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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

Direttore: Gianfranco Colasante  -  @ Scrivi al direttore

Duribanchi / Storie assurde (o meno) della settimana

Martedì 7 Settembre 2021

 

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E in più, una sommessa proposta: fare ministri o sottosegretari alcuni degli atleti para-olimpici che hanno gareggiato e vinto a Tokyo. Incredibili per sacrificio e volontà. In breve, gente seria, lontanissima dai teatrini.


Andrea Bosco

 

Nello sport, come nella vita, si vince e si perde. Abusata banalità di pensiero: di meglio, in questo momento, non riesco a tirar fuori. Bryan Dodien aveva 17 anni e sognava di diventare un calciatore. Paul Pogba quando vestiva la maglia della Juventus gli dedicò, dopo un gol, una maglietta. Bryan per cinque anni ha lottato contro la malattia, “quella” malattia. Alla fine è stato battuto. Nella realtà, raramente la conclusione della storia è hollywoodiana. Il cordoglio grande, di chi ha seguito la sua vicenda, nel perimetro di un destino vigliacco che gli ha impedito di diventare adulto.


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Fatti&Misfatti / Il bel paese del pesce porco

Lunedì 6 Settembre 2021


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Credere che lo sport non è solo gioco: è molto di più perché fa fiorire storie grandi in quel mondo così trascurato, nelle isole del volontariato, dove ci si batte davvero, soprattutto contro l’ignoranza e l’indifferenza.

Oscar Eleni

Fra i pescatori di Porto Ferraio nella darsena Medicea dove hanno trovato uno squalo morto, era un pesce porco che di solito sta nel Mar Nero. Nessuno stupore, se ti guardi intorno ne vedi tanti di pesci porco. Nella vita e quindi nello sport. Per fortuna siamo reduci dalle due settimane purificatrici delle ParaOlimpiadi. Se i Giochi di Tokyo ci dovevano insegnare qualcosa questo è avvenuto davvero, certo è costato tanto, di sicuro non tutti saranno stati felici proprio in Giappone, ma se i Giochi rinviati e poi messi inscena nell’estate ci hanno detto che si poteva rinascere, tornare a vivere, quelli della tribù Zanardi, i campioni paraolimpici ci hanno insegnato il modo di combattere davvero.

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Osservatorio / Qui Tokyo 2021, a voi Pechino 2022

Lunedì 6 Settembre 2021

 

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Si fa appena a tempo a rientrare dal Giappone, che già si deve pensare al nuovo viaggio verso la Cina. In vista di questo impegno imminente (tra appena cinque mesi …) proviamo a fare il punto su quello che è stato e soprattutto su quello che dovrà essere.


Luciano Barra

Gli esami non finiscono mai. Ad un mese dal termine dei Giochi di Tokyo già si avvicinano i Giochi Invernali di Pechino, previsti dal 4 al 20 febbraio, quindi fra cinque mesi esatti e sempre in Asia, con tutte le problematiche connesse al Covid-19, ancora aperte. Sono Giochi importanti per l’Italia, prima di tutto perché anche sulla neve e sul ghiaccio dobbiamo dimostrare il progresso del nostro movimento sportivo d’élite, e poi perché precedono i Giochi di Milano/Cortina, previsti per il 2026, e che a quattro anni di distanza devono fungere da volano promozionale e lanciarsi in avanti, nonostante le continue turbolenze politiche, esaltate dalle prossime elezioni locali.

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I sentieri di Cimbricus / Un mondo molto performante

Domenica 5 Settembre 2021

 

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WA, Why, Athletics? Perché, Atletica? Ma anche IAAF, Impossibile Andare Avanti Fingendo. Giochi di parole innocenti dopo giochi di concetti (scientifici?) che mostrano la corda e una trama sempre più lisa.

Giorgio Cimbrico

Dal loro status le iperandrogine sono avvantaggiate “tout court” e non se corrono nell’aia che va dai 400 ai 1500. A Bruxelles Christine Mboma ha cambiato marcia sul rettilineo, ha dato un buon metro a Shericka Jackson e, con 21”84, per la quarta volta è scesa sotto i 21”90, impresa mai riuscita ad alcuna diciottenne. Più che da Elaine Thompson la minaccia a uno dei fantasmagorici record di Florence Griffith verrà dalla ragazza della Namibia che a Tokyo non ha avuto il permesso di correre i 400 ed è andata sul podio dei 200 in 21”81.

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I sentieri di Cimbricus / "Era sola ambizione, la sua?"

Giovedì 2 Settembre 2021

 

         nebiolo-p 


(gfc) Due parole come premessa. Questo articolo ha una doppia etichetta: come numero progressivo di S.O. porta un tondo 5000 (e fa oltremodo piacere a tutti noi che sia di Giorgio la firma) ed è dedicato a Primo Nebiolo, un uomo che non ho amato negli anni del suo splendore, ma che ancora oggi rimpiango. Io c’ero quella mattina del 1987 quando Primo – entrato nel salone del CONI con la certezza di venire incoronato re – ne uscì stordito e umiliato da una manovra della più bassa e maleodorante politica. Chi orchestrò quel tutto volle che presidente diventasse uno strabordante avvocato milanese che poco o nulla sapeva di sport e che in seguito molto si impegnò per dimostrarlo. Nebiolo aveva tutt’altra statura e natura, pregi pari almeno ai difetti. Ma tanto diverso, che parafrasando proprio l’orazione di Marco Antonio richiamata da Giorgio, credo si possa ancora dire: “Oh, che errore fu quello …”. E, purtroppo, non solo per l’atletica.

Giorgio Cimbrico

Quarant’anni fa, poco prima del via della Coppa del Mondo all’Olimpico dotato di nove corsie, la presa di potere di Primo Nebiolo. Quarto presidente della IAAF, che ora ha accorciato la sigla riducendola a due lettere, WA, dopo uno svedese dal lungo regno, Sigfrid Edström, dopo un aristocratico inglese di antico lignaggio (un avo era stato il segretario di Elisabetta la Grande), campione olimpico e ricco di molti nomi, sintetizzabile in Lord Burghley e dopo un olandese finalista ai Giochi e attivo nella Resistenza durante gli anni oscuri dell’occupazione tedesca dei Paesi Bassi, Adriaan Paulen. Un italiano a governare un mondo anglosassone, nordico. L’uomo può mordere il cane e Primo lo morse.

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