Duribanchi / Una storia bella e tragica, da ricordare

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Martedì 4 Febbraio 2020

 

ucraina 


Una settimana di ordinaria mediocrità. "Il problema non è oggi la buona fede degli arbitri e neppure la tecnologia. Il problema è un protocollo e un regolamento che ormai puniscono anche i sospiri."

Andrea Bosco

Brignone e Goggia. Lo sport italiano vola con la sciolina delle ragazze. Vista la Conegliano del volley alla tele: con il “martello” Egonu che avrebbe potuto essere un bel “quattro” per il basket femminile. Ha detto Zeman: “il calcio delle ragazze è in evoluzione ma ci vorrà tempo: in Italia le donne stanno in cucina”. Bella mossa maestro: immagino che nei prossimi giorni, grandinerà. La polemica su quanto è lecito “scrivere” e su quanto non sia “politicamente corretto”, infuria. A targhe alterne. Mi sono imbattuto nel testo di un motivo di Fred Buscaglione, il cantante con i baffetti alla Clark Gable, autore del bellissimo “Guarda che luna”, che negli anni Sessanta furoreggiava con atteggiamenti e testi che mettevano in burla i gangster della Chicago di Al Capone.

Canta Buscaglione (in “Che bambola!”) con gioia ed ironia di incrociare uscito da un night un “mammifero modello 103” tutto gambe e curve. La “bionda” però non apprezza i complimenti. Prima lo prende a cazzotti e poi “impietosita” lo bacia. Il Tg5 ha avuto l'impudenza di mandare in onda un paio di refrain del 45 giri dell'immenso Fred. Si attendono sdegnate intemerate delle solite “note”.

Mentre l'Italia televisiva si appresta a celebrare la messa cantata di Sanremo con un bouquet di sconosciuti (anche in maschera) che sul palco dell'Ariston attingeranno allo scrigno dei tele-voti, salvo poi vendere poche decine di CD, il campionato di basket sta definendo la supremazia della Virtus, la bronchitella dell'Armani, i miracoli di Meo Sacchetti, la crisi dei campioni di Venezia. Incerottati e logori. E che sbaglierebbero ad attendersi miracoli dal minimamba Goudelock. Sarà tanto se, con l'infortunio che ha avuto, il basket lo potrà riabbracciare ad onesti livelli. I campioni sanno andare spesso oltre il dolore. Ma non sempre basta la volontà.

Nel calcio, invece, il patron Commisso ci ha messo sette mesi per andare oltre la sguaiataggine, sputando veleno contro la classe arbitrale, dopo i rigori sanzionati alla sua Fiorentina contro la Juventus. La cosa È incredibile è l'ipocrisia del Sistema. Che predica bene a razzola male. Che ogni domenica chiede di abbassare i toni: che chiede di accettare e tutelare il lavoro degli arbitri e del VAR, salvo dimenticarsi dei buoni propositi un secondo dopo averli formulati.

Il problema non è la buona fede degli arbitri e neppure la tecnologia. Né l'abusata “sudditanza psicologica”, termine coniato dal designatore di allora, Bertotto, dopo uno scandaloso Venezia-Inter arbitrato da Sbardella costretto a fuggire in barca da una porta di servizio del “Penzo”. E oscurato ai tifosi inferociti, da un provvidenziale telone. Il problema è un protocollo e un regolamento che ormai puniscono anche i sospiri. Si vorrebbe un calcio giocato da atleti senza braccia: cosa, con evidenza, demenziale. Volete sapere l'ultima ideona? Mica mia, ma di uno (bravo) che a lungo ha arbitrato: mettere accanto ai varisti degli ex giocatori. Immagino per poi decidere, per ogni caso esaminato, mettendola ai voti. In stile assemblea sessantottina.

Il calcio giocato dice che la Juventus, al netto dei pistolotti dei laudatores, resta in testa ma continua a giocare male. Forse perché la truppa (pluri-scudettata) si è rotta gli zebedei di prendere ordini dai droni. Che l'Inter egualmente non gioca benissimo ma che Conte è un maglio che non molla di un centimetro. Che la Lazio gioca meglio di tutti e che, esente da impegni in Coppa Italia ed in Europa, potendosi dedicare solo al campionato, potrebbe essere la classica sorpresa. Segnatevi Lazzari: esterno preso dalla Spal a “briciole” che Lotito venderà a peso d'oro.

È morto a Santo Domingo (dove dopo i guai giudiziari in Italia aveva preso dimora), l'ex presidente del Perugia (e del Catania) Gaucci. Immaginifico imprenditore che movimentò il mondo dell'ippica e del calcio con non banali intuizioni. Se oggi il campionato di serie A è a 20 squadre, lo si deve ad un ricorso di Gaucci che andò al TAR, ricevendone soddisfazione. Morale: Catania salvato “giuridicamente” dalla retrocessione e Carraro (allora presidente federale) costretto per non avviare un campionato a 19 squadre ad ammettere “per meriti sportivi” come ventesima la Fiorentina da poco, allora, acquistata dai Della Valle. Un bel salto della quaglia visto che i toscani griffati Cecchi Gori erano falliti e avevano disputato (vincendolo) il campionato di serie C.

Cose italiche. Che la pietas accompagni il viaggio di Gaucci. Che avrebbe voluto da parte della Federazione anche l'autorizzazione a far debuttare nella serie A maschile una calciatrice vichinga. Senza rendersi conto che, mutati i tempi, un abbraccio in area di rigore commesso ai danni della signorina avrebbe potuto essere considerato “molestia sessuale”.

Che vi racconto ancora? Che gli arabi hanno bocciato, come era prevedibile, il piano di pace di Trump (ignorante in geografia) per la Palestina. Soprattutto per via dell'eterna questione relativa a Gerusalemme. Che arabi ed ebrei si contendono e continueranno a contendersi. Parlare con un arabo (illuminato) o con un ebreo (illuminato) sull'argomento Gerusalemme apre un mondo sull'incomunicabilità.

Il professor Galli della Loggia ha scritto un fondo sul Corriere della Sera dedicato alla destra italiana e ai motivi per i quali storicamente, quanto è di destra venga veicolato (dalla sinistra) come odorante di fascismo.

Non mi addentro su quanto Della Loggia ha scritto. Molte cose mi hanno convinto. Altre meno. Mi soffermo sul concetto di “fascismo”, oggi spesso banalizzato. Non basta una sola “visione”. La ricerca di un liberale come Renzo De Felice andrebbe contestualizzata con quella revisionista di un Nolte. Ma come affrontarli senza prima aver assimilato l'esemplare lezione della Arendt sulle “Origini del totalitarismo”? Il suo capitolo sull'alienazione subita dall'uomo è di una attualità sconcertante in un mondo dove la parola d'ordine è “globalizzazione”.

Sono quotidiani i comportamenti “fascisti”. Che non sono solo quelli disgustosi degli esaltati che vanno a vergare di croci uncinate i cimiteri ebraici. Sono anche quelli che ognuno di noi subisce, impotente. Quanto tempo dedicate, ogni giorno alla cancellazione, dei messaggi pubblicitari mandati via mail? Ormai è un lavoro. Offrono automobili scontate, rifacimenti del bagno, scontati, scale di sostegno (scontate) supponendo, considerata l'età, che le tue gambe non siano più in grado di sostenere la fatica di dieci scalini. Vogliono prestarti dei soldi per debiti che non hai. Vogliono che tu ceda la tua abitazione, che tanto sei ormai così avanti con gli anni che è solo questione di (poco) tempo: schiatterai. E quindi “fumati” il ricavato della vendita alle Maldive. C'è chi ti propone l'esotico viaggio: a prezzo scontato, ovviamente. Chiamatelo, se fascismo vi pare esagerato, bullismo telematico.

Non so come chiamare, viceversa, la guerra in atto tra le due fazioni dell'INPGI. Tra le mail di cui sopra ne arrivano di terrorizzanti. Del tipo che in cassa per pagare le pensioni dei giornalisti ci sarebbe liquidità per appena un anno e mezzo. E che la “salvezza” stante gli errori, secondo gli “apocalittici” di chi ha finora governato la baracca, sarebbe solo quella di trasmigrare nell'INPS, vale dire sotto l'ala dello Stato. Il patrimonio immobiliare dell'ente previdenziale della categoria ammonta ad un miliardo di euro. Ma accusano sempre gli “apocalittici” anche sul piano contabile sarebbero state commesse superficiali irregolarità. Replica dei “rassicuranti” che finora hanno governato: diffidare dei “pifferai magici”. Non si entra nel merito delle “accuse” ma si fa presente che finire nel calderone dell'INPS significherebbe di fatto perdere l'autonomia.

Sullo sfondo una realtà inquietante: troppi prepensionamenti nelle aziende editoriali. Aumentano i pensionati e non crescono gli assunti. Diminuisce il numero delle copie vendute dalla carta stampata e diminuisce la pubblicità, fagocitata da aziende televisive e del web. Ne sto scrivendo, sollecitato dalle preoccupazioni di numerosi colleghi pensionati. Non so dove stia la verità. Le campane sono squillanti e probabilmente rintoccano (entrambe) con qualche ragione. So che per i giornali la questione non esiste, visto che finora non ho letto un solo articolo che la ponga. So che le elezioni per il rinnovo delle cariche sono a metà febbraio. So che Crimi, l'attuale reggente dei 5 Stelle, ha in passato espresso il suo sulfureo punto di vista sul “finanziamento pubblico alla stampa”. So che ci sarà una mediazione con un sottosegretario (del PD) per cercare una soluzione ai problemi. E lo avreste detto? Il “tavolo” ci sarà dopo le elezioni. Tranquilli: tutto a posto, niente in ordine. Se vi è venuto il mal di testa leggete qualche pagina di Pirandello.

Mi congedo con una bella storia che ha raccontato Il Giornale. Quella della squadra ucraina che nel 1942 si rimette assieme dopo l'invasione nazista grazie ad un panettiere che riunisce i reduci di Dinamo e Lokomotiv. A Kiev il calcio è una religione e quei calciatori sono fortissimi. Vincono contro i nazisti, ma pagano a carissimo prezzo quella vittoria in quella che è passata alla storia come “la partita della morte”. Una repressione feroce perché quella squadra con le sue gesta aveva riacceso i sentimenti popolari di libertà. Una storia vera che ha ispirato il film “Fuga per la vittoria” con tante stelle del calcio da Pelè e Bobby Moore accanto a Sylvester Stallone. Una storia bella e tragica. Di un calcio da ricordare.