei Giochi invernali del 2026. Visti i tempi che corrono, tutto è possibile, nonostante la Valtellina sia più lontana da Milano di quanto lo fossero le montagne piemontesi al tempo di Torino 2006 e la città parta da sotto zero dal punto di vista strutturale.
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